LE DONNE PROTAGONISTE NELLE SOCIETÀ ISLAMICHE

Mentre in Libia la crisi rischia di precipitare in una guerra civile ancor più aspra e dissolutiva, senza che la comunità internazionale riesca a mettere in campo un’azione capace di bloccare il ricorso alle armi, il Nord Africa è investito da eventi che ridisegnano il profilo del bacino mediterraneo.
Per nove venerdì consecutivi Algeri e tutte le città algerine sono state invase da enormi folle — in primo luogo di giovani — reclamanti le dimissioni del Presidente Bouteflika e il cambiamento della classe dirigente vissuta dai cittadini come inamovibile e sclerotizzato nella gestione del potere. Anche il Sudan è stato scosso per settimane da grandi manifestazioni popolari reclamanti a gran voce la destituzione del Generale Bashir e la fine della sua trentennale feroce dittatura.
Quella domanda di libertà che aveva suscitato le primavere arabe — e che negli ultimi anni sembrava essersi spenta — è dunque tornata a manifestarsi. E in entrambe le situazioni protagonisti sono ragazzi e ragazze stanchi di vivere in società oppressive, minate dalla corruzione, guidate da caste chiuse e incapaci di offrire prospettive di lavoro e di vita.
Ovunque simbolo di questa domanda di libertà sono le donne che contestano la condizione di subordinazione, discriminazione e misoginia a cui da sempre sono condannate nei paesi arabi e nelle società islamiche: la giovane Alaa Salah che avvolta nella sua tunica bianca parla ai manifestanti sudanesi; Vida Mohavedi studentessa iraniana che di fronte alla folla si libera del velo imposto (e per questo condannata a un anno di carcere); Loyain al-Hathloul e le sue compagne, giovani saudite che hanno sfidato il divieto di condurre un autoveicolo e per questo incarcerate e torturate; le giovani ragazze che ad Algeri guidano i cortei che invocano cambiamento; le combattenti curde che armi alla mano hanno contribuito a sconfiggere l’Isis.
Giovani donne che tutte hanno fatto proprio l’esempio del premio Nobel per la Pace Malala Yousafzai, la adolescente pachistana vittima di un attentato dei talebani perché “rea” di voler studiare. Donne coraggiose che soffrono, lottano e pagano per il loro coraggio. Donne che non vanno lasciate sole.