San Francisco e la tendenza degli americani a trasformare ogni cosa in un luna park del cazzo.

Vero, ma anche quando ci si riduce a scrivere sui marciapiedi eh.

Parte sesta: se solo gli americani non avessero la tendenza a trasformare tutto in un cazzo di Luna Park

1.6 Il mio tour di San Francisco volge al termine. Lascio l’ostello salutando calorosamente tutte le persone che ho conosciuto e che rimarranno grandi amici per tutta la vita (cioè non saluto nessuno) e mi incammino alla fermata del bus. Mi dispiace quasi un po’ di non vedere nemmeno un barbonio prima di allontanarmi dal centro città. Sono subito accontentato. Uno sbuca da un angolo, praticamente mi caracolla addosso e poco dopo mi vomita a due metri dal trolley mentre aspetto l’autobus. Poverino, si scusa anche ma ha ancora la bava alla bocca e fa peggio che meglio. Vomitatore bene educato, almeno lui, cara la mia signora del supermercato. Alla fine raggiungo la Caltrain Station nel quartiere SoMa, dove ogni mattina giovani menti fumanti commutano da SF a Palo Alto e Mountain View, col fine di cambiare il mondo dalle sedi di Google, Facebook, e così via. Una stazione come un’altra, per menti fuori dal normale. Una stazione come un’altra, per un bischero come me. Mi accascio su una panchina, vicino a dove, alle 11:30pm, mi imbarcherò su un Megabus notturno in direzione di, nientepopodimeno, Los Angeles. Me lo immagino già, il bell’autobus che dolcemente mi cullerà verso la città degli angeli mentre riposo come un bambino: grosse poltrone di pelle, ogni comfort possibile, autista gentile e pronto ad assecondare ogni desiderio dell’esigente cliente. Non vedo l’ora.

Ma prima è tempo di pensierini. Titolo: San Francisco.

San Francisco è strana, e si era capito. Se dovessi definirla con idioma toscano, direi che “fa buca” e che “hanno aperto le gabbie perbenino”. C’è chi dice che ha un feeling europeo. A me sembra tutto fuorché una città europea. Sicuramente, con la giusta dose di cinismo e attitudine ad osservare, ti fai delle grasse risate. È davvero piena di personaggi, sia della categoria “benestanti” che di quella “hobos”. Il disgusto, certo, è sempre dietro l’angolo. I contrasti fra tutto e niente sono fortissimi. Fa davvero strano vedere lo shopping SELVAGGIO a suon di gadget tecnologici, negozi di cagate senza senso, negozi di cagate senza nessunissimo senso, di moda, di supervitamine, di cazzi e di mazzi, accanto a orde di homeless, hobos, super poveri, tutti letteralmente spalmati come la nutella nel centro città e nelle sue adiacenze. Ci sono tanti, tanti disgraziati, ma davvero tanti. Mai vista una cosa del genere in nessuna città europea. Ovviamente la povertà esiste ovunque, ma se qui pensi che si sbracciano come dei supereroi per far crescere il pil del 2.2 l’anno vantandosi di essere la nazione più industrializzata, più libera, più giusta, più tutto… beh, non ti aspetteresti di vedere tanta gente lasciata così indietro. Forse sono cose ritrite da dire, ma vederle dal vivo fa un certo effetto. Ci sono decine e decine di vecchi cinesi o chi per loro che praticano il waste picking: vanno in giro per cassonetti (specialmente quelli del centro che sono belli carichi a tutte le ore) a raccogliere lattine e bottiglie che poi portano ai centri di raccolta per guadagnare qualche dollaro per sbancare la giornata. “Lavorano” nel sudicio più tremendo, tirandosi dietro carrelli pieni di buste fetide colme di lattine, bottiglie, non di rado piene di urina e chissacchè di qualche buontempone. Mettono le mani in posti pieni di merda, quando gli va bene, pieni di merda e malattie quando gli va male. Al di la del fatto che siano utili o meno per l’environment della città, veramente ti viene da chiederti qual è la dignità di chi comanda nel lasciare che tutto questo sia la norma. E per inciso, queste persone almeno raccattano qualche dollaro per campare. Ho perso il conto di tutte le persone che ho visto in condizioni decisamente peggiori, lasciate a se stesse, che dormono nei vicoli che incrociano le grandi strade centralissime dello shopping, e passano le giornate a vagare in cerca d’elemosina storti come dei tuberi. Camminando per il centro di SF, ogni poco puoi fare il simpatico gioco del “uomo o cane”, cercando di capire solo tramite l’olfatto se chi si nasconde dietro l’angolo è un simpatico amico a quattro zampe o un simpatico amico disgraziato con due zampe in disperato bisogno di una doccia in aceto e sapone di Marsiglia. So che SF ha delle politiche accomodanti verso gli hobos, ed è anche per questo che in molti si accasano li. Io però, da europeo ipocrita e supponente (e sapendo bene che in 5 giorni poco si capisce di un posto come questo), ci vedo comunque una superficialità e un arroganza orribile per come una città, ma forse potrei dire una nazione, tratta molti dei suoi connazionali. E anche se nel mio cinismo mi fanno sbacchiare dal ridere per le scene di grottesca comicità in cui si infilano, credetemi, è un riso amaro.

Detto questo, va detto la medaglia ha molti rovesci. Fa molto piacere vedere tante e tante coppie di giovani e meno giovani dello stesso sesso tenersi per mano con naturalezza, camminando per strada senza che nessuno li caghi. Senza eccessi, senza vizi, senza nulla da dimostrare o da nascondere. Con la quieta normalità di coppie di persone che si voglion bene e basta. Per il poco che ho visto, nella città di Harvey Milk le coppie gay sono certamente ben integrate nel tessuto sociale. Il problema, forse, è che poi vedi anche alcuni di loro a far shopping selvaggio scansando i disgraziati che incrociano per le strade del centro. Diventando più borghesi dei borghesi etero, perdono tutto il sapore della rivincita e della giustizia sociale. Con tutto il rispetto, s’intende.

E ancora, lo respiri a polmoni aperti questo alone di passione e viscere gettato dai beat e dagli hippie, lo percepisci a palate nelle vicinanze della City Lights che fu di Ferlinghetti, o, fino a un certo punto, nello Haight tuttora infestato dai fantasmi dei Grateful Dead e di Janis Joplin. Poco più in la, puoi fumare in pieno giorno senza paura di retate o quant’altro, o farti un giro tra milionate di dischi, vinili, cassette, musica, musica, e ancora musica.

Si legge, si fuma, e si suona il chitarrino

E poi, come va riconosciuto, la rivoluzione informatica, che qui trova un senso tutto suo a suon di idee, che nel bene o nel male, stanno cambiando il nostro modo di rapportarci alla vita. Insomma, capisci che nel bene o nel male questa è una città che ha carattere, certo schizofrenico, contraddittorio e pieno di contrasti forse insanabili. Ma il carattere c’è e come. Forte, passionale, storto, strambo, ironico, sopra le righe, sudicio, proiettato a missile nel futuro remoto.

Ed è forse per questo che già un po’ mi manca. Vorrei solo che gli americani avessero un po’ meno la tendenza a trasformare tutto in un cazzo di Luna Park.

E a proposito di Luna Park, prossima destinazione: Los Angeles. Giù nel buco nero.

(Continua a Los Angeles!)

Like what you read? Give AN a round of applause.

From a quick cheer to a standing ovation, clap to show how much you enjoyed this story.