San Francisco odora di foche marce

Prigione sull’isola espugnata da Clint Eastowood

Seconda parte: foche marce, coltelli affilati e barboni affamati

1.2 È una strana sensazione essere in un posto dove l’unica cosa che senti familiare sono i negozi di moda italiani e Starbucks. Ad un primo acchito direi che tutto ciò mi disgusta e mi intriga allo stesso tempo.

Per la rassegna “anche tu barbone per un giorno”, oggi vince il primo premio un simpatico signore che ho trovato su una panchina proprio accanto al Moscone Center, il palazzo dove la Apple presenta i suoi aggeggi. Se ne stava li buono buono a fumare un lurido filtro di cicca e a coccolare quello che nella sua testa doveva essere suo figlio neonato: nella realtà un pupazzetto di peluche con la testa di cane, a cui aveva messo anche una bella bandana bianca in testa. Silvio canino neonato, in grembo a un barbone di San Francisco insomma.

Noto una grande quantità di giovinotti e fringuelle con in testa sovradimensionati set di cuffie marcate Beats by Dr.Dre(tm). Mi chiedo come gestiscano il conseguente problema di copiosa sudorazione auricolare. Io consiglierei un bel paio di Gradolab, ma forse non sono così plasticamente lucenti.

A metà del Pier 39, supermercato sul pontile modello outlet con molti ristoranti e gadget di dubbio valore, proprio accanto al negozio di occhiali da sole c’è un interessante negozio di coltelli da sgozzo, scimitarre, machete e roba così. Entro animato da moderata curiosità e mi godo conversazione tra americano padre panciuto e ragazzo dietro bancone riguardo ai meccanismi di apertura di alcuni coltelli con lama molto lunga. Mi chiedo a cosa pensi il figlio 7–8enne del potenziale acquirente che sta li accanto a suo babbo ad ascoltare.

Fortunatamente uno strano odore non umano dopo poco mi distoglie: sono i celeberrimi leoni marini che vivono accanto al Pier 39. Spaparanzati al sole sul pontile, emettono strani muggii e appunto un odore interessante, direi un misto di cane umido e trota. Qualcuno qui si tappa il naso, a me invece piace. Bravi leoni, simpatici e alla mano. Occhio ai coltelli però.

Sarà un sensazione, ma a me sembra che gli americani abbiano vagamente la tendenza a trasformare tutto in un luna park. E mentre cotanta saggezza si sprigiona dai miei pensieri, noto che accanto a me c’è una obesa signora con un tatuaggio sulla schiena raffigurante un’ascia e uno sniper rifle incrociati. Se c’era anche un coltello sapevo al volo con chi accoppiarla. Rotto le palle dei leoni marini, mi prendo il primo burrito di una lunga serie e mi muovo verso North Beach, il “quartiere italiano” (mha) fino a che mi imbatto nella libreria City Lights: molto bella. I cartelli dentro dicono: prendere un libro, sedetevi e leggete. Io mi son letto un po’ di Montale. In Italia non l’avrei mai fatto ovviamente. C’è un’aria molto rilassata, al primo piano vecchi personaggi raccontano storie interessanti, vere o false che siano. Bella atmosfera, ma ho come la sensazione di essere in una di quelle stazioni ferroviarie che da quando hanno messo l’alta velocità non servono più e sono invecchiate coi loro capostazione dentro. Secondo posto nella simpatica rassegna “barbone anche tu” un giovine con una sola gamba e un bel po’ di piaccicotti in testa che urlava ai passanti (compreso me): “potrebbe succedere anche a te! Anche a te! Ma io ho pregato molto il lord Gesù e tutto andrà bene” o qualcosa del genere. Amen.

(continua qui)

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