L’altra Umbria delle piccole tv locali

Cronaca di un’emittenza a rischio: tra le storiche televisioni umbre che hanno chiuso i battenti e chi ancora resiste pur di andare in onda

di Nicolò Canonico, Elena Frasconi, Serena Riformato e Paolo Sparro

Raccontano la domenica allo stadio, si occupano delle beghe della politica regionale e della cronaca di provincia, nei novantadue comuni umbri. Spesso con la cadenza eugubina o in dialetto perugino, ognuno comunque a suo modo.
 E’ questa la realtà delle piccole emittenti locali umbre: una decina di televisioni nate a cominciare dagli anni Settanta e che danno voce ad un’altra Umbria. Quella più lontana dai fatti salienti del capoluogo e vicina alle piccole comunità che vivono di notizie poco eclatanti, ma alla portata di tutti.
Teleradio Gubbio, Umbria Tv, Rete Sole, Tele Galileo, Ex Tele Terni - Umbria Uno, T.E.F. Channel, Tevere tv ed ex Teleradio Umbria Viva sono gli otto canali -secondo l’elenco Asu, Associazione stampa umbra, aggiornato al settembre 2016- che offrono un altro servizio pubblico e che contribuiscono, ogni giorno, a far conoscere tutta l’Umbria che c’è. Con una copertura totale, che va dall’Alta Valle del Tevere al ternano e che gli ultimi anni di crisi rischiano di oscurare. Complice il passaggio al digitale, la rivoluzione di Internet e la diffusione dei social media, la riduzione degli introiti pubblicitari e la crisi dell’editoria in Umbria, il settore vacilla e se non chiudono battenti, le piccole tv in chiaro resistono a fatica.

Un passato glorioso e una memoria storica, senza futuro
Eppure hanno cambiato grafica, sigle e palinsesti pur di esser al passo coi tempi. Si sono reinventati, cercando in tutti i modi di conservare la memoria storica dei territori in cui operano e quel passato glorioso, vissuto negli anni Novanta. «Altri tempi, che non hanno nulla a che vedere con oggi». Come raccontano da Teleradio Gubbio, Rete Sole, Umbria Tv ed ex Teleterni.

“Chiudere sarebbe come perdere un vicino di casa” 
Trattiene a stento la commozione Giacomo Marinelli Andreoli, il direttore di Teleradio Gubbio, al solo pensiero di lasciare il suo lavoro e di mandare tutti a casa. Perché lì dentro, in quella redazione, Marinelli è entrato per la prima volta quando aveva 15 anni e da allora, a parte una breve esperienza fuori Gubbio, non se n’è più andato. E’ cresciuto in quelle stanze, tra lo studio radio e quello televisivo, cercando ogni giorno di rendere un servizio al suo pubblico, che incontra tutti i giorni uscendo di casa, che lo chiama al telefono e che bussa alla porta del suo ufficio per fare una segnalazione, dare una notizia o commentare la trasmissione della sera prima. 
Su TRG, questa la sigla, grava un piano di licenziamenti che porterebbe al dimezzamento del personale. La proprietà editoriale ha deciso infatti, di tagliare da sei a tre il numero dei giornalisti compreso il direttore, da sei a tre i tecnici operatori di ripresa e da tre a due i dipendenti in amministrazione. Secondo Cgil e Asu: «Una scelta che consegna TRG ad una fine certa», mentre per il sindaco della vicina Gualdo Tadino, Massimiliano Presciutti: «Sarebbe la fine di un servizio fondamentale che non può essere depotenziato». 
Intanto il 31 dicembre 2016, per TRG, è finito anche il regime di solidarietà di cui hanno beneficiato tutti, per tre anni. «E se dovessimo chiudere -commenta Marinelli Andreoli -per la gente di qua sarebbe come perdere un vicino di casa».

“Il silenzio di un’altra voce del territorio”
Il destino che spaventa Teleradio Gubbio, è toccato invece ad Ex Teleterni, che ha smesso di trasmettere sul piccolo schermo da metà dicembre. La seconda tv via cavo, dopo Telebiella, è finita in liquidazione: da poco più di tre mesi e all’insaputa dei suoi telespettatori, che da quest’estate hanno visto la dismissione del canale. Programmazioni ridotte, telegiornali tagliati senza servizi e in replica, fino al fermo immagine sul banner del canale e via via al nero di oggi. 
«Nel 2015, siamo stati rilevati da una nuova società che ha ripianificato il nostro futuro con un nuovo progetto editoriale e rinominando la nostra tv, in Umbria 1- spiega il giornalista Moreno Sturaro, ex redattore- un cambio che ci ha ridato fiducia e che non ci faceva prevedere, almeno nel breve termine, un’ipotetica chiusura». Un fulmine a ciel sereno, nella vita di una redazione cittadina da sempre legata alla città dell’acciaio e composta da 12 dipendenti, ora tutti licenziati.
 «Quarant’anni dopo la prima messa in onda, piomba nel silenzio l’avventura di TRT- ammette sempre Sturaro- che per me ed altri colleghi era diventata la nostra seconda casa e per i ternani, un riferimento tramite cui avere informazioni sul loro quartiere, sull’incidente sotto casa e la vittoria della Ternana».

I timori dei sindacati e dell’Ordine dei Giornalisti, dopo gli ultimi licenziamenti
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Il 2016 è stato senza dubbio un anno disperato per le tv umbre». A dichiararlo la presidente del sindacato dei giornalisti umbri Marta Cicci: «A noi risultano 15 licenziamenti, tra direttori, giornalisti, tecnici ed amministrativi; inoltre testate come TRG, Teleradio Gubbio e TEF hanno usufruito fino a dicembre scorso del regime di solidarietà». 
A parte poche eccezioni, secondo Marta Cicci mancherebbero “una strategia editoriale di lungo termine ed editori puri , senza considerare il fatto che i contratti non vengono mai rispettati, sia per quanto riguarda le retribuzioni, che per gli orari di lavoro”. 
Una situazione poco sostenibile ed ora a spaventare «è il taglio di metà del personale a Teleradio Gubbio, per un totale di 7 dipendenti di cui tre giornalisti» ribadiscono da Asu.
Preoccupazione e solidarietà, espresse anche dall’Ordine regionale dei Giornalisti che risuonano nelle parole del presidente, Roberto Conticelli.

Speranze per la legge regionale sull’editoria
Non è ancora stata approvata, ma c’è molta attesa per l’approvazione della legge sull’editoria in Umbria che potrebbe risollevare e sostenere le imprese che operano nell’ambito dell’informazione locale.
 Un impegno siglato con la Regione Umbria dalle associazioni e dagli enti di categoria, coinvolti nella stesura del testo legislativo che, si spera, salvaguardi il pluralismo dei mezzi di informazione e di comunicazione in Umbria. Nel progetto di legge, si riscriverà anche il ruolo e il potere del Corecom, il Comitato regionale per la comunicazione, che avrà più potere in merito. Non solo il monitoraggio dei contenuti veicolati e trasmessi, da carta stampata ed emittenti come accade adesso, ma anche delle attività del settore. 
Marco Mazzoni, presidente ora in carica è fiducioso e ribadisce la vitalità delle piccole tv locali nel panorama umbro.

E a furia di storie, le piccole emittenti tv in Umbria sono finite per fare la storia della nostra regione. Un’attività giornalistica fuori dal grande circuito mediatico, che segue la vita lenta della provincia umbra. Fatti di poca rilevanza per i più, ma che per molti fanno la differenza, al di là del canale generalista e nazionale. E’ la tv a cui tutti guardano con affetto perché si può chiamare ed intervenire in diretta, o per vedere cosa sia accaduto sotto casa, con uno sguardo verso il mondo, senza perdere però di vista ciò che è proprio davanti ai nostri occhi.

L’ARTICOLO IN UN’INFOGRAFICA

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