IN 3800 COMUNI E IN PIEMONTE UN VOTO PER IL BUONGOVERNO

Piero Fassino
May 21, 2019 · 3 min read

Insieme al voto europeo, il 26 maggio si voterà anche per eleggere Sindaci e amministratori locali in 3800 Comuni e Presidente e Consiglio Regionale del Piemonte. Un voto altrettanto importante perché la gran parte dei servizi e delle prestazioni pubbliche di cui godono i cittadini sono gestiti e erogati dai Comuni.

Non c’è materia significativa — dalle politiche per l’infanzia ai servizi per gli anziani, dalle iniziative per l’attrazione degli investimenti alle politiche per il lavoro, dalla tutela ambientale agli investimenti per la mobilità e le infrastrutture, dalle politiche culturali alle misure di sostegno alle persone fragili, dalle azioni per una effettiva parità di genere e alla tutela dell’orientamento sessuale di ogni persona, dalla gestione dell’immigrazione alle misure per la sicurezza dei cittadini — che non veda Sindaci e amministratori locali in prima linea.

Se si guarda ai fatti non c’è alcun dubbio che là dove amministra il centrosinistra si sono realizzate le esperienze più avanzate di governo locale e gli standard più elevati di civiltà. Basti pensare all’Emilia Romagna e a Modena, Reggio Emilia, Ferrara dove il centrosinistra offre ogni giorno ai cittadini servizi e politiche di livello europeo. È così accade a Firenze, Bari e in tanti altre città amministrate dal centrosinistra al cui confronto le amministrazioni 5Stelle di Roma, Torino, Livorno e Gela appaiono in tutta la loro incapacità.

Non diversamente da quel che accade in Piemonte dove la giunta guidata da Sergio Chiamparino ha avuto la capacità di far uscire il Piemonte dal fallimento finanziario a cui l’aveva condotto la Giunta di centrodestra guidata dal leghista Cota. Ed è sconcertante che il centrodestra si presenti agli elettori con un candidato che fu assessore proprio di quella Giunta. Ragione di più perché ogni elettore che voglia vivere in un Piemonte che cresce, investe, crea lavoro e sviluppo voti per la conferma di Chiamparino Presidente.

In Piemonte e nelle città dunque si gioca un’altra partita decisiva per il futuro dell’Italia e per la qualità della vita quotidiana dei cittadini.

Ciò è tanto più importante di fronte alla stagnazione in cui il governo ha precipitato l’Italia all’ultimo posto nell’andamento economico dei 28 paesi dell’Unione Europea : più bassa crescita, più alto debito, più alto deficit, alta disoccupazione. Per dirla in modo più chiaro: l’Italia è oggi un paese fermo che non cresce, non crea lavoro, non riduce il suo debito, non investe. E che per questa ragione non offre opportunità ai giovani e non offre sufficienti garanzie a persone, famiglie, imprese.

Peraltro i “pezzi forti” su cui il governo ha scommesso — reddito di cittadinanza e pensioni a quota 100 — si sono rivelati un boomerang: per molti il reddito di cittadinanza si è risolto in pochi centinaia di euro (ben al di sotto dei 780 annunciati) e il pensionamento a quota 100 si conferma molto costoso e fonte di maggiore indebitamento dello Stato. Gli investimenti sono fermi e anzi sono stati ulteriormente tagliati importanti capitoli sociali, il fondo nazionale trasporti, le quote di cofinanziamento dei progetti europei e altri investimenti infrastrutturali. Uno scenario aggravato da un deficit che previsto nel 2% in realtà sarà superiore al 2.5. E per quadrare i conti il governo si predispone a aumentare le aliquote IVA (misura peraltro sempre sdegnosamente smentita) con effetti di rincaro di tutti i prezzi e riduzione di capacità di spesa dei redditi di persone e famiglie.

In un contesto così critico il vicepresidente Salvini — che conduce una continua astiosa polemica verso Bruxelles — ha avanzato la sconcertante proposta di sfondare il tetto del 3% sul deficit. Con la conseguenza di aver fatto schizzare lo spread quota 300 a cui è immediatamente corrisposto l’aumento dei tassi di interesse che lo Stato paga su BOT, CCT e titoli

Insomma: si persevera in una politica economica che blocca la crescita, scoraggia gli investimenti, indebita ulteriormente il Paese. Una politica che mette a rischio anche gli Enti Locali, la loro autonomia finanziaria e la loro possibilità di soddisfare le domande dei cittadini.

Serve un segnale forte che occorre cambiare strada e le elezioni del 26 maggio ne offrono l’occasione.

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