Africa orientale, la siccità fa impennare i prezzi dei cibi: la FAO pubblica le cifre

Etiopia (Flickr.com/photos/unicefethiopia)

Dal 2015 l’Etiopia e gli altri paesi dell’Africa orientale stanno vivendo la peggiore siccità degli ultimi decenni. Aggravata dagli effetti de El Niño, il surriscaldamento delle acque dell’Oceano Pacifico centro-meridionale e orientale. Le conseguenze si palesano in raccolti fallimentari e moria di bestiame. Secondo quanto riportano le Nazioni Unite, dall’inizio della siccità si sono triplicate le esigenze umanitarie delle zone interessate.

L’Organizzazione Mondiale per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO) il 14 febbraio scorso ha evidenziato come i prezzi dei cereali (e di altri alimenti di prima necessità) siano drasticamente aumentati. Per molte famiglie, purtroppo a livelli insostenibili. Mario Zappacosta, economista senior della FAO, ha dichiarato che “le conseguenze saranno allarmanti in termini di insicurezza alimentare.” Secondo l’ultimo monitoraggio della FAO (Food Price Monitoring and Analysis Bulletin), i prezzi locali di mais, sorgo e altri cereali sono destinati a raggiungere valori da record. Gli stati interessati, oltre all’Etiopia, sono Kenya, Somalia, Sud Sudan, Tanzania e Uganda.

Le cattive condizioni in cui versano gli allevamenti, aggravati dalla carenza d’acqua, costringono all’abbattimento forzato di numerosi esemplari del bestiame. Questo fa si che gli allevatori perdano gran parte delle proprie fonti di reddito. Dando un’occhiata alle statistiche, si possono trovare cifre allarmanti. In Somalia i raccolti di mais e sorgo sono calati del 75%. A livello di prezzi, il mais ad Arusha (Tanzania) è raddoppiato rispetto i valori di inizio 2016. Disastrosa anche la situazione del Sud Sudan, dove il cibo oramai costa quattro volte più del normale; forti rialzi anche in Kenya, dove il prezzo del mais si è incrementato del 40%, e in Uganda, dove nella capitale Kampala i fagioli e la farina di manioca sono impennati del 25%.


Le zone pastorali stanno vivendo le medesime difficoltà. La FAO riporta che, a causa dell’impossibilità di mantenerli e alla facilità con la quale si ammalano, molti allevatori preferiscono sbarazzarsi del bestiame vendendolo a poco prezzo. Ad esempio, nell’ultimo anno in Kenya e in Somalia i prezzi delle capre sono diminuiti drasticamente. Difficile reperire alimenti di origine animale, come il latte.

Secondo l’Organizzazione Mondiale per l’Alimentazione, sono più di dieci milioni le persone che stanno pagando dazio alla siccità. Circa un quarto dei distretti etiopi sono classificati come soggetti di una crisi alimentare; 435.000 bambini sono condannati alla malnutrizione mentre circa 1.2 milioni di bambini, donne incinta e in allattamento patiscono una “moderata malnutrizione acuta.” Si tratta di zone dove l’agricoltura e l’allevamento forniscono l’unico mezzo di sussistenza. Secondo l’Ufficio dell’Agricoltura dell’Etiopia, almeno 7.5 milioni di agricoltori e allevatori necessitano di aiuto immediato per produrre cibo, sia per sopravvivere che per mandare avanti il bestiame.

La FAO, nel mese di gennaio, ha richiesto un sostegno in tempi rapidi per 10.7 milioni di persone coinvolte nell’emergenza umanitaria. Dato il peggioramento della situazione, l’Organizzazione ha sollecitato i capi di stato di tutto il mondo di contribuire al reperimento dei fondi necessari ai programmi di assistenza. Tra le conseguenze più chiare, ci sarà l’incremento massiccio del numero dei rifugiati e dei richiedenti asilo.

(Fonti: Food and Agricolture Organization, Inter Press Service News Agency, O Globo)

One clap, two clap, three clap, forty?

By clapping more or less, you can signal to us which stories really stand out.