Acatenango — Scalare e campeggiare su un vulcano in Guatemala

Informazioni e consigli per questa esperienza indimenticabile

Se mi chiedessero quale sia stata l’esperienza più incredibile fatta in Guatemala non esiterei un secondo a parlare del trekking sul vulcano Acatenango. Sicuramente faticoso, ma impareggiabile per lo spettacolo che offre, infatti assistere da vicino alle continue eruzioni vulcano Fuego è una di quelle emozioni che non ti fanno minimamente rimpiangere lo sforzo.

Con i suoi 3796 metri di altitudine il vulcano Acatenango è uno dei 4 vulcani che circondano la città di Antigua (gli altri 3 sono Agua, Fuego e Pacaya).

Per organizzare la scalata al vulcano basta rivolgersi alle tantissime agenzie che si trovano in città. Le escursioni durano 2 giorni e una notte con partenza la mattina e ritorno verso l’ora di pranzo del giorno successivo. I prezzi variano molto a seconda dei livelli di comfort e qualità di cibo che si scelgono, ma se vi accontentate del minimo indispensabile ve la caverete con 175Q (circa 21€), inclusivi di una guida, il trasporto al punto di inizio della salita e tutta l’attrezzatura per il camping (tenda, materassino e sacco a pelo). Per avere una giacca e dei guanti c‘è invece da pagare un piccolo sovrapprezzo, ma parliamo comunque di meno di 10€.

Il trekking è faticoso, soprattutto a causa del pesante zaino da portare, ma nulla di proibitivo per chiunque sia minimamente in buona forma e salute. Il primo giorno si percorre il tratto da La Soledad fino a circa 150 metri dalla vetta per un totale di circa 6–7 ore di cammino, ma che probabilmente possono essere meno se si ha un buon passo. Il mio gruppo era abbastanza “problematico” da questo punto di vista e quindi ce la siamo presa abbastanza comoda.

Arrivati al campo base c’è il tempo per rilassarsi, scattare qualche foto, fare due chiacchiere intorno al fuoco e iniziare ad ammirare il vulcano Fuego che ogni 15 minuti erutta con rombi assordanti. Tutto ciò se non piove, perché se siete “fortunati” come me l’unica cosa che potrete fare arrivati al campo base sarà sbrigarvi a montare la tenda e rintanarvi lì dentro finché il clima non migliori. Altra cosa da non sottovalutare è il freddo, sebbene siamo in Guatemala, ad aprile inoltrato sulla cima del monte si può addirittura trovare della neve. Finché si cammina non è un grosso problema, ma appena ci si ferma il freddo inizia ad essere davvero pungente.

Sarò onesto, quella passata lì è stata la notte più scomoda della mia vita: pavimento della tenda bagnato, temperatura gelida, materassino a livelli inesistenti. Praticamente tra la scomodità e l’emozione non ho letteralmente chiuso occhio. Ma dato che appena cala la notte inizia il vero spettacolo, allora dormire non sarà più un problema: è infatti col buio che quelli che prima erano solamente sbuffi di fumo iniziano a diventare vere e proprie fontane di fuoco. Vedere i lapilli incandescenti che danzano lungo il crinale di Fuego è una di quelle visioni che mai potrò togliermi dagli occhi!

Eruzione notturna del vulcano Fuego (foto tratta da nature-volcano-yours.com)

La sveglia per la seconda parte del cammino è alle 3:30 in modo da riuscire ad assistere all’alba dalla cima dell’Acatenango. Letteralmente un trauma. Vuoi per la stanchezza, vuoi per la difficoltà, di 11 persone che eravamo in gruppo, solamente in 4 abbiamo deciso di salire fino in cima.

Questa parte di cammino, anche se più breve e senza zaino, è decisamente più dura della precedente dato che si cammina sulla cenere, dove ogni passo in avanti che si fa si scivola indietro. Dopo poco dall’inizio del tratto finale i sentieri svaniscono e rimane solamente un’immensa distesa di cenere e ripidi crinali da dover scalare per arrivare fino alla cima. Le gambe vanno avanti per inerzia, quasi a ritmo dei continui rombi che continuano a provenire da Fuego, e nonostante una parte di te continui a ripeterti che sei stanco, in realtà continui a camminare e a farti forza perché sai che ne varrà la pena.

Dopo circa altre 2 ore di cammino estenuate si arriva in cima: il vulcano Agua che si staglia a rompere l’orizzonte, le città circostanti che ancora brillano di luci artificiali ma che si preparano a svegliarsi, i paesaggi incontaminati e infine sempre lui, Fuego, con le sue eruzioni che ancora per poco si mostreranno come sbuffi rossi nel cielo ancora scuro. È questo lo scenario che avrete davanti e che vi lascerà letteralmente estasiati.

I primi raggi del sole riscaldano le dita gelate, il sole compare all’orizzonte e, dopo aver scattato qualche foto ed essersi goduti il panorama è ora di iniziare a scendere.

L’alba che nasce in Guatemala dal vulcano Acatenango

Tornare fino a La Soledad per riprendere il van che porta ad Antigua a quel punto non è altro che una passeggiata. Con la bellezza della natura nel cuore e lo spettacolo dell’eruzione davanti agli occhi qualche ora di cammino in discesa non è più un problema.

Alcuni consigli generali:

  • Portare molta acqua, almeno 2 litri. Il percorso è duro e la sete si fa sentire.
  • Portare qualche snack dato che se si sceglie il tour economico i pasti sono davvero molto minimal (3 panini per pranzo, cena e colazione) e le energie utilizzate saranno parecchie.
  • Vestirsi a strati e non scordare una giacca o un cappotto (noleggiabile). Ne avrete bisogno.
  • Portare una torcia. Io ne avevo una da testa e mi è stata utilissima nella scalata in notturna.
  • Informatevi sul clima chiedendo in agenzia che tempo si prevede per il giorno in cui dovrete fare la vostra escursione. Il giorno prima di quello in cui sono andato io alcuni ragazzi sono dovuti tornare indietro a metà percorso a causa di violenti temporali e neve che hanno reso impossibile il cammino.
  • Se non avete 2 giorni a disposizione ma solamente 1, sono disponibili diverse escursioni giornaliere al vulcano Pacaya. Questo non è panoramicamente al livello dell’Acatenango, ma può comunque rappresentare un’esperienza valida.