Aronne dell’Oro e Val Bonetti al Bloom di Mezzago, il blues è dappertutto

Massimo Giuliani
Feb 8 · 3 min read
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Di Aronne Dell’Oro, se siete già passati per questo blog, ne sapete un bel po’.
La sera di giovedì 6 febbraio è sbarcato col suo blues mediterraneo al Bloom, epico locale brianzolo che lo ha ospitato nel passato in alcune delle sue numerose incarnazioni, da batterista grunge in poi. L’occasione era quella di “Red Maple Session”, una rassegna di eventi quindicinali coordinata da Diego Potron che è innanzitutto un bluesman e che con Aronne condivide altri progetti (di Diego “Deadman” Potron peraltro scopro tardi l’album “Winter Session” e sto passando le notti a recuperare il tempo perduto, ma questa è un’altra storia).

Mi aspettavo di trovare in zona anche Val Bonetti, la cui presenza era annunciata e che fra i vari compagni di strada di Aronne è il complice ideale quando questo risciacqua nel Mississippi i suoi panni di bluesman pugliese.

I due peraltro hanno in comune, oltre a molte altre cose, una certa tendenza ad una controllata e consapevole iperattività, per la quale appena condotto in porto un progetto, hanno già in mente il prossimo, anzi i prossimi cinque. Aronne mi confessa di avere già la testa oltre il bellissimo Oxyacantha, ancora fresco fresco, e di stare lavorando a nuovo materiale; Val ha un album incredibilmente bello e pieno di cose diverse che attende di uscire e nella serata al Bloom ha eseguito da solo un paio di brani che fanno parte di un nuovo progetto sulle ninne nanne dal mondo che è in una fase avanzata di lavoro (dell’uno e dell’altro parleremo qui quando sarà il momento).

Aronne ha due chitarre sul palco: oltre al fedele strumento del liutaio Renato Barone, ora c’è anche la ritrovata Guild. Questo gli permette di lavorare anche dal vivo su accordature differenti, che sono uno dei principali interessi del suo lavoro di ricerca, che ultimamente passa anche attraverso la musica indiana, le sue scale e le sue accordature e che sta già alimentando i prossimi progetti.
Vederlo suonare da vicino è un’esperienza interessante. Il suo stile chitarristico è in tutto e per tutto figlio del fingerpicking britannico, di cui conserva persino l’approccio del basso alternato, ma rendendolo più complesso per seguire i tempi delle danze del nostro Sud.

Il set dura un’ora e poco più, come prevede il copione di “Red Maple Session”. La scaletta è fatta di una quindicina di brani dalla Puglia a Mahalia Jackson passando per la Sardegna e soprattutto per Napoli, che del Mediterraneo di Aronne Dell’Oro è la vera capitale, accogliente verso le contaminazioni perché abituata alla coesistenza di forme popolari e “colte”.
Parte Aronne, poi Val lo affianca per una buona parte del tempo, prima di infilare due ninne nanne (una dalla Sicilia, l’altra dalla Corea) che strappano il cuore. Ne coglie e ne esalta tutta la dolcezza, ci si immerge fin nel profondo e ne riporta a galla l’infinita bellezza armonica valorizzata dalla polifonia della chitarra fingerpicking.

Si alterna alla resofonica e alla dodici corde e nei pezzi con Aronne utilizza la seconda in un modo che non ti aspetti, che spesso evoca strumenti a corde doppie della tradizione mediterranea come il mandolino e soprattutto il bouzouki.

Grande intesa e conoscenza reciproca fra i due, al servizio di quel blues, come dice Aronne, che dall’Africa e dal Mediterraneo è arrivato sulle nostre coste senza passare dagli Stati Uniti. Forte è la complicità: dai tavoli del locale si sente, il pubblico si diverte e se la gode almeno quanto loro due, e tutto fila talmente giusto e talmente naturale che tutti tornano a casa perfettamente convinti che la “Tarantella del Gargano” è nata proprio sulla chitarra slide, che la versione ascoltata stasera è il vero originale mentre tutte le altre sono delle cover.

Originally published at http://www.radiotarantula.net on February 8, 2020.

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La cura e la musica sono i miei due punti di vista sul mondo. Sembrano due faccende diverse, ma è sempre questione di suonare insieme.

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Sono sempre stato uno stalker di musicisti, finché ho scoperto che “blogger” suona molto meglio.

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