Taiwan, Trump rassicura Xi Jinping: “Esiste una sola Cina”

Xi Jinping e Donald Trump

Il presidente statunitense Donald Trump, nel corso di un colloquio telefonico con il leader cinese Xi Jinping, ha riaffermato la politica tanto cara a Pechino: esiste una sola Cina. Questo esclude che la nuova amministrazione USA abbia intenzione di usare Taiwan come leva nei negoziati sul commercio, sulla sicurezza e in altre questioni molto delicate. La dichiarazione di Trump mitiga gli animi dopo che, per la prima volta nella storia, un presidente americano ha preferito parlare prima col leader taiwanese e poi con quello cinese. Taiwan (o Formosa) è riconosciuta solo da ventidue paesi nel mondo, tra i quali non c’è nessun membro permanente del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Il suo attuale presidente è Tsai Ing-wen, segretaria del Partito democratico progressista che si batte per l’indipendenza dell’isola.

La mossa distensiva permetterà alle due massime economie mondiali di trovare un’unione di intenti. Tradizionalmente gli USA si sono ben guardati dal riconoscere ufficialmente l’indipendenza dell’isola di Taiwan, ma hanno sempre vigilato su una possibile “riunificazione forzata” promossa dalla Cina. Pechino sulla questione è inamovibile: ogni accenno di legittimità viene visto come un attentato alla rinascita di una Grande Cina.

Ieri sera (orario di Washington) è arrivata l’attesa telefonata tra Trump e Xi Jinping. Oltre al riconoscimento della “Cina unica”, i due leader hanno affermato di voler visitare i rispettivi paesi. Xi ha elogiato il presidente americano, dichiarando che la Cina è disposta a collaborare con gli USA per garantire prosperità a entrambi i popoli.


Lu Kang, portavoce del ministero degli Esteri cinese, non ha voluto ufficialmente smentire che l’affermazione della “Cina unica” sia stata una condicio sine qua non imposta da Pechino. Si è limitato a confermare che questo assioma è alla base dei rapporti tra Cina e USA. I commenti da Taiwan, espressi da Alex Huang, portavoce del presidente, ribadiscono che gli Stati Uniti sono i principali alleati dell’isola. Huang ha ringraziato Washington per il supporto mostrato negli ultimi tempi.

Di certo, i rapporti tra Cina e USA non si trovavano su dei binari pacifici. Trump in passato ha accusato Pechino di truffe in ambito commerciale. Ha criticato il rafforzamento militare nel Mar Cinese Meridionale, affermando che comunque il paese non si impegna abbastanza per contenere le mire bellicose della Corea del Nord. Dulcis in fundo, Trump ha insinuato che la CIna manipoli il valore della propria moneta per mantenere le sue esportazioni poco costose; ha minacciato di risolvere la questione imponendo una tassa del 45% sulle importazioni cinesi. Inoltre rimane alta la tensione sulla presenza delle missioni di sorveglianza dell’esercito USA nei paraggi del territorio cinese.

Tuttavia, gli strappi diplomatici si possono riparare. Dopo l’elezione di Trump, non sono arrivati commenti negativi. Dal canto suo, il nuovo presidente ci ha messo un po’ prima di mettersi in contatto con il leader cinese, ma alla fine ha pronunciato le parole che Pechino voleva sentire. Aggiungendo anche i consueti (ma tardivi) auguri per il Nuovo Anno Lunare. Prima del suo insediamento, il tycoon aveva incontrato Jack Ma, imprenditore che ha fondato il colosso Alibaba, mentre la “first daughter” Ivanka Trump aveva presenziato al capodanno cinese presso l’ambasciata di Pechino sita in Washington. Segnali che Trump è in grado di dosare bastone e carota, in alcuni casi. Secondo il parere di altri esperti, come l’avvocato James Zimmerman che vive in Cina dal 1998, la dichiarazione del tycoon rivela una debolezza. Aver “voltato le spalle” a Taiwan è stata una mossa ragionevole o di rassegnazione: dipende dai punti di vista. Zimmerman ha comunque definito Trump come una “tigre di carta”.

(Fonte: AP)

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