Da idea a realtà: i laboratori del Teatro Regio di Parma

Pennelli, colla, legno, colore, tela e polistirolo sono solo alcuni degli ingredienti che compongono la ricetta di una tradizione che è rimasta immutata nel tempo. Creatività, abili mani e competenze tecniche/artistiche tengono in vita ed alimentano ogni giorno i famosi laboratori di scenografia, sartoria e attrezzeria all’interno del Teatro Regio di Parma. Vi siete mai chiesti da dove nasce la rappresentazione scenica di un’opera?

Scene, costumi ed elementi di scena prendono vita da un bozzetto. Da un semplice disegno a matita su un foglio di carta sono nate tantissime produzioni d’opera.

Ogni rappresentazione teatrale nasce da un’intuizione. Il pensiero dei registi passa attraverso le abili menti di ‘scenografi bozzettisti’ e costumisti diventando un disegno. L’idea inizia a prende forma. Siamo solo all’inizio: il ‘bozzetto’ arriva sui grandi tavoli dei laboratori. Un team esperto di persone inizia ad esaminarlo e studiarlo. È in questo momento che la forma inizia a trasformarsi in materia.

Abilità tecniche, inclinazioni artistiche ed anni di esperienza lavorano insieme su ciò che lascerà gli spettatori senza fiato. La vita in laboratorio è simile alla realizzazione di un quadro: tutto deve essere perfettamente studiato e coordinato ma, al tempo stesso, deve sapere ‘emozionare’. Si inizia da un pezzo di legno o di ferro. I ‘costruttori’ cominciano a realizzare le strutture e gli elementi scenici che incorniceranno le performance dei cantanti sul palco. Una volta costruiti devono essere decorati. Entrano in gioco gli ‘scenografi realizzatori’. Dalle loro abili pennellate e dal loro estro creativo nasceranno le scenografie: muri di pietra, castelli e boschi incantati diventeranno realtà.

Pensate sia tutto? Vi sbagliate. Da metri di stoffa, merletti e bottoni nascono, all’interno dei laboratori di sartoria, gli abiti di scena: delle vere opere d’arte che danzeranno ed accompagneranno gli artisti durante le loro esibizioni.

Ho incontrato ed intervistato per voi la persona che abilmente da anni coordina le maestranze del Laboratorio di Scenografia del Teatro di Regio a Parma: Franco Venturi — scenografo realizzatore del Teatro Regio di Parma.

Scene, costumi ed elementi di scena: una tradizione che si tramanda da anni. Quali sono le competenze per portare avanti questo ‘mestiere’ e come si acquisiscono?

“Siamo i continuatori di una tradizione storica che viene da lontano, la scuola di scenografia italiana va di pari passo con le rappresentazione del Melodramma in Italia e nel mondo, e nel mondo siamo riconosciuti come i più bravi.

Dobbiamo paragonare il nostro lavoro a quello di una “bottegarinascimentale in cui competenze artistiche di vario tipo come la scultura, la pittura e la decorazione si intersecano continuamente con conoscenze tecniche specifiche.

Solitamente, ma non necessariamente, si inizia questo lavoro dopo un percorso di studi di tipo artistico.

Quasi tutti i lavoratori sono laureati all’Accademia di Belle Arti. Questo sviluppa una sensibilità artistica ed una preparazione teorica. Con il lavoro sul campo però si acquisiscono le capacità necessarie al mestiere.

Una delle cose che io continuamente faccio presente e desidero che si sviluppi nei miei collaboratori così come nei miei studenti di Accademia, è l’osservazione profonda di ciò che ci circonda. Solo così sarò in grado poi di riprodurre il dato oggetto o elemento di scena.

Se devo rifare un albero di quercia devo capirne “l’architettura”, osservare come è fatta la corteccia, vedere le sue colorazioni, capire la carnosità delle foglie e così via”.

I laboratori di scenografia sono sempre meno. Come mai avviene questo? Cosa si rischia di perdere?

“Da alcuni anni c’è una tendenza da parte di Direttori dei Teatri istituzionali, che dovrebbero essere volano e difensori responsabili delle tradizioni, a chiudere i laboratori di scenografia interni in nome del risparmio. Chiaramente questo porta a conseguenze che si riflettono anche sull’indotto esterno ed alla perdita di personale formato.

Rischiamo che in pochi anni tutto sparisca. Nel mio piccolo cerco continuamente di coinvolgere i giovani studenti portandoli in Laboratorio ed in Teatro”.

Un ultima domanda: qual è il momento più entusiasmante del tuo lavoro e di tutte le persone che lavorano con te?

“Proprio ieri sera c’è stata la prova generale dell’opera Jerusalem. Quando ti siedi in sala e guardando sul palcoscenico vedi come ciò che è uscito dalle tue mani ha compimento arriva un brivido di emozione ed appagamento per le fatiche fisiche e mentali spese.

Il teatro d’opera è il più complesso tipo di rappresentazione teatrale. Centinaia di persone sono coinvolte nella rappresentazione. Noi siamo un pezzetto di tutto ciò, solo un grande lavoro di squadra porta ad ottenere i giusti risultati. Ho la fortuna di avere un gruppo di collaboratrici e collaboratori di altissimo profilo che amano il loro mestiere e mettono tutte le loro forze nel compimento di esso”.

Foto a cura di Roberto Ricci

A single golf clap? Or a long standing ovation?

By clapping more or less, you can signal to us which stories really stand out.