Caso Moro, una petizione per chiedere chiarezza e onorare le vittime di via Fani

Aldo Moro (1916–1978)

Ulderico Pesce, attore teatrale lucano, porta sui palchi italiani lo spettacolo Moro: i 55 giorni che cambiarono l’Italia. Nell’azione scenica, Pesce impersona Ciro, fratello di Raffaele Iozzino, uno dei cinque uomini della scorta che, il 16 marzo del 1978, persero la vita nel corso del rapimento dell’ex primo ministro democristiano Aldo Moro. L’attore ha raccolto le testimonianze dello stesso Ciro Iozzino e del giudice Ferdinando Imposimato, titolare dei primi processi sul caso.

Una vicenda che non ha mai ottenuto la chiarezza necessaria e, attualmente, lascia pure l’amarezza della lapide posta a Roma, in via Fani. Un memoriale posto al livello della strada e che non rende onore al sacrificio dei caduti.

Sul sito di Ulderico Pesce è possibile firmare questa petizione (cliccare qui per accedervi) che verrà posta all’attenzione del Presidente del Consiglio dei Ministri, del ministro della Giustizia e della Commissione Parlamentare di inchiesta sul Caso Moro. Essenzialmente vengono richieste tre cose:

  • che i documenti relativi all’assassinio di Moro e della sua scorta, inclusi quelli che riguardano le Brigate Rosse, vengano desecretati e resi pubblici;
  • che la lapide in via Fani venga sollevata dal piano stradale in modo da evitare che i cani possano urinarci sopra e che su detta lapide venga inserita la scritta: “Uccisi dalle Brigate Rosse e da uomini ancora non identificati”;
  • che lo Stato chiarisca il ruolo avuto da Steve Pieczenik (che dichiarò: “decidemmo di lasciare che Moro morisse con le sue rivelazioni. La decisione finale è stata di Cossiga e, presumo, anche di Andreotti”) e il ruolo avuto da Camillo Guglielmi, membro dei Servizi Segreti italiani, presente in via Fani nel corso della strage.

Sono ancora necessarie circa ottomila firme. Per partecipare alla petizione basta inserire nome, cognome e indirizzo di posta elettronica.

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