Highway To Hell

Massimo Lazzari
Jul 23, 2017 · 5 min read
Baia di Macari, Sicilia

“Hey mumma just look at me

I’m on the way to the promised land ”

[AC/DC, 1979]


«Buongiorno a tutti i passeggeri. È il Comandante Melloni che vi da il benvenuto a bordo del volo Alitalia Bologna-Palermo. Le condizioni meteo sono ottime e prevediamo di atterrare all’aeroporto Punta Raisi alle 12:45».

I circa centocinquanta posti del DC-9 sono tutti occupati. D’altronde è appena iniziata la stagione estiva e molti bolognesi approfittano dei primi fine settimana estivi per andare a riposarsi sulle spiagge siciliane.

Ci sono famiglie, gruppi di turisti, coppie di tutte le età e viaggiatori solitari. La maggior parte degli uomini a bordo discute di calcio, e più precisamente dei Mondiali di Spagna appena iniziati.

«Hai visto che figura di merda abbiamo fatto con la Polonia?», «Bearzot ha sbagliato a convocare tutti quei giocatori della Juve», «Paolo Rossi è un calciatore finito, non si è più ripreso dallo scandalo». Questi sono i commenti che rimbalzano dalla testa alla coda dell’aeroplano che sta sorvolando lo stivale. In una fila verso la coda del velivolo, però, c’è un singolare terzetto che non ha alcun interesse verso il calcio.

Anna, Caterina e Lucia stanno litigando per aggiudicarsi l’utilizzo del walkman e delle cassettine di Lucio Dalla. Una coppia di anziani nella fila accanto, disturbati dai bisticci, interviene pacatamente.

«Bimbe care, dove sono i vostri genitori?» domanda con marcato accento bolognese la signora, sporgendosi sul seggiolino.

Le tre bimbe interrompono gli alterchi, si fissano in silenzio, indecise su chi debba rispondere. Al solito, è Anna a prendere la situazione in mano.

«Il papà e la mamma sono a Bologna».

«A Cento» la corregge quella che sembra essere la più grande delle tre.

«Sta zitta spastica. Bologna, Cento, è lo stesso no?» ribatte Anna con tono canzonatorio.

Lucia si oscura in volto e pianta il muso. «Non mi chiamare così. Sei cattiva».

Lo scambio di battute ha destato l’interesse anche del marito della signora, che decide di intervenire.

«Come sono a Bologna? E voi con chi viaggiate?»

Caterina, la più piccola, indica allora la hostess che sta passando per il corridoio. «Con la baby-sitter».

Anna le assesta uno scappellotto. «Ma allora sei proprio stupida. Lei non è la nostra baby-sitter. È la hostess dell’aeroplano».

I due anziani si fissano interdetti, alzando le spalle.

«Quindi viaggiate sole?» incalza il signore.

«Si. Lo facciamo sempre» risponde Anna con aria spavalda.

«E come mai, belle bambine, viaggiate sole?» domanda la moglie.

Lucia apre la bocca per rispondere. Anna, prevedendo un’altra scemenza, la interrompe piazzandole una mano sulla bocca. «Perché il papà deve lavorare e la mamma non lo può lasciare da solo. Gli deve preparare da mangiare, lavare i panni e cose così».

I due anziani sono sempre più confusi, anche perché le tre bambine continuano a darsi sberle e fare le bolle con le Big Babol, come niente fosse. È una situazione talmente inusuale che la curiosità prevale sullo sdegno, e spinge la donna a fare ancora domande.

«E che lavoro fa il vostro papà?»

«Costruisce le case» rispondono le tre all’unisono.

«Ah! E vivete a Bologna?»

«No. A Cento. L’ho detto prima» ribatte Lucia anticipando Anna. La quale, stizzita dall’audacia e dal tono usato dalla sorella, le tira i capelli.

«Prima abitavamo a Bologna. Ora stiamo a Cento» aggiunge quindi, a beneficio dei suoi interlocutori.

«Come mai siete andate a vivere laggiù nella bassa?» interviene allora il marito della donna.

«A Bologna non ci dava la casa nessuno perché siamo torroni» sussurra allora la timida Caterina, che cerca il suo momento di gloria.

Anna si volta e la guarda con occhi incendiati, prima di assestarle l’ennesima sberla.

«Si dice terroni, scema. E comunque non lo devi dire a voce alta. È una brutta parola».

I due bolognesi sono quasi divertiti adesso. Gli sembra di assistere a una scena comica del Drive-In.

«Quindi prima abitavate a Bologna e adesso vi siete trasferite a Cento perché nessuno vuole affittare la casa a una famiglia meridionale. Ho capito bene?»

«Prima stavamo in Via del Fratello» interviene Lucia.

«Pratello!» la interrompe Anna, che prosegue. «Quando Lucia faceva le cure all’ospedale, venivamo a Bologna per qualche mese e stavamo in Via del Pratello. Poi quando ci siamo trasferite qui, abbiamo trovato casa solo a Cento».

«Che cosa hai avuto piccola?» domanda allarmata la signora, sporgendosi verso la maggiore delle tre.

«Sono nata in una settimana e quindi sono diventata spastica. Così devo andare al Rissoli a farmi allungare».

Anna è inferocita verso la sorella e sente il dovere di chiarire meglio il concetto ai due stupefatti anziani.

«Allora, vi spiego» inizia sospirando, «Lucia è nata settimina, non in una settimana. Significa che è di sette mesi. Quindi ha le braccia e la gambe più corte del normale e si deve curare all’ospedale Rizzoli, non Rissoli. Così tutte noi, con la mamma e il papà, ci siamo dovute trasferire a Bologna».

I due si guardano. Non sanno se essere dispiaciuti per la disgrazia della bambina o ridere per la comicità paradossale della situazione.

«Prima di venire a Bologna dove vivevate?» domanda dunque la donna, intuendo già la risposta.

«A Palemmo!!!» rispondono in coro le tre bambine, con gli occhi che brillano.

«Ah ecco. E quindi state tornando giù per le vacanze estive» aggiunge la donna con un sorriso.

«Si. La settimana scorsa è finita la scuola. Io andrò in quinta e Catia in terza. Lucia invece deve fare la seconda media. Adesso andiamo a passare l’estate dalla zia Mariella» precisa Anna con tono cospiratorio dando di gomito alle sorelle.

«Ma non avete paura a volare da sole?» domanda l’uomo, suscitando lo sdegno delle tre bambine.

«Macché paura. Noi ci divertiamo un mondo. Finalmente senza il papà e la mamma che litigano e ci dicono sempre che cosa fare».

I due anziani si guardano confusi, non sanno come interpretare una situazione troppo lontana dagli schemi sociali cui sono abituati.

Anna li lascia infine a bocca aperta quando, bussando con un dito paffuto sulla spalla della donna, aggiunge fiera:

«Guardi che noi ormai siamo grandi. E poi è giusto che impariamo a cavarcela da sole. Non vorrà mica che facciamo la fine di nostra madre».


Questo racconto è tratto da Quando guardo verso Ovest, una raccolta di 33 racconti con titoli ispirati ad altrettante canzoni rock del XX secolo.

Il libro è stato pubblicato da Antonio Tombolini Editore nel 2015 e può essere acquistato qui.

Tutti i proventi derivanti dalle vendite del libro vengono devoluti dall’autore all’Associazione Mondobimbi Onlus, che li usa per aiutare i bambini del Madagascar ad andare a scuola.

Quando guardo verso Ovest

Massimo Lazzari

Written by

Autore di Il libro perfetto (2017), Quando guardo verso Ovest (2015) ed Esprimi un desiderio (2012) www.massimolazzari.com

Quando guardo verso Ovest

33 racconti, 33 persone, 33 canzoni rock

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