Layla

Kiev, Ucraina

“What will you do when you get lonely

and nobody’s waiting by your side?”

[Derek and the Dominos, 1970]


È una bellissima mattina di inizio estate. L’alba rischiara gradualmente il cielo, tingendolo di tutte le gradazioni di rosso, viola e giallo. Il sole riflette una scia brillante nel mare piatto, interrotta solo da un paio di imbarcazioni che navigano al largo.

Leila passeggia in riva al mare. I mocassini seguono la linea lasciata dalle onde. Indossa una giacca a vento rossa sopra una maglia di cotone antracite, e pantaloni estivi color sabbia. Il viso è nascosto da un paio di Ray-Ban, i capelli raccolti sotto il cappellino. Ascolta musica dagli auricolari: una compilation che le ricorda una vacanza di qualche anno prima. Nella mano destra la prima sigaretta della giornata. La sinistra stringe un foglio di carta, nella tasca della giacca.

Lo sguardo è perso sull’orizzonte. Al di là di quello, a qualche migliaio di chilometri di distanza, si trova il paese in cui è nata e cresciuta.

Leila ripensa a quella ragazza con il maglione arancione che, in una fredda mattina di molti anni prima, è saltata su un pullman diretto in Italia. Certo la vita non è stata proprio come se la immaginava. Però è soddisfatta di quello che ha ora, è fiera di ciò che è riuscita a costruire nonostante le difficoltà. Solo qualche mese prima le sarebbe sembrato impossibile passeggiare in riva al mare in una mattina come questa, passandosi una mano tra i capelli, respirando iodio anziché nebbia.

La sera prima, però, un evento inatteso ha riaperto una ferita che credeva rimarginata. Uno squarcio nel suo fragile cielo di carta ha riportato in superficie pensieri che aveva faticato tanto a seppellire nel suo passato.

Assorta in questi pensieri, quasi non si accorge della ragazza bionda che avanza incontro a lei, preceduta da un enorme cane nero. Cazzo, Elena, pensa Leila nel momento stesso in cui riconosce l’amica che, evidentemente, non ha alcuna voglia di incontrare. Abbassa lo sguardo, sperando di non essere riconosciuta. Speranza vana.

«Leila!» strilla Elena, ancora a diversi metri di distanza. «Ciao Elena» ribatte secca lei, quando l’amica e il cane la raggiungono. Nerone inizia ad annusarla e a saltarle addosso gioioso. Elena si piazza proprio di fronte a lei. Rassegnata, Leila si ferma accanto all’amica, toglie gli auricolari e li ripone nella tasca della giacca.

«Come mai già sveglia a quest’ora?» domanda allegra Elena.

«Non riuscivo a dormire» risponde esitante Leila, «così sono uscita a fare una passeggiata».

«Tutto a posto?»

Leila sospira, per un istante valuta se è il caso di confidarsi con l’amica. Poi decide, ha bisogno di sfogarsi. «È solo che ieri mi è arrivata una lettera…»

«Che lettera?»

«Una lettera… di lui».

«Lui è quello che penso io?»

«Si, lui, lo stronzo».

«Cosa c’è scritto?»

Leila guarda di sottecchi l’amica.

«Ma niente» decide di liquidarla in fretta. «Mi ha scritto che…»

Nerone inizia ad abbaiare, sovrastando la voce di Leila.

«Come?» urla Elena, cercando di trattenere a fatica il cane.

«Dicevo che…»

È inutile. Ormai Nerone è incontenibile. La sua rabbia è diretta verso un uomo che si sta avvicinando, con un altro cane di grossa taglia al guinzaglio. A Nerone non interessa certo ciò di cui parla la lettera di Leila, o perlomeno non quanto la sana colluttazione che sta pregustando.

«Guarda che è meglio se metti il guinzaglio a Nerone», consiglia Leila, sollevata dall’inattesa piega degli eventi. Elena, contrariata, cerca di calmare Nerone e non può fare altro che osservare l’amica allontanarsi, e con lei i suoi misteri.

Qualche minuto più tardi, ormai lontana, Leila si ferma e si siede sulla sabbia bagnata. Toglie i mocassini e immerge i piedi nell’acqua.

Estrae dalla tasca della giacca il telefono. Scorre il dito sul display, apre la rubrica e cerca il numero. Si ferma qualche istante pensierosa, con il dito a pochi millimetri dallo schermo.

Quindi, decisa, ripone nella tasca il telefono. Estrae, invece, il foglio di carta. Lo svolge e inizia a leggere, per l’ennesima volta, la lettera. A tratti distoglie lo sguardo dal foglio e lo fissa sull’orizzonte, ormai rischiarato dalla luce del giorno.

L’aria è talmente tersa che si potrebbe quasi credere di distinguere, in lontananza, piccola piccola, l’altra sponda dell’Adriatico. Le onde si infrangono, ipnotiche, sulla battigia.

Un gabbiano solitario si tuffa nell’acqua a pochi metri da lei, riemergendo qualche secondo dopo, con una sardina nel becco. Leila sente salire un groppo in gola, ma si trattiene. Già da tempo ha deciso che non verserà neanche più una lacrima per lui.

Un peschereccio intanto rientra in porto. Due uomini fermi a prua sembrano osservarla. Leila legge più volte le ultime, deliranti, righe della lettera.

«Hai ragione! È proprio quello che ho intenzione di fare!» urla quindi, attirando lo sguardo perplesso dei due marinai.

Leila inizia a strappare il foglio in tanti piccoli pezzi regolari. Quindi li adagia sull’acqua. Resta a osservarli soddisfatta, mentre si allontanano trascinati dalla corrente.

Quando anche l’ultimo brandello di carta sparisce dalla sua vista, si alza e inizia a incamminarsi verso casa. Verso Est.


Questo racconto è tratto da Quando guardo verso Ovest, una raccolta di 33 racconti con titoli ispirati ad altrettante canzoni rock del XX secolo.
Il libro è stato pubblicato da Antonio Tombolini Editore nel 2015 e può essere acquistato qui.
Tutti i proventi derivanti dalle vendite del libro vengono devoluti dall’autore all’Associazione Mondobimbi Onlus, che li usa per aiutare i bambini del Madagascar ad andare a scuola.