Berlino replica alle accuse di “nazismo” da parte di Erdogan, ma la tensione va sanata

Angela Merkel e Recep Tayyip Erdogan, leader di Germania e Turchia

La tensione tra Turchia e Germania è salita quando il governo tedesco ha impedito a due ministri turchi di partecipare a degli incontri sul suolo teutonico. Al punto da indurre il presidente turco Recep Tayyip Erdogan a dichiarare che la Germania utilizza metodi addirittura “degni del nazismo”. Parole forti, che hanno scatenato la reazione di Berlino. Secondo Peter Altmeier, segretario generale della Cancelleria, le “osservazioni sono inaccetabili”, mentre Andreas Scheuer, segretario generale dell’Unione Cristiano-Democratica, ha dichiarato che bisognerebbe “lasciar scivolare” le affermazioni di Erdogan, definito il “tiranno del Bosforo”.

In gioco c’è l’esito del referendum costituzionale, previsto in Turchia per il 16 aprile e che potrebbe garantire a Erdogan poteri ancora maggiori. In Germania vive una vastissima comunità turca, composta da 1,4 milioni di persone che dovranno esprimersi con il proprio voto. Avendo calcolato che, alle ultime elezioni, il 60% dei turco-tedeschi ha votato per l’AKP — il partito di Erdogan — appare evidente come il governo di Ankara ci tenga a favorire questa tendenza. Tuttavia, come accennato, la Germania ha vietato a due ministri turchi di fare “proselitismo”.

Erdogan ha già visitato non solo la Germania, ma anche i Paesi Bassi e il Belgio, allo scopo di consolidare il suo rapporto con la base elettorale dei turchi residenti all’estero. Dopo la visita a Colonia, il presidente turco ha manifestato l’intenzione di tornare nel paese tedesco. Come riporta Libération, non tutti vedono di buon occhio il fanatismo nei confronti di Erdogan: alcuni tedeschi credono che l’integrazione dei turchi dovrebbe avere un limite. Il governo guidato da Angela Merkel teme che le manifestazioni turche potrebbero indurre molti cittadini teutonici a votare per il partito populista, Alternativa per la Germania.

Nel fine settimana, Erdogan ha dichiarato di non essere interessato a ottenere l’assenso delle autorità tedesche: tornerà comunque in Germania per incontrare i suoi sostenitori. Tuttavia, il governo Merkel sarà costretto a intraprendere la via della riappacificazione. Berlino non può prescindere da Ankara per gestire l’afflusso dei migranti; in ballo c’è anche la questione legata a Deniz Yucel, corrispondente del Die Zeit detenuta in Turchia con l’accusa di favoreggiamento al terrorismo per aver incontrato il leader del PKK. Inoltre, non tutti i turchi sono favorevoli a Erdogan; in Germania è presente un elevato numero di aleviti e curdi, ostili al presidente curdo. Merkel vuole scongiurare l’importazione delle tensioni turche sul suo territorio.

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