Famiglie e figli

Sul tema delle unioni civili, che nel nostro Paese si sta protraendo da oltre dieci anni, con le diverse sigle che ha assunto, tutte demolite dalla Chiesa cattolica, e dalle rappresentanze più retrive della società, 
il tempo trascorso ha favorito l’emergere di posizioni radicali, da una parte e dall’altra.

I due family day hanno dato voce a una visione della famiglia che non corrisponde a ciò che il sentire collettivo ha ormai maturato, allargandone il concetto, comprendendo una varietà che è certamente naturale, non diversamente da quella classica concepita da questi difensori della tradizione cristallizzata.

Una Chiesa cattolica in grave crisi cerca di aggrapparsi a queste propaggini per continuare ad esistere come soggetto etico. Con credibilità continuamente minata dai suoi stessi esponenti.

Dall’altro alcuni esponenti autorevoli delle famiglie omoparentali spingono sul tema della maternità surrogata, fingendo non si tratti di un tema di delicatezza estrema e che mette in gioco il diritto dei figli non meno di quelli della madre gestante, che in questo quadro appare oggetto di sfruttamento. La recente vicenda della madre che ha sviluppato una maternità surrogata gemellare, in cui uno dei due bambini è stato diagnosticato con sindrome di Down ha sollevato una serie di interrogativi molto importanti. Se già non fosse sufficiente il quadro che si sviluppa lungo una “normale gestazione surrogata”.

Avere messo sul tavolo questo tema banalizzandolo non ha giovato alle sorti del disegno di legge Cirinnà, peraltro invece molto condivisibile.
 
Personalmente non sento remore alla possibilità di adozione di un bambino da parte di coloro che si propongono come sua famiglia. L’adeguatezza di questa proposta non credo debba tenere in eccessivo rilievo la composizione sessuale della coppia, ma considerare il quadro complessivo, che sia favorevole a uno sviluppo del bambino. Quindi anche dentro coppie omogenitoriali.

Sono invece convinto che la pratica della maternità surrogata si muova dentro un quadro di scarsa attenzione per il bambino che viene generato e per la donna che sviluppa dentro di sè questa vita, per poi cederla dentro uno scambio puramente economico. Disconoscendo la relazione che si sviluppa fra madre e figlio durane la gravidanza. E costruendo attorno a questo passaggio un contesto di grande asimmetria fra committente e madre surrogata. La cosa mi sembra così evidente che non so spiegarmi come questo non sia considerato in larga parte della sinistra, in cui certamente mi sento incluso.

Sono sorpreso di sentire persone a me vicine su molti altri temi invocare la pratica del supercanguro, figura mitologica affacciatosi nei lavori parlamentari e deprecata nelle precedenti occasioni , per lo svilimento del ruolo del Parlamento.

In questo caso invece no, andava bene l’operazione di taglio del confronto parlamentare e persino la campagna acquisti del senatore Verdini, in soccorso della maggioranza di governo.

Certo la soluzione di compromesso verso cui si è andati, con lo stralcio dell’adozione del figlio del partner ed anche l’eliminazione del vincolo di fedeltà disegna un quadro di volontà di discriminazione verso le minoranze omosessuali che non è degno di un paese civile.

D’altra parte anche un ministro degli interni come questo non è degno di un paese civile. E lo stesso presidente del consiglio non sembra troppo preoccupato per gli assetti democratici del nostro Paese.

Nonostante ciò, forse lo stralcio dell’adozione del figlio del partner può essere colta come occasione per una riflessione complessiva, seria, sul tema delle adozioni, che possa considerare tutte le forme di famiglia. Con l’attenzione sempre focalizzata sul diritto del bambino, che possa avere il suo spazio nel mondo, amato dagli adulti che lo accolgono.

La prassi che vedrà le unioni civili diventare parte del panorama sociale contribuirà certamente a spostare gli equilibri verso un’accoglienza più ampia a forme diverse di genitorialità.

Evitando sempre che questo tema così delicato diventi oggetto di speculazione economica e di sfruttamento.

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