MARE IONIO: UN’ALTRA DIMOSTRAZIONE DI CECITA’

50 profughi e migranti — di cui 12 di minore età — sono stati bloccati per 96 ore sulla nave Mare Ionio che li ha soccorsi in mare, salvandoli da un sicuro naufragio. Quando la nave è giunta in prossimità delle coste italiane Salvini ha tentato di replicare il copione già visto con la nave Diciotti: lasciare la nave in mare, chiudere i porti e impedire lo sbarco di quei 50 poveri cristi. Una decisione come le precedenti priva di giustificazione, tanto più in una fase non più caratterizzata dal flusso di sbarchi del passato. Se davvero, come ogni giorno vanta Salvini, i barconi non arrivano più — dimenticando che una consistente riduzione di flussi si era già avuta con Minniti ministro — non sarebbe stato lo sbarco di 50 persone a mettere a rischio l’Italia. E in ogni caso dimenticando che la vita è il bene più prezioso di ogni persona e nessuno, e a nessun titolo, ha il diritto di mettere in pericolo la vita altrui.
Una linea così insostenibile che il Governo ha dovuto far attraccare la nave e far sbarcare i 50 migranti. Eppero’ — siccome all’ottusità e alla cattiveria non ci sono limiti — la Mare Ionio è stata sequestrata e il comandante e l’equipaggio della nave sono stati sottoposti a indagine giudiziaria avendo l’unica “colpa” di aver salvato delle vite.
Si persevera cosí in una gestione punitiva dell’immigrazione. Dopo aver chiesto ai nostri partner europei la riforma del Regolamento di Dublino, si è abbandonato quell’obiettivo. Si polemizza continuamente con la Commissione Europea, quando invece a lasciare sola l’Italia sono proprio quei governi sovranisti (a Varsavia, a Praga, a Budapest) a cui la maggioranza di governo guarda con simpatia. Si sono congelati i rapporti con i Paesi mediterranei con cui invece bisognerebbe cooperare. E ogni provvedimento — dal decreto sicurezza al reddito di cittadinanza — sono costruiti con misure discriminatorie verso gli stranieri.
Insomma, una linea cieca e disumana che aggiunge sofferenze a chi già ha conosciuto una vita amara e di privazioni. E che alimenta intolleranza, rancore e razzismo.