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Il fascino della quarta

Sono sempre stato troppo pigro per poter immaginare di scrivere un libro intero. A volte anche per leggerlo.
Quando entro in libreria mi colpiscono sempre tre cose: la commessa, le copertine, le quarte di copertina.
Mentre per la commessa non mi sembra la sede giusta per parlarne, per il retro del libro invece posso confessare di avere una forte attrazione. Come tutti in fondo.

Nessuno inizia un libro dalla prima pagina. Si inizia sempre dalla quarta di copertina. Bastano quelle poche righe per godere del volume. A volte, se sono scritte bene, si ha quasi l’impressione di aver compreso tutta la storia e poter quasi ammettere a se stessi da aver letto quel libro per intero e nel peggiore dei casi consigliarlo a un amico. È una bella soddisfazione, ammettiamolo. Poco sforzo, tanta resa.

Nelle quarte di copertina, a volte, c’è addirittura abbastanza per poter sostenere un discorso superficiale sull’argomento. E se la situazione si dovesse complicare basta sempre ammettere: “l’ho letto tanto tempo fa…”

Ci sono diversi tipi di quarta di copertina. Quelle che mi piacciono meno sono quelle con le citazioni dei critici dei giornali. Commenti virgolettati, con le stelline e il nome della testata. Sono finti e non danno soddisfazione.

“Sensazionale”
★★★★☆ New York Times

Mi piacciono molto invece quelle che contengono un pezzo del libro. Anche solo un paragrafo. Quel paragrafo che, come una fotografia scattata storta di proposito, ti fa fare almeno due domande. Cosa è successo prima? Cosa succederà dopo?

Come spesso accade per i trailer dei film, alcune quarte di copertina sono meglio del libro stesso. Ci devono essere pochi elementi della storia ma mischiati bene, come un buon cocktail, ti deve venire voglia di berne subito un altro.

Leggere le quarte di copertina in libreria è fantastico. Per me è come entrare in un negozio di torte e mangiare con le mani una fetta di ognuna esposta. Riempiendomi la bocca. Facendo indigestione. Spesso uscendo dal negozio con il naso sporco di panna, con la vergogna di non aver comprato (ma solo perché già indeciso su quale portare a casa).

Trovo che scrivere un libro intero presupponga avere un giusto grado di responsabilità. Non solo verso l’ambiente (pensa a quanti alberi avremmo potuto risparmiare evitando di pubblicare scritti mediocri — come questo, non stampatelo!) ma soprattutto verso il lettore, per il tempo che gli si chiede per arrivare in fondo a storie spesso scadenti.

Scrivere una quarta di copertina invece, per me, è una responsabilità più facile da sopportare. Più lungo di un tweet, più corto di un post in un blog.

Alla quarta di copertina basta meno di un minuto per regalare al lettore un’esperienza “sensazionale ★★★★☆”. Poche righe per invitarlo in un mondo nuovo. Per regalargli personaggi affascinanti e una storia misteriosa da completare.

La quarta di copertina brucia di immaginazione, come buttare un fiammifero sulla paglia bagnata di fantasia.