Come David Bowie mi ha fatto ottenere un lavoro nel campo pubblicitario senza avere esperienza nel settore

Quando un’agenzia ti considera una risorsa perché il tuo background è opposto al resto del team

di SDWWG


Forse qualcuno storcerà il naso alla sola lettura del titolo di questo articolo, ma le cose stanno proprio così. Da un pugno di settimane, l’agenzia SDWWG mi ha assunta come figura senior pur non avendo io alcuna esperienza in campo pubblicitario. Scrittrice narrativa, imprenditrice editoriale, fotografa e in un certo modo anche giornalista, il mio background non solo è diverso da quello richiesto in un’agenzia pubblicitaria, ma mi azzarderei a definirlo diametralmente opposto. Affidare clienti e attività di copywriting a qualcuno che neppure conosce la terminologia basilare del mestiere è un bel rischio. Eppure, secondo l’agenzia, questa è anche una decisione vantaggiosa.

Perché la diversità incrementa la creatività.

Lo scorso venerdì pomeriggio tutto il team dell’agenzia si è riunito per un paio d’ore di brainstorming, un collegamento tira l’altro e così ci siamo ritrovati a domandarci l’un l’altra chi avremmo voluto essere o a chi ci ispirassimo per fare comunicazione creativa. Le risposte dei miei colleghi sono state per lo più in linea tra loro. Chi ha nominato Jacques Séguéla, pubblicitario francese tra i più importanti al mondo, chi si è acceso con Seth Godin, luminare del marketing e del pensiero alternativo, e chi ha parlato di Armando Testa, sua è la più grande agenzia pubblicitaria italiana, ma non credo abbia bisogno di presentazioni.

La mia risposta ha invece provocato un momento di disorientamento generale, sorprendendo però poco il collega che mi ha assunta in agenzia. Era naturale che non avrei citato alcun grande pubblicitario, essendo piuttosto incompetente in materia, ma quando ho nominato David Bowie come mia più grande fonte d’ispirazione per la comunicazione, la sorpresa è stata evidente.

La risposta lascia perplessi se si conosce David Bowie superficialmente e ci si limita a considerarlo un cantante e un musicista. Il Duca Bianco non è soltanto molto più di questo, ma mi riesce addirittura difficile considerarlo innanzitutto un cantante.

David Bowie è uno spirito avanguardista e teatrale, che tradotto in termini di settore della comunicazione diviene spirito innovatore ed estroso.

Se ripercorriamo la geniale carriera dell’uomo dalle innumerevoli sfaccettature scopriamo ch’egli può addirittura insegnare qualcosa agli esperti di comunicazione. Basti pensare al momento più memorabile nella storia di David Bowie come artista, quando l’ultimo concerto del tour all’Hammersmith Odeon di Londra il 3 luglio 1973 si trasforma nell’ultimo concerto della sua carriera. Bowie annuncia il ritiro dalle scene lanciando nel panico i fan, ma ciò che realmente sta facendo è “uccidere” Ziggy Stardust, il suo alter ego, proprio quand’è all’apice del successo.

David Bowie ci insegna a cambiare strategia al momento giusto, e il momento giusto è quello che anticipa il declino.
© Mick Rock

Si torna poi ancora una volta al nostro primo contributo qui su Medium, Steve Jobs insegna: la tecnologia non è il propulsore della creatività, nel quale dicevamo come lo spirito della creatività risieda nel confronto tra le menti, che genera innovazione e genio. Proprio quel confronto, quella collaborazione artistica è stata uno dei propulsori che ha portato David Bowie a cambiare la propria immagine e la propria musica dopo il periodo difficile vissuto a Los Angeles.

Dal 1976 al 1979 lascia gli Stati Uniti e si trasferisce a Berlino Ovest. Qui vive con Iggy Pop e con lui inizia una stretta collaborazione artistica che condurrà lui a realizzare la trilogia di Berlino (Low, “Heroes” e Lodger) e porterà Iggy Pop a scrivere uno dei suoi più celebri pezzi, The Passenger.

David Bowie ci insegna a spezzare i circoli viziosi che ci bloccano nel nostro percorso di crescita e ci insegna a collaborare con chi ha prospettive diverse dalla nostra per realizzare qualcosa che altrimenti non arriveremmo a produrre.

Una delle più importanti lezioni che Bowie può impartire a chi si occupa di comunicazione è l’importanza di avere un background diversificato, ovvero costruirsi qualcosa come un catalogo di conoscenze che spazino in tutti i campi. Il marziano di Brixton nasce come attore, ottiene successo come musicista, approda sul grande schermo come attore, scrive opere teatrali, diviene un’icona della moda… Innegabile è la sua attenzione ai cambiamenti del vento delle tendenze.

David Bowie ci insegna a confrontarci con chi ha un background diverso dal nostro così da ricevere input nuovi e costruire la nostra personale e diversificata cultura. in modo tale da non restare fermi ma evolverci e innovare.
© Mick Rock

Oggi non si parla più di semplice comunicazione, ma di content. Tornando a Seth Godin, egli disse:

Il content marketing è l’unico marketing rimasto.

Tra siti internet, blog e social network, le aziende oggi hanno una serie di canali ben diversi tra loro con i quali comunicare il proprio business. Sono canali che chiedono contenuti ad hoc che necessitano di strategie di marketing focalizzate proprio su di essi. Le competenze del passato che venivano richieste ad un marketing manager o ad un esperto di comunicazione non sono più sufficienti, ed è qui che scende in campo la diversità.

Ispirarmi a ciò che per il resto del team è atipico è stato stranamente accettato, e visto come un’opportunità da cogliere al volo, perché l’ambiente di lavoro è fondato sulla diversità e sul confronto. Qui gli scontri diventano un aspetto positivo della nostra filosofia.


SDWWG è un’agenzia specializzata nello sviluppo di strategie di comunicazione complesse. Nasce a Milano nel 1983 ed è caratterizzata da un approccio multidisciplinare, crossmediale e strategico. Le competenze dell’agenzia variano dal web design all’advertising, dal digital marketing alla marketing automation, dal content marketing allo sviluppo di piattaforme di e-commerce

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