Il disturbo narcisistico della personalità

e la forza gravitazionale terrestre

Sri Aurobindo, uno dei più grandi filosofi e mistici indiani del XX° secolo, tra le centinaia di sentenze o perle di saggezza ne lasciò una particolarmente significativa:

“L’Ego fu un aiuto! L’Ego, oggi, è un ostacolo!”

Intendeva dire che solo grazie all’egoismo l’essere umano, in un tempo oramai lontano, poté separarsi dal tessuto spirituale del cosmo nel cui grembo era stato concepito e così conquistarsi quell’autonomia individuale assoluta che sarebbe stata il trampolino di lancio per la realizzazione di una qualità mai prima esistita nel creato: la Libertà. O, se vogliamo, l’Amore, perché i due termini, spiritualmente parlando, sono sinonimi.

Che l’ego oggi sia un ostacolo è una consapevolezza condivisa dalla maggior parte di noi: tutti, chi più chi meno, riconosciamo il nostro amor proprio, il nostro efferato egoismo, e sempre tutti, chi con maggior successo e chi con meno, ci sforziamo di superare noi stessi e di aprirci all’altruismo, alla generosità, alla fratellanza e a una più compiuta umanità. Sappiamo che sarà una lotta dura, destinata a durare ancora per molto nella storia dell’umanità e la scienza dello spirito antroposofica ha lasciato ben intendere come dal superamento o meno di questa prova dipenderà la riuscita o il fallimento dell’esperimento uomo.

Come ho già detto, però, non c’è alcun bisogno di riconoscersi antroposofi per intuire che la personale, solitaria, accanita lotta contro il proprio egoismo rappresenta la sfida del momento storico che tutti noi stiamo attraversando. Tuttavia, la consapevolezza che proprio questa specifica epoca sia quella denominata dalla scienza dello spirito come: “epoca dell’Anima Cosciente” può essere di grande aiuto nel comprendere come mai, proprio oggi, il disturbo narcisistico della personalità sia quello che risulta in piena espansione.

Chi lavora sul campo da diversi decenni sa bene come nel trascorrere del tempo si modifichino le condizioni di salute e malattia dell’anima umana. Già solo in questi ultimi cinquant’anni numerosi sintomi che prima sembravano epidemici (agorafobia, claustrofobia ecc…) sono andati riducendosi o, per lo meno, metamorfosandosi. Mentre nuove, inimmaginabili sindromi sono comparse sul teatro del disagio umano e dilagano copiosamente (si veda ad esempio “l’attacco di panico”) quasi a rappresentare una sfaccettatura non marginale dell’epoca moderna. Tutto cambia. Tutto si trasforma. Tuttavia, saper riconoscere il significato e la portata di un cambiamento e l’irrompere di un sintomo storico, può essere non solo interessante quanto soprattutto utile per approntare le nostre migliori difese.

Per questo unico motivo credo sia importantissimo, oggi come oggi, registrare la crescita a dismisura di una sindrome che, sebbene da sempre riconosciuta e attentamente studiata, mai era stata così pervasiva e invadente in tutti gli strati della popolazione mondiale. Faccio riferimento al Disturbo Narcisistico della Personalità che, stando a quello che registrano gli osservatori più attenti della commedia umana (sociologi, psicanalisti, medici, politologi, giornalisti e quant’altri), sembra dilagare oltre ogni media statistica e interessare tutti gli strati della popolazione mondiale (anche se con effetti diversamente devastanti a seconda il ceto di provenienza).

Per i non addetti ai lavori, però, prima di azzardare un’interpretazione fondata sui principi della scienza dello spirito, sarà opportuno fare un quadro sintetico ma esplicativo delle sue peculiarità. Il rischio, in caso contrario, sarebbe quello di confonderlo con una semplice (si fa per dire) nevrosi o con atteggiamenti relazionali (sociali o personali) più o meno bizzarri, appariscenti, esagerati, immorali, strani, ribelli o addirittura infami… ma pur sempre guaribili con l’applicazione del buon senso e della buona volontà.

Purtroppo non è così per la sindrome di cui sto parlando, e questo per una serie di ragioni che sono intrinseche alla natura stessa del fenomeno. Non a caso i “disturbi narcisistici della personalità”, pur essendo inclusi nei più diffusi manuali diagnostici internazionali, vengono nettamente distinti dai disturbi clinici per due fondamentali motivi:

1) Perché sono ego-sintonici. Motivo per cui la persona assai raramente si rende conto di essere affetta da un pernicioso disturbo e di solito considera le proprie difficoltà come tratti peculiari, se non addirittura raffinati, del proprio stile di vita.

2) Come se non bastasse, i disturbi della personalità sono alloplastici. Nel senso che la persona, se anche insospettita dai cattivi risultati delle proprie azioni o dalle giuste rimostranze dei propri simili, tende a cambiare l’ambiente… ma non se stesso.

Già da questo si potrà desumere non soltanto la difficoltà del trattamento ma anche, e soprattutto, la possibilità di far balenare nel soggetto in questione la necessità di un cambiamento radicale della propria visione di se stesso e del mondo.

Non a caso Alexander Lowen scrisse una volta che la sindrome narcisistica poteva essere considerata una di quelle meglio conosciute dalla psicologia dinamica… peccato, però, che i pazienti affetti da tale disturbo fossero quasi del tutto assenti dagli studi di psicoterapia. Il perché, continua Lowen, è ovvio: nessuna persona convinta della propria straordinarietà avrebbe mai sentito il bisogno di confrontarsi umilmente con qualcuno cui avrebbe dovuto implicitamente riconoscere un sapere (e forse un potere) superiore al proprio. Il paradosso estremo, perciò, è che più il disturbo è grave, meno possibilità ci sono che per colui che ne è affetto di mettersi in discussione.

Infine, sempre per coloro che non possono conoscere tutti i retroscena della psicologia clinica, ci sarebbe da tener distinto il “narcisismo” vero e proprio, come blanda nevrosi, dal “disturbo narcisistico della personalità”. Gli elementi differenziali sono stati elencati più sopra, a conferma del fatto che molte persone possono pur nutrire un’eccessiva considerazione di sé (nell’aspetto fisico, ad esempio, o nell’intelligenza, o nel potere economico raggiunto, ecc…) senza per questo che tutto il loro complesso cognitivo-affettivo-comportamentale ne sia compromesso. Difficile dire se la differenza tra le due sindromi possa essere considerata quantitativa o qualitativa, ma certo è che esse sconfinano una nell’altra, si sovrappongono, e solo un’accurata analisi differenziale può permetterne il riconoscimento.

Questa differenziazione, tuttavia, sarebbe basilare ai fini di un’eventuale terapia, perché permetterebbe di comprendere entro quali limiti sarebbe possibile intervenire. Secondo lo psicanalista junghiano Nicola Ghezzani, infatti, sarebbe ora che la psicologia smettesse di vedere nel narcisismo un fattore antisociale connaturato alla specie umana (Freud) e, dunque, l’origine di ogni male. Piuttosto egli lo indica come una deviazione psicologica di un impulso naturale alla maturazione o, meglio ancora, come una drammatica risposta al dolore di non essere stati riconosciuti nella propria più intima essenza. Una risposta patologica al fatto di non essere stati amati, bensì sopraffatti dalle malate aspettative dell’ambiente.

I più attenti dei miei lettori, a questo punto, avranno intravisto l’aggancio possibile tra la prima parte della sentenza di Sri Aurobindo: “L’ego fu un aiuto…”, e la coraggiosa affermazione di Ghezzani: nessun essere umano è esente da tratti narcisistici (si pensi, infatti, all’importanza necessitante di quella sana fase evolutiva chiamata appunto dai clinici: “narcisismo primario”), perché il narcisismo è l’unica forza capace di spingere l’individuo a esplorare la propria singolarità e realizzare la propria unicità. Solo che, se nella sua fase evolutiva propria, questa spinta profonda all’affermazione egoica non viene riconosciuta e confermata (Ad esempio: Ma come sei bravo! Oppure: Quanto sei carina! Ma che belle cose che sai fare, ecc…) o, al contrario, se anziché essere educata e contenuta, viene invece amplificata al massimo dagli adulti di riferimento (Ad esempio: Sei straordinario, mi aspetto grandi cose da te. Oppure: Sei così bella che nessun’altra potrà mai competere con te. O ancora: Le tue realizzazioni sono insuperabili), ecco allora che la spinta egoica naturale si perverte, perché il bambino percepisce nel più profondo di sé che mai sarà in grado di soddisfare le aspettative altrui: in un caso perché le sue reali ed effettive potenzialità non sono state riconosciute e amate per quelle che erano. Nell’altro, perché sono state così ingigantite e sopravvalutate che mai egli potrà ritenersene all’altezza. In entrambi i casi, manca un autentico riconoscimento d’amore, e a fronte di questa drammatica esperienza esistenziale, il bambino si chiuderà in una sorta di difesa anestetica all’interno della quale andrà poi sviluppando un’ipertrofica “immagine grandiosa di se”.

“L’ego — allora — diventa l’ostacolo” secondo le mirabili parole di Sri Aurobindo, perché anziché raggiungere un culmine di equilibrata realizzazione oltre la quale cominciare ad intravedere la relatività della propria avventura individuale e il valore unico e insostituibile delle proprie capacità di amare (l’altro, gli altri, il mondo, la Vita), si chiude su se stesso accentuando quella forza centripeta che riduce tutto sé (escludendo l’altro, gli altri, il mondo, la Vita). L’Ombra oscura del narcisismo, scrive Ghezzani, è la totale, assoluta incapacità di amare (l’egoismo, appunto) realizzata non per un difetto congenito o una maligna inettitudine, bensì per una primitiva chiusura difensiva al “vuoto” percepito dentro di sé. L’ombra del narcisismo, scrive Ghezzani, è appunto il “vuoto d’amore” che, paradosso dei paradossi, il narcisista tenderà a riempire con un “pieno fittizio di nulla”: l’immagine grandiosa di sé. La quale, naturalmente, non è in grado di tenere il confronto con la realtà: è troppo fatua e inconsistente per reggere il confronto paritetico con gli altri o con il mondo. Per sostenersi, dunque, essa necessita del Potere (la Leadership sociale, religiosa, politica, economica, militare o criminale), l’unica forza ritenuta in grado di contrastare la disgregazione del proprio piccolo ego nel vuoto. Il Potere… il polo opposto dell’Amore. L’antitesi perfetta e compiuta dell’avventura umana.

“Il narcisismo — scrive Ghezzani nel suo bellissimo saggio: L’ombra di Narciso” — copre e tenta di compensare drammatici sentimenti d’impotenza, relativi alla dipendenza primaria e alla schiavitù sociale adulta; e si esprime con un ventaglio di manifestazioni che va dal semplice e commovente isolamento della persona fragile e ferita, passando per la fatua seduttività del vanesio e del piccolo opportunista, fino al sadismo del manipolatore e del parassita che consuma e uccide la sua vittima… L’ombra di Narciso è il Sé assente…”

Davvero coraggiose e lucide le considerazioni di questo terapeuta ma spalancano le porte a una scomoda domanda: non ci sarebbe, dunque, alcun confine? Dovremmo riconoscere una sorta di continuità irrisolvibile tra gli estremi opposti del fenomeno o sarebbe invece doveroso distinguere tra il narcisetto che in un qualche modo si è adattato (accomodamento secondario) e adeguato al mondo, e il sadico perverso che ha perduto qualunque capacità empatica e, pur di affermare se stesso, arriva a sacrificare senza battere ciglio la vita dei suoi simili?

Di fronte a un dilemma come questo, si potrebbe arrivare a toccare quasi con mano le differenze e i limiti delicatissimi tra la moderna visione psicologica del mondo e quelli di una scienza dello spirito. Perché alla psicologia moderna manca un concetto solido ed equilibrato delle ripetute vite terrene e, dunque, del destino e delle “prove” che esso comporta. È questa mancanza che impedisce al terapeuta moderno di orientarsi tra storie umane così variegate e complesse che pure balzano agli occhi di chiunque voglia osservarle: uomini e donne che in gioventù hanno subito traumi inenarrabili, che sono stati travolti da eventi devastanti e, ciò nonostante, hanno sviluppato empatie umane e aperture spirituali inimmaginabili per la maggior parte delle persone più fortunate. Altri, invece, che pur sollecitati a credere in se stessi, per qualche oscura ragione hanno finito per tradire il proprio sé precipitando poi nella spirale negativa del vuoto abissale del disturbo narcisistico della personalità. Perché si verificano casi così contrastanti? Cos’è che fa la differenza?

La mancanza di orientamento in questo campo non è perciò casuale: solo un’autentica veggenza spirituale, infatti, permetterebbe di discernere un caso da un altro e di percepire con chiarezza le forze agenti in entrambi. In mancanza di una tale visione si finirebbe inevitabilmente per fidarsi delle teorie più accreditate, dimenticando che le teorie, tutte le nostre attuali teorie, sono quello che sono: costruzioni arbitrarie dell’intelletto umano incapace di riconoscere gli errori gnoseologici ed epistemologici dai quali muove per conoscere il mondo. Teorizzando.

Nonostante ciò la proposta dell’analista Ghezzani è encomiabile e coraggiosa, perché testimonia della sua profonda umanità e dello sforzo professionale del terapeuta teso a comprendere, se non proprio a giustificare, le aberrazioni cui questa sindrome patologica può spingere tutti coloro che ne sono affetti.

Personalmente, però, non mi sento in grado di condividerla del tutto. Possibile che tra il pessimismo arbitrario di Freud e il coraggioso ottimismo di Ghezzani non sia possibile azzardare dei distinguo? La psicologia dinamica, con la sua intrinseca capacità di ricondurre ogni aberrazione umana alle cause traumatiche che l’avrebbero originata, può essere considerata un’antesignana di quella capacità di perdono onnicomprensivo che tutti un giorno dovremmo sviluppare, o non presenta, invece, almeno alcune volte, tratti d’impotenza di giudizio morale là dove l’uomo, senza grosse resistenze, si fa vassallo del male?

È vero: nessuno potrebbe presumere di sapere come avrebbe reagito se fosse stato ferito in profondità, soprattutto nell’età della fanciullezza. Ed è fuor da ogni dubbio che un aiuto amorevole, dato al momento giusto, possiede la forza che potrebbe sanare qualunque ferita. Ma queste considerazioni non dovrebbero permetterci di trascurare né il mistero della risposta autonoma della persona ferita né le risorse interiori, le facoltà e i talenti con le quali è entrata nel mondo. Che a volte sono enormi, altre volte miserrime.

La verità è che la scienza karmica è ancora una neonata. Il libro “Il segreto di altre vite” dello psicanalista junghiano Roger J. Woolger ne è una dimostrazione: coraggioso, intuitivo e innovativo. Ma appena balbettante se confrontato con la scienza dello spirito.

Fatto sta che io, sostenuto solo da una certa sensibilità maturata nel corso di tanti anni di esperienza sul campo, ma in mancanza di una veggenza capace di investigare nelle precedenti vite altrui, mi sento incapace di equiparare il narcisismo ordinario di alcuni pazienti incontrati nella mia attività psicoterapica con il disturbo narcisistico della personalità che sempre più spesso fa parlare di sé le cronache di tutto il mondo. In un modo o nell’altro, i pazienti che ho incontrato in questi ultimi decenni hanno trovato il coraggio di mettere in discussione se stessi e di ascoltare con umiltà i suggerimenti di qualcuno da cui hanno osato dipendere, almeno per un breve periodo del loro tempo. Non si può dire la stessa cosa della maggior parte delle personalità politiche, militari e finanziarie che oggi controllano il mondo e che, a detta dei più quotati psichiatri e psicanalisti del momento (Luigi Zoya, Vittorino Andreoli, Adriano Segatori, Ezio Zucconi e tanti altri) sono affetti da Psicopatia, Paranoia e Disturbi Narcisistici della Personalità. Disturbi gravissimi che, evidentemente però, non vengono rilevati dalla coscienza collettiva ma i cui effetti, a ben vedere, stanno radicalmente stravolgendo il mondo nel quale tutti abitiamo. E non credo che tutti quei loschi signori sarebbero mai disposti a consultare il dottor Ghezzani, offrendogli con ciò la misura, giusta o sbagliata che sia, della onnicomprensività della sua teoria. Davvero, tutti noi, siamo sempre e soltanto vittime innocenti delle circostanze avverse? Davvero il male è sempre senza specifica colpa alcuna? E davvero è sempre così “banale”, come ben documentò Hannah Arendt, da non occasionare, mai, nessuno scrupolo morale, nessun dubbio, nessuna incertezza?

Siamo davvero così sicuri di non essere mai responsabili, almeno in minima parte, della piega che prende la nostra vita interiore?

Quest’ultima osservazione non è gratuita. Mi serviva farla, per ritornare alla frase di Sri Aurobindo con la quale ho aperto questo breve e non esaustivo articolo: “L’Ego è oggi l’ostacolo!” Chi si è accostato all’antroposofia sa, o almeno dovrebbe sapere, che l’attuale incarnazione dell’essere umano nel tempo e nello spazio fisico-sensibile rappresenta solo una tappa del suo lungo processo evolutivo. Una condizione esistenziale estrema, come quella della caduta nell’apparenza materiale e nella separazione dal Tutto che, per realizzarsi, necessitava dell’immensa forza centripeta del pianeta nel quale la stiamo sperimentando. In definitiva, questa è l’egoità umana: un riflesso individuale della forza gravitazionale della Terra. Una forza, quella della gravità che, mi preme rilevare, contrariamente a quanto in genere si crede, non è ancora stata davvero spiegata nella sua natura più profonda da nessuna teoria scientifica. Ma a noi basterà qui immaginarla come un’immensa forza centripeta che, se non fosse bilanciata da quella del sistema solare cui appartiene, tenderebbe a coagulare ogni cosa in un unico punto. Grazie a questa forza noi esistiamo nello spazio fisico sensibile che lo stato di incarnazione attuale del pianeta ci offre. Grazie a questa forza noi siamo un Io, o meglio, sappiamo di noi stessi, separati e distinti da tutto ciò che Io non è. Una condizione straordinaria di autonomia e indipendenza da quella dimensione spirituale cui in verità apparteniamo. Una condizione di estraniamento, una vertigine di nullità e solitudine assoluta, una perversione esistenziale che, riconosciuta in piena e totale libertà, potrebbe permetterci un giorno di aprirci verso il mondo spirituale da cui proveniamo accogliendo nel grumo duro e oscuro del nostro ego quell’unica forza che è in grado di frantumarlo:

“Non io, ma il Cristo in me”.

Il pianeta nel quale abitiamo, la sua immensa forza gravitazionale, la forza centripeta del nostro cieco egoismo… sono questi gli aiuti che il mondo spirituale ci ha messo a disposizione per rendere libera la nostra capacità di amare. L’ego è stato il nostro aiuto… ma ora, nell’epoca dell’anima cosciente, l’ego è l’ostacolo maggiore che dobbiamo sforzarci di superare. E mi auguro di non dover sprecare troppe parole per evidenziare come il disturbo narcisistico della personalità non rappresenti altro che un indurimento patologico dell’ego.

Non sarà dunque significativo che proprio oggi, nell’epoca di Michele, così tante personalità subiscano la caduta nel narcisismo o, ancor peggio, nel disturbo narcisistico della personalità?

Non sarà significativo che così tante individualità si offrano allo sguardo ingenuo della coscienza collettiva esibendo con sfrontatezza una ipertrofica immagine grandiosa di sé e, anziché essere curati, ricevano invece riconoscimenti, consensi ed applausi? È il caso di attori, attrici, pop star, divi dello sport… ma, purtroppo, anche di governanti, politici, finanzieri ed economisti. Non di tutti, è ovvio… ma di molti. La FOLLIA governa nella maggior parte dei paesi del mondo. Ma è davvero solo “follia”, o non anche un completo cedimento morale attraverso il quale l’Io umano si è fatto schiavo di ben altri Padroni?

E allora, per concludere, non sarà pericoloso il fatto che tutte queste individualità, anche ammesso che alcune siano solo vittime della propria storia, si pongano come modelli di fronte alla coscienza ingenua delle masse? Come esempi da imitare o addirittura da superare, per raggiungere quella fama, quella ricchezza e quel potere che una coscienza collettiva oramai diseducata crede essere le uniche facoltà in grado di saturare il vuoto abissale che la minaccia?

Le mie sono solo perplessità, considerazioni non ancora pienamente elaborate, riflessioni che solo il vertiginoso aumento dei casi clinici ha sollecitato. Mi sembra, però, che l’escalation dei disturbi narcisistici della personalità, proprio in quanto Ombra dell’Amore, come afferma Ghezzani, ci dia la misura delle Forze che si oppongono all’epoca dell’anima cosciente. Mi sembra che ben rispecchino l’Essere Avverso contro cui si batte l’Arcangelo Michele.

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