The End

Finisterre, Galizia

“The West is the best

Get here and we’ll do the rest”

[The Doors, 1967]

Questa è la fine.

La fine del mondo.

Lo sai perché è scritto ovunque.

Sei seduto su una scogliera.

Davanti a te l’oceano infinito.

Oltre l’oceano puoi solo immaginarlo.

Come sei arrivato fino a qui?

Hai camminato, non ricordi? Una mattina d’estate ti sei alzato dal letto, hai messo lo zaino sulle spalle e ti sei incamminato, un passo dopo l’altro, lungo la strada segnalata dalle frecce gialle.

La mattina seguente hai fatto lo stesso. Quella successiva pure. Per quante mattine è andato avanti questo viaggio? Non sono certo io a poterti dare una risposta. Per quel che ne so, potrebbe essere da quando sei nato.

Quello che so con certezza è che hai raggiunto la tua meta. Ti vedo bene. Sei seduto sulla scogliera alla fine del mondo. I tuoi occhi stanchi fissano l’orizzonte, aspettano di ammirare lo spettacolo del sole che si tuffa nell’oceano. Accanto a te lo zaino, poggiato a terra. Sembra molto più leggero di quando sei partito. O sbaglio?

Dietro di te vedo l’ultima freccia gialla. Non ce ne saranno altre. Da questo momento in poi la strada la dovrai trovare da solo. A ogni bivio dovrà corrispondere una scelta, l’esercizio del tuo libero arbitrio, la consapevolezza della possibilità di sbagliare.

Il sole scende basso sull’orizzonte, dipinge una scia luminosa sull’immensità dell’oceano. Incurante della tua fragilità e imperfezione. Anzi, quasi fiero di poterle mettere a nudo di fronte alla maestosità del suo ruolo.

Come te, altre persone aspettano che si compia il miracolo quotidiano del tramonto. Il riverbero della luce ne confonde le sagome, le rende simili a ombre uscite da un passato antico. O dalle parole di una canzone dimenticata.

Sagome eteree che, come te, fissano la luce. Come te, portano uno zaino. Come te, sono giunte fin qui seguendo le frecce gialle.

Le guardi sorpreso, e ti pare di udire il suono del silenzio.

Molte di loro sono sole. Anche tra quelle che sono insieme ad altre, ce ne sono alcune che in realtà sembrano sole. Forse tutte sono, in fondo in fondo, un po’ sole. Forse tutti un po’ lo siamo. Non credi?

Tu chi sei? Sei il ragazzo che parla con uno specchio. Sei la ragazza che suona il pianoforte. La bambina sul moscone a remi. La donna che prega e il ragazzo che dipinge. L’uomo con la bicicletta e la ragazza con i fiori tra i capelli. La donna sul deltaplano e il ragazzo che si lancia da un ponte. Il cantante e il bassista. La pattinatrice e il podista. L’uomo che si sposa e quello che divorzia. Il neonato inconsapevole, l’adolescente ribelle, il ragazzo ambizioso, la donna fiera e l’anziano nostalgico. Il figlio e il genitore. Il marito e la moglie. Il nonno e la nipote. Il vivo e il morto.

Forse non sei nessuna di queste persone. Non sei realmente sulla scogliera. Sei ancora in cammino, con lo zaino sulle spalle, lungo la strada indicata dalle frecce gialle.

O forse sei tutte queste persone. Sei arrivato alla fine del mondo. Hai compreso il significato dello zaino, del fardello che ti sei portato sulle spalle fino a qui. Hai compreso il significato delle frecce gialle, che ti hanno indicato la via del tuo cammino interiore.

In questo caso c’è solo una cosa che ti resta da fare.

Siedi tranquillo sullo scoglio e aspetta che il sole si tuffi nell’oceano. Forse ci vorrà un po’ di tempo ma d’altronde, dopo tutta la strada che hai percorso, ti sei guadagnato il diritto di riposare il corpo e la mente. Per ingannare l’attesa, nel frattempo, potresti guardare verso Ovest e chiederti qual è quel sentimento che spinge il tuo spirito a gridare di andarsene.


Questo racconto è tratto da Quando guardo verso Ovest, una raccolta di 33 racconti con titoli ispirati ad altrettante canzoni rock del XX secolo.
Il libro è stato pubblicato da Antonio Tombolini Editore nel 2015 e può essere acquistato qui.
Tutti i proventi derivanti dalle vendite del libro vengono devoluti dall’autore all’Associazione Mondobimbi Onlus, che li usa per aiutare i bambini del Madagascar ad andare a scuola.