C’è un uomo nudo nella chat

Genova, un bar per aperitivi, una sera di luglio.
La domanda arriva a bruciapelo:
“Sei ancora nella chat XYX?”
Prendo tempo mentre cerco la risposta nell’app di Telegram :
“Non ricordo, è parecchio che non la leggo: non era molto interessante”
Non ne trovo traccia, abbozzo una scusa:
“Probabilmente l’avrò cancellata per sbaglio.”
Mi correggono:
“No, guarda che ti hanno bannato”.
Archivio la cosa e passo dalla caipirinha annacquata a una più solida media chiara.
Un paio d’ore più tardi, mentre sorvolo Genova sfrecciando a 120 in sopraelevata, mi torna in mente la storia della chat.
Realizzo anche di essere stato respinto, a elezioni ampiamente terminate, da un gruppo web dedicato alla scrittura del programma per le elezioni amministrative.
Noto poi che Facebook non mi propina più notizie rimbalzate da “quelli molto attivi in politica”, in particolare per la corsa al Comune di Genova. Forse, visto il risultato ottenuto, hanno fatto voto di silenzio; ma è più probabile che anche loro mi abbiano bannato/bloccato/bannato.
Passando davanti di San Giorgio che brutalizza il drago mi chiedo quali siano stati i pensieri che negli ultimi mesi hanno tormentato gli emuli di Napalm51.
Pensiero a tre/quattro mesi dal giorno della vittoria
La trionfale marcia verso le cadreghe di Tursi non inizia nel modo migliore perché il cammino dell’uomo timorato è minacciato da ogni parte dalle iniquità degli esseri egoisti e dalla tirannia degli uomini malvagi.
Gli emuli sono lacerati da dubbi vedendo che decine di ex amici si rivoltano contro di loro e persino i giudici e i greci paiono opporsi all’evidente destino.
Fortunatamente grandissima vendetta e furiosissimo sdegno calano su coloro che si provano ad ammorbare e infine a distruggere i fratelli. Gli emuli si rinfrancano avviandosi a raccogliere l’esercito da guidare verso la vittoria.
(Si scoprirà poi che gli ex amici e i greci erano invidiosi delle cadreghe e i giudici immancabilmente comunisti).
Pensiero a un mese dal giorno della vittoria
Le genti non insorgono e l’esercito è un po’ anemico; non si riesce neppure a comporre le liste per l’assegnazione delle cadreghe.
L’idea di far salire a bordo chiunque sia disposto a sbaciucchiare la bandiera risolve il problema: voltagabbana, nani, ballerine e mercenari riempiono rapidamente i vuoti lasciati dagli ex amici invidiosi.
Pensiero a due settimane del giorno della vittoria
Stampa e TV sono ormai morte e le genti si informano sguazzando su Facebook. “Like” e cuoricini piovono ininterrottamente annunciando l’inevitabile trionfo.
Pensiero in vista del giorno della vittoria
Le echo chamber confermano: vinceremo.
Per correttezza lo si annuncia in TV (quella morta che nessuno più guarda).
Pensiero il giorno della vittoria prima delle 23
Nelle zone dove il lavoro è stato grande, e il segnale di Facebook si riceve al meglio, qualcuno azzarda percentuali intorno al 66% .
Pensiero il giorno della vittoria poco dopo le 23
Cos’è quella roba lì che sta arrivando?

Pensiero il giorno della sconfitta (intorno alla mezzanotte)
Belin che botta!
Il tipo che ha vinto ci ha addirittura doppiati.
Pensiero per un paio di settimane dopo la tranvata
E’ colpa dei media, quelli morti che nessuno più guarda, che ci hanno maltrattati.
E’ colpa degli ex amici, quelli che se se ne vanno è meglio, che hanno gomplottato “qualcosa”.
E’ colpa degli italioti, quelli che ragionano con la pancia, che non hanno capito la bellezza delle nostre proposte.
E’ Colpa d’Alfredo.
Pensiero finale dopo l’autocritica e una lucida analisi delle cause della tranvata
Vendetta!
Sì ma come?
Priviamoli della luce della nostra guida, neghiamo ai peccatori la conoscenza della verità: banniamoli, banniamoli tutti.
(blocca/banna/cancella/blocca).
Naturalmente la vendetta non è l’unico movente; anzi è molto probabile che il motivo sia l’istinto di ficcare la testa sotto la sabbia per continuare a raccontarsi favolette tra amici (naturalmente di Facebook, quelli veri in questa storia compaiono solo nel ruolo di cattivi).
Però la vendetta mi piace di più.
P.S. Ovviamente sto scherzando: non ho mai sfrecciato in sopraelevata a 120. Fidatevi di me, sempre.

