San Francisco brucia come l’erba buena

Classico esempio di Piano Regolatore americano

Parte terza: acqua elettrolitica, piano sregolatore, case perfette per il mal di schiena

1.3 Mi trovo in un supermercato molto hip, tutto fighetto e ordinato. Ma che non ci sia verso di comprare una cazzo di bottiglia d’acqua con solo l’acqua dentro mi pare impossibile. Alla fine mi tocca prendere una bottiglia di acqua distillata con aggiunta di elettroliti. La chiamano “Smart Water”. Ripenso alle due bottiglie di acqua panna che mi è toccato buttare alla security in aeroporto.

Dissetato come non mai, noto una cinquantina di persone in fila davanti al negozio della Oakley (un marchio di occhialacci americano che la Luxottica di Agordo si è felicemente ingoiato). Musica hip and hop ad alto volume. A quanto pare c’è un famoso lanciatore dei giants dentro che firma autografi. Fanno entrare 3 persone ogni 5 minuti. Sembra lunga la faccenda. Auguri ragazzi, vi servono.

La rassegna “Tutti grulli per un giorno, facciamo due” continua all’uscita di Powell street con un ragazzotto ispano cinese con un altoparlante attaccato alla cinta che sbraita qualcosa riguardo ai peccatori e a Gesù e blah blah in faccia a quattro rappresentanti di una improbabile setta mormonica-geoviana muniti di cartelli sulla “vera Bibbia”. Dopo un po’ decido di allontanarmi, data l’atmosfera potrebbe presto comparire un Belpietro qualunque.

Il Castro, il cosiddetto quartiere gay (anzi, lgbt, non discriminiamo) di SF mi è piaciuto. Paradigmatico esempio di “gentrification” iniziato negli anni 70, ha una architettura simpatica e stravagante, anche se a dirla tutta lievemente posticcia e sopra le righe. Effettivamente la quantità di uomini gay è notevole, tutti accoppiati e molto educati. Sguardano molto. Non saprei proprio esprimermi sulla questione dell’affidamento di bambini a coppie omosessuali. Ma di certo a giudicare da come si divertono questi due bambinetti con le loro due mamme qui davanti a me niente sembra sbagliato.

Ho già mal di schiena

Ho fatto una puntatina nello Haight, il quartiere memorabilia dove a fine anni 60 successero un sacco di cose. Ganzo, ma a parte Amoeba Music non saprei che farmene oggigiorno. Voglio dire, vendere narghilè o pipette non è che sia molto diverso da vendere scarpe o cappotti. Sempre shopping è, secondo me. Tra l’altro volevo pisciare e l’unico bagno disponibile era quello del McDonald li vicino. Sono entrato di corsa nel cesso, e sulla tazza ho visto una cosa talmente disgustosa che non proverò nemmeno a descrivere. Risultato mi sta per scoppiare la vescica povero me.

Tre ore dopo quello che ho scritto sopra, sono riuscito a trovare un bagno da Macy’s, shopping mall in Union Square. Tutto regolare, a parte uno che si è letteralmente pisciato addosso (con tanto di copiosa prova sui pantaloni), e quello nel cesso accanto a me che si è fatto una sega in diretta.

Ieri mentre tornavo a casa, ho attraversato a piedi il Tenderloin. Ok, la quantità di hobos a San Francisco è impressionante, ma qui si va decisamente oltre. Per inciso, è un quartiere situato a 5 minuti a piedi dal centro. Fra i molti altri amici caduti in disgrazia, un simpatico signore attaccato ad un palo con la testa riversa in giù cercava di scrivere qualcosa su un foglietto, beh, con dubbi risultati. Mi ha ricordato molto quei pomeriggi d’università, quando cerchi di prendere appunti durante una lezione dopo pranzo ma hai troppo sonno e il risultato sono solo sgorbi illeggibili e sbavature (letterali). Oddio, considerato quanto costa l’università qui, non credo che ello sia uno studente. Beh, magari aveva solo sonno e aveva deciso di addormentarsi attaccato ad un lampione.

(continua qui)

One clap, two clap, three clap, forty?

By clapping more or less, you can signal to us which stories really stand out.