Autostop, Parte II

Seven Nation Army


Arrivare a Capo Nord è lo scollinare di una camminata in montagna: finisce la salita e si scende, ma sciocco chi nella discesa vede solo maggiore facilità. Possiamo però, prima di affrontarla, riprendere un momento fiato e goderci il panorama, su uno degli aspetti che ho trovato più interessanti in questo viaggio, l’autostop appunto.

Auto sportive, berline, famigliari, utilitarie, camion e furgoni. 2184 km, 8 giorni, 13 mezzi, 17 compagni di viaggio, 3 cani, 4 Pepsi (forse il nostro solo sfizio), 3 sigarette di droga offerte, e declinate. Norvegesi, svizzeri, asiatici, polacchi, finlandesi e portoghesi. Meccanici, militari, camionisti, guardaboschi, ingegneri, insegnanti di matematica. Quasi 400 km con alcuni, neanche 5 minuti con altri (“fino al prossimo incrocio”). Attese di pochi attimi e attese di più di tre ore. Musica commerciale, deep house, reggae come il prezzemolo, roba elettronica downtempo fighissima (puntualmente interrotta dal solito Bob Marley), la playlist “Indie music” di Spotify.

Raramente ho avuto modo di stare così a contatto con tante persone diverse in così pochi giorni e di trovarmi davanti dispiegata una così folta varietà di caratteri: chi più riservato, fino al quasi non scambiare parole, chi assai più socievole, che poco ci mancava ci leggesse il discorso che stava scrivendo per il suo matrimonio di tre giorni più tardi, o ci invitasse al suo addio al celibato. Qualcuno si è improvvisato guida turistica per la sua città e qualcuno non ha neanche lasciato gli pagassimo il gelato, di qualcuno potrei raccontarvi l’intero percorso di studi mentre di altri non ho mai saputo il nome.

A tutti loro ora non può che andare la mia più grande gratitudine, perché l’esperienza, per me incredibile, racchiusa in queste pagine senza di loro non sarei qui a raccontarla.

Voglio lanciare a voi lettori un appello: se mai doveste trovare per strada un autostoppista, cercate di fermarvi, anche solo per dire che casa vostra è proprio dietro la curva o che la vostra auto è già piena: per il morale vale comunque tantissimo, ve lo assicuro. L’intera mattinata spesa a Narvik, sulla via del ritorno, aspettando il passaggio che non arrivava mai è stata terribile, ma proprio perché dagli automobilisti non arrivava nemmeno (legittimamente, s’intenda) un cenno o un sorriso. E se riusciste poi anche a condividere un pezzo della vostra strada, inizio io ora a ringraziarvi, quasi portavoce di una categoria purtroppo in via d’estinzione, che ha bisogno di voi, di noi anzi, per sopravvivere.

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