Foibe, è il giorno del ricordo. Nessun revisionismo

Anche quest’anno il Giorno del Ricordo – istituito per ricordare la tragedia delle foibe e l’esodo di 350.000 italiani da Istria, Dalmazia e Quarnaro – è stato accompagnato da tentativi di revisionismo di chi si ostina a negare o a sminuire le drammatiche vicende che investirono il confine orientale tra il ‘45 e il ‘48.

Eppure i fatti non possono essere negati.

Alla fine della seconda guerra mondiale in molte regioni dell’Europa centrale si conobbero forme di espulsione di massa a danno di popolazioni la cui identità era riconducibile alle nazioni sconfitte. Accadde così che le comunità tedesche dei Sudeti fossero cacciate dalla Cecoslovacchia. E analogo destino conobbero le comunità tedesche della Prussia orientale annessa alla Polonia. E esodi analoghi si conobbero dall’Ucraina, dai Paesi Baltici, dalla Romania.

Fu il destino anche delle comunità italiane dell’Alto Adriatico, radicate da secoli in Istria, nell’arcipelago dalmato, lungo la valle del Quarnaro. Terre civilizzate prima dalla romanità e poi per secoli parte integrante della Serenissima Repubblica di Venezia. È sufficiente visitare Pola, Zara, Fiume e i tanti comuni della costa adriatica per ritrovare ancora oggi mille segni della civiltà latina e veneziana.

Ciò non fu sufficiente a salvare quelle comunità dalla furia della vendetta, del rancore e dell’odio. E così migliaia di donne e uomini – “colpevoli” solo di essere italiani – furono cacciati dalle loro terre, sradicati dalle loro case, condannati all’esilio. Un dramma reso ancora più atroce dalla tragedia delle foibe e delle tante efferatezze consumate a danno degli italiani. E a giustificazione non possono davvero essere invocate le sofferenze inflitte dall’occupazione militare italiana della Jugoslavia perché nulla può giustificare la deportazione di migliaia di innocenti e le infinite sofferenze a loro inflitte.

Una pagina di storia per troppi anni negata. Dapprima perché all’Italia, Paese vinto, non fu riconosciuto il diritto di difendere la propria integrità territoriale. E poi negli anni della guerra fredda una verità scomoda, sacrificata sull’altare della realpolitik, che indusse l’Occidente a evitare di dire parole o compiere atti che suonassero imbarazzanti per Tito, distaccatosi da Mosca per ritagliarsi un ruolo equidistante e non allineato.

E anche quando alla guerra fredda subentrò la fase del disgelo e di un mondo meno irrigidito nella contrapposizione ideologica, la tragedia dell’esodo fatico’ a essere riconosciuta. È soltanto con la caduta del muro di Berlino che finalmente si ebbe la forza di fare i conti con la storia e di riconoscere che il dramma dell’esodo e delle foibe sono a pieno titolo una pagina della storia italiana. Un riconoscimento sancito nel 2004 dalla decisione del Parlamento italiano di istituire la Giornata del Ricordo per rendere onore alle vittime, mantenere viva la memoria di quel dramma e impegnare l’intera società italiana a battersi perché quel che accadde non accada più.