Le riunioni felici

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Un paio di decenni di riunioni di vario genere ti convincono che ne esistono solo due tipi: quelle felici e le altre.

Le felici sono quelle da cui esci con la convinzione che una parte dell’umanità non si merita (ancora) il famoso asteroide gigantesco.

Le altre è inutile classificarle: compongono uno sterminato catalogo che spazia dalle mortalmente noiose alle partite di lancio della sedia.

Ma quali sono gli ingredienti per una riunione felice?

Occorre certamente avere un metodo per gestire ordinatamente gli interventi dei partecipanti (ne ho descritto uno ne “Il bastone della parola”); ma esistono almeno altri cinque ingredienti.

1) Diversità

Le idee nascono e migliorano col confronto e il dibattito. Se in un gruppo tutti la pensano allo stesso modo ciò che si ottiene è una recita o la classica manifestazione di fedeltà a qualcosa o qualcuno.

2) Uguaglianza

“Parla liberamente, come se non fossi io a pagarti lo stipendio”.
Non solo i rapporti di potere interferiscono con la libertà di esprimere le opinioni ma anche con la capacità di valutare criticamente o obiettivamente le idee proposte del capo.

3) Reputazione

I partecipanti devono potersi esprimere senza che vi siano effetti positivi o negativi sulla loro immagine pubblica. Se così non è, la discussione si trasforma in una competizione tra i più disinvolti e in una tortura per i troppo timidi.

4) Libertà di parola

Sarebbe bello se non ci fossero limiti di qualsivoglia natura alla possibilità di esprimersi e contribuire. Non solo quelli derivanti dai rischi per la reputazione o dalle pressioni di chi comanda, ma anche di tempo o argomento trattato.
Disponendo di tempo limitato e volendo giungere a una conclusione occorre però imporre delle regole. La parte difficile è fare in modo che siano sufficienti a evitare il caos ma non tali da soffocare il dibattito.

5) Trovare la fine

Pare strano, ma si inizia quasi sempre una discussione senza aver concordato come prendere le decisioni.
Tranne nel caso in cui ci sia un capo supremo da convincere, sarebbe utile decidere se si voterà la soluzione preferita a maggioranza, se dovranno essere tutti d’accordo o se si sceglierà a priori un decisore perché ritenuto il più competente o perché maggiormente coinvolto nel problema che si dibatte.


Almeno due dei mie tre lettori avranno notato che le idee proposte sono quasi tutte molto difficili da realizzare.
S’era parlato di ingredienti non di ricette; per quelle organizzate una bella riunione d’esperti e fatemi sapere.

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