Scissione

Oggi, domenica 19 febbraio 2017, si consumerà la scissione dentro il Partito democratico. Oppure no. Sta di fatto che oggi si scontreranno due visioni diverse di Italia, di partito, di società civile.

Ho studiato nell’ultimo periodo le parole e le azioni della cosiddetta minoranza del Pd. E mi sono convinto che non siano solo dettate da quella umana, naturale, per certi versi anche onorevole passione che risponde al nome di invidia. Invidia verso un uomo, Matteo Renzi, che a nemmeno 40 anni si è preso un partito, un governo e per due volte il 40 per cento alle elezioni (europee del 2014 e referendum del 2016, pur perso). No. Quello che inscenano gli oppositori di Renzi è la versione di sinistra di quella spinta populista incarnata dai Donald Trump, dalle Marine Le Pen, persino dai Matteo Salvini.

Dire, come ho sentito da Michele Emiliano, che la globalizzazione ha lasciato indietro i poveri e che ha creato malessere è dare credito a una scemenza populista. Edulcorata e retorica e cattedratica e scevra da riferimenti razzisti quanto volete, uscita dalla bocca di eminenti professionisti della politica come Bersani e della magistratura come Emiliano, eppure sempre una scemenza populista. Perché mai come nessun altro fenomeno nella storia umana, la globalizzazione ha permesso a milioni di poveri di uscire dalla povertà.

Dire che Matteo Renzi ha già creato nei fatti la scissione, allontanandosi da, e allontanando, i suoi elettori e la sua famiglia politica, è affermare le stesse falsità (che ora va di moda chiamare “post verità”) di cui accusiamo Trump. Perché Renzi, in realtà, quei voti persi da Bersani al Pd li ha riportati a casa.

Oggi, domenica 19 febbraio 2017, credo — ma si sa, io sono solo un uomo schifoso — che Renzi debba lasciar andare chi non ci sta. Lo deve non solo a lui, che ha perso quella carica rivoluzionaria smarrita inseguendo i bronci di Bersani e gli isterismi di Speranza, ma al futuro della sinistra italiana. Che deve diventare, finalmente, grande. Liberale, liberista, sociale, al fianco dei giovani che non si piangono addosso e degli imprenditori che vogliono crescere. Contro le corporazioni e la retorica del pauperismo. Altrimenti, domani, non ci resterà che tifare fra il populismo di estrema destra e quello di estrema sinistra. Con un unico risultato assicurato. Che il mondo diventerà un piccolo tinello di casa, puzzolente e marciscente.