CRESCITA ZERO. URGENTE AGIRE

Per quanto il ministro Tria si sforzi di rassicurare, le cifre sono impietose e incontestabili: la crescita è a 0, la più bassa di tutta Europa; produzione industriale e esportazioni sono in calo; la disoccupazione e’ in aumento; il deficit a fine anno sarà a quota 2.5 (e non il 2 concordato con Bruxelles) e il debito complessivo è ancora salito; la pressione fiscale e’ in aumento; gli investimenti pubblici sono fermi (si pensi alla pantomima sulla TAV); lo spread continua a essere alto. La realtà è che l’Italia è in recessione. E anziché riconoscerlo e prendere le misure necessarie, si continua in annunci di misure impraticabili e facendo credere che le cose vanno bene, che a fine anno la crescita ci sarà, che reddito di cittadinanza e quota 100 favoriranno i consumi, che si introdurrà la flat tax, che gli investimenti partiranno.
Ma la propaganda non puo’ nascondere una criticità che tutti i centri di analisi italiani e internazionali denunciano in modo incontestabile. E peraltro i ripetuti allarmi lanciati da tutte le categorie economiche — dagli imprenditori ai sindacati — ne sono ulteriore conferma.
E lo scenario è ancora più preoccupante guardando al 2020.
Basta fare due conti. La legge di bilancio 2020 — che si imposta oggi con il Documento di economia e finanza (DEF) e verrà varata in autunno — dovra’ contenere una manovra che consenta di reperire almeno 40/45 miliardi per evitare l’aumento dell’Iva (23 miliardi), per finanziare 12 mensilità di quota 100 e reddito di cittadinanza (che quest’anno graveranno per 7 mensilità), per rilanciare gli investimenti, per garantire servizio sanitario, sistema educativo, welfare sociale, trasporti. Con quali soldi si riesca a fare tutto questo risulta un mistero.
E’ ancor più paradossale e inverosimile illudere i contribuenti con l’annuncio di una flat tax che — a parte l’iniquità di far pagare tasse uguali a redditi disuguali — determinerebbe in ogni caso un minor introito fiscale (introito peraltro già oggi in riduzione per effetto della recessione). Così come è privo di senso sostenere che quota 100 favorirebbe una ripresa di consumi stante che chi si avvarrà di quota 100 percepirà una pensione di entità analoga, o in molti casi inferiore, al salario fino ad oggi percepito, non realizzando perciò calcun incremento della capacità di spesa del proprio reddito.
La verità è che si naviga a vista, senza bussola e senza meta. E appare ogni giorno più evidente l’incompetenza e l’approssimazione di una classe dirigente non in grado di guidare l’Italia.
Il prezzo lo pagheranno le famiglie, i lavoratori, i giovani, le donne, le imprese, il Mezzogiorno.
Ci vorrebbe un radicale cambio di rotta, mettendo al centro un rilancio forte e vero di investimenti pubblici e privati, una riqualificazione della spesa sociale e uno straordinario impegno nella formazione di ogni grado, uniche strade capaci di creare lavoro, offrire ai giovani un avvenire, produrre le risorse per i servizi.
Ma sono in grado il governo Conte e la sua maggioranza di una tale svolta ? Da quel che si è visto fin qui non appare. Anzi, governo e maggioranza continuano a veicolare messaggi drogati.
Spetta dunque al PD indicare un’altra via, raccogliendo le attese dei cittadini e le proposte delle categorie economiche, incalzando il governo perché si esca dalle illusioni e si mettano in campo scelte in grado di rilanciare crescita, sviluppo e lavoro.