Da ex ferrovia a eccellenza europea: la magia della Spoleto-Norcia

Di Francesco Bonaduce, Cristiana Mastronicola e Elena Testi

Da ferrovia abbandonata a greenway. La Spoleto-Norcia è l’esempio brillante di un’idea di riutilizzo che nasce dalla volontà di rendere giustizia un pezzo di storia. Natura e memoria si fondono nei 52 chilometri che collegano le due cittadine umbre, facendo del percorso una eccellenza del territorio. Esempio encomiabile di mobilità dolce in Umbria, il tracciato è stato recuperato per oltre il 50%. Oltre trenta chilometri della ex ferrovia — quelli che collegano Spoleto a Volpetti — sono stati ripuliti dalla vegetazione rigogliosa che li nascondeva e riconvertiti nel percorso che vediamo oggi.

Conosciuto anche come il Gottardo dell’Umbria — in riferimento alla linea ferroviaria svizzera che, attraversando le Alpi, collega Lucerna a Chiasso — la Spoleto-Norcia, tra le ferrovie di montagna, ha rappresentato una delle eccellenze ingegneristiche di punta del Paese, tanto da essere considerata uno degli ultimi monumenti a testimonianza dell’“opera d’arte ferroviaria”. È il 1909 quando la ferrovia veniva pensata e il 1926 quando veniva inaugurata. A progettare la linea, elettrificata e a scartamento ridotto, è l’ingegnere svizzero Erwinn Thomann. La Spoleto-Norcia attraversa gli Appennini come mai era stato fatto prima e dimezza i tempi di percorrenza: le cinque motrici impiegano così due ore per congiungere un capolinea all’altro, attraversando viadotti, gallerie elicoidali e tornanti incastrati dolcemente nel sub Appennino umbro del sud est. Per oltre quarant’anni, il “trenino azzurro” della Spoleto-Norcia ha accompagnato i pendolari lungo le 18 fermate che costellano la linea, fino al 1968, quando, in seguito a un decreto del Ministero dei Trasporti, i treni si fermavano. Il Gottardo umbro era così destinato ad essere inghiottito dalla natura e a sbiadire nella memoria di chi l’aveva vissuto.

Ci ha pensato la Spoletina Trasporti a dare nuova vita alla ferrovia, oggi uno dei siti di interesse artistico-culturale di maggior rilievo per la regione. Se negli anni Novanta la ferrovia era stata oggetto di progetti che ne volevano la riattivazione, nel luglio del 2014 la Spoleto-Norcia ha interdetto l’uso di veicoli a motore per accogliere turisti e camminatori rigorosamente a piedi, in bici o — in alcuni tratti — a cavallo. Le 19 gallerie e i 24 ponti e viadotti presenti sul tracciato sono stati oggetto di importanti operazioni di messa in sicurezza, come pure alcune delle ex stazioni.

Ad aprire il percorso il Museo della Ferrovia, sito nella ex stazione di Spoleto, in cui fotografie e pezzi del vecchio tracciato si affiancano alle mappe del percorso recuperato di oggi. Studentesche e turisti curiosi visitano in migliaia ogni anno l’ex stazione, per poi spostarsi poco più in là, sul percorso, pronti ad immergersi nella bellezza dell’Umbria più profonda e selvaggia. All’architettura affascinante degli alti viadotti succedono le lunghe gallerie che tagliano gli Appennini. Il peso dei chilometri si esaurisce presto nello spettacolo che travolge chi percorre la Spoleto-Norcia: le acque chiare del Nera che bagnano il percorso e i borghi medievali che si affacciano nel verde fitto della Valnerina fanno del tracciato una perla paesaggistica di ineguagliabile bellezza. Le strutture delle vecchie stazioni che si incontrano sulla strada, trasformate in info point e luoghi di ristoro, regalano pezzi di storia a chi percorre il tragitto. L’ultimo tratto, ancora non del tutto recuperato, offre la possibilità di immergersi ancor più nella natura, e la porzione mancante di ferrovia può essere affrontata in rafting.

Chiunque metta piede sulla Spoleto-Norcia non può che uscirne estasiato e col cuore ricolmo di bellezza. Quella dell’Umbria più profonda, dell’Umbria più vera.

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