10 De André che non ti aspetti (se lo cerchi in tv). Più una bonus track.

Massimo Giuliani
Feb 19 · 4 min read
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Non è mai il momento giusto per parlare di De Andrè: questo post era in canna da un bel po’ di tempo, ma ogni volta c’è la commemorazione istituzionale, la fiction, l’anniversario, la celebrazione, l’evento mediatico e così via, e di conseguenza il rischio di perdersi nel chiacchiericcio. Per questa ragione ho anche lasciato passare l’ottantesimo compleanno.
Ma siccome di recente Andrea Parodi ci aveva raccontato dell’album di Bocephus King al quale aveva lavorato, la notizia dell’uscita della Crêuza de mä” del musicista canadese ci spinge a sciogliere le riserve.
Dunque ecco dieci versioni di Faber, di quelle che non vedrete nel prossimo special della RAI. La scelta non è sempre disinteressata: troverete anche alcuni nomi a cui questo blog è particolarmente affezionato. E se ci seguite fino alla fine, trovate in più una canzone di un altro grande cantautore che riuscì ad avere De Andrè per un duetto in un proprio album.
Buon ascolto.

1. Bocephus King: “Crêuza de mä”

Eccola qua, appunto. Bocephus King è un estimatore di tanta musica italiana, alla quale dedica una trilogia, The Infinite & The Autogrill, che comincia così.

2. Beppe Gambetta: “La città vecchia”

Genovese come Faber, Beppe Gambetta ha radici musicali completamente diverse. Una lunga storia come chitarrista acustico flat picking, si è dedicato con il suo stile e la sua tecnica a un repertorio tradizionale italiano e mediterraneo e poi alla musica di De Andrè.

3. Federico Sirianni e Gnu Quartet: “Crêuza de mä”

Federico Sirianni ha una storia lunga come interprete e divulgatore di De Andrè: “Si chiamava Faber” è lo spettacolo che porta in tour da molto tempo. Qui è con lo Gnu Quartet, che ha collaborato assiduamente con lui, e non sembri strano che fra le prime tre canzoni di questa scaletta due sono Crêuza de mä.

4. Claudio Sanfilippo: “La canzone di Marinella”

Con l’aiuto di Saverio Porciello, chitarrista e amico di lunga data, Marinella diventa uno di quei gioielli in chiave bossanova di cui il repertorio di Claudio Sanfilippo è pieno.

5. Aronne Dell’Oro: “Amore che vieni, amore che vai”

D’altra parte il mare che bagna la Puglia è quello stesso che arriva fino a Genova. Aronne Dell’Oro qui canta in italiano e dice la sua su un celebre capolavoro di De Andrè.

Giua: “Ho visto Nina volare”

Cantautrice raffinata, a proprio agio con la melodia e con lo swing. Anche Maria Pierantoni Giua, in arte Giua, chiama lo Gnu Quartet come poco più su Sirianni (è attraverso di lui che l’ho conosciuta) per omaggiare Faber con una canzone di Anime Salve.

7. Alessio Lega: “Il bombarolo”

“Chi va dicendo in giro che odio il mio lavoro non sa con quanto amore mi dedico al tritolo”.
Un’affinità anche politica lega Alessio Lega e le sue canzoni d’amore e d’anarchia al maestro De Andrè.

8. La Sedon Salvadie: “Canto del servo pastore”

I lettori di questo blog conoscono Lino Straulino. Lo storico gruppo friulano Selon Salvadie partecipò a una raccolta di canzoni di De Andrè riscritte da musicisti folk, Canti Randagi.

9. Peppe Barra: “Bocca di rosa”

Anche questa uscì su Canti Randagi, nel 1995.
LA teatralità di Peppe Barra restituisce una grande “Bocca di Rosa”.

10. Massimo Bubola: “Fiume Sand Creek”

È piuttosto incredibile che ogni celebrazione lasci al margine Massimo Bubola, che fu coautore di due album importantissimi di De Andrè. Sembra che non sia coerente con la fedeltà al culto riconoscere che parte della grandezza del cantautore sia stata anche nel saper scegliere molto bene i propri collaboratori e nel saper cambiare più volte nell’arco della carriera. Va forte, invece, l’immagine dell’artista tormentato e solitario: immagine che è il principale, gravissimo, difetto di tutte le santificazioni mediatiche di De Andrè.

Bonus track: Max Manfredi e Fabrizio De Andrè: “La fiera della Maddalena”

Ecco come lo stesso Max Manfredi la racconta:
“Nel 1993 (forse) Vanni Pierini, organizzatore del Premio Città di Recanati, si recò a far visita a Fabrizio De André in Sardegna. Fabrizio faceva allora parte della giuria Premio Città di Recanati. Vanni gli portò una mia cassetta e gliela fece sentire. Conteneva una serie di inediti ed era una registrazione casalinga. Fabrizio ne fu molto colpito e telefonò a Vanni proponendogli una cosa che poi non si fece per motivi di tournée: Fabrizio avrebbe dovuto accompagnarmi alla chitarra, senza avvertire prima i giornalisti, durante la successiva edizione del Premio Città di Recanati. In seguito si decise di cantare insieme una canzone nel CD (Max) che doveva uscire di lì a pochi mesi. E così abbiamo fatto. Abbiamo registrato la canzone “La fiera della Maddalena” nello studio “Il Mulino” di Acquapendente, in tre giorni. A Fabrizio piaceva perché la riteneva, per così dire, di origine colta e di intenzione popolare, come “La baronessa di Carini” (una vecchia famosa canzone popolare siciliana).”

Originally published at http://www.radiotarantula.net on February 19, 2020.

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La cura e la musica sono i miei due punti di vista sul mondo. Sembrano due faccende diverse, ma è sempre questione di suonare insieme.

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Sono sempre stato uno stalker di musicisti, finché ho scoperto che “blogger” suona molto meglio.

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