Il nuovo Diego Potron: esce “Ready To Go” (e il video con la cover misteriosa)

Massimo Giuliani
May 11 · 3 min read
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Ce l’aveva annunciato nell’intervista che questo blog ha pubblicato il primo marzo, giusto un attimo prima dell’apocalisse calma, quando l’album ce lo immaginavamo tondo e dentro una copertina, e il concerto promozionale aspettavamo di godercelo nell’atmosfera di casa del Bloom di Mezzago. “Ready to Go”, anzi “R2Go”, è arrivato ma si acquista a distanza (per ora, almeno) e anche il live c’è stato, il 2 maggio come annunciato, ma in streaming dalla casa di Diego (trovate il video più giù in questo articolo).

Ma intanto in queste ore stanno per uscire sulle piattaforme streaming due pezzi dell’album, che uscirà tutto intero a giugno. Fino ad allora, scrivendo alla Rivertale Productions (info@rivertale.net) si possono acquistare i file dei 10 brani e insieme ricevere le grafiche, i testi, un video dove Diego parla dell’album e suona dei pezzi, e il diritto di avere a casa anche il cd fisico appena sarà possibile produrlo.

Non più “Deadman” ma solo Diego Potron, lasciando da parte lo pseudonimo delle origini, come a sottolineare un passaggio: dalla fase “one man band”, più direttamente influenzata dal blues e dallo stoner, a una — se accettate di prendere la parola in una accezione più ampia possibile — più cantautorale, dove quelle influenze restano la spina dorsale della musica, ma la scrittura è ancora più folk e personale. Lo è senza sottrarre nulla alla poetica di Diego e alla desolazione che percorre le sue canzoni.

Persino di una vecchia hit della disco music come “Stayin’Alive” (eccola, la cover misteriosa che ci annunciava in quella chiacchierata!) riesce inaspettatamente a valorizzare il testo (tutt’altro che scanzonato). E, strano scherzo del destino, il video della canzone è girato sotto casa da Francesco Collinelli in pieno distanziamento sociale, con una sceneggiatura minimale che rimanda a quello di Winter Session in un clima se possibile ancora più intimo.

Nelle occasioni precedenti in cui ne ho parlato sul blog ho sottolineato come per Diego Potron il blues sia un ingrediente per una musica non direttamente riconducibile a quel genere, ma verso di esso profondamente debitrice. Con R2Go questo è ancora più vero, come dire che se il blues ce l’hai dentro, sta in tutto quello che fai anche se non si vede da fuori (non nella classica forma dei tre accordi, insomma).
R2Go è un album di storie vissute in prima persona, anche negli episodi in cui non ha senso cercare qualche specie di realismo, vedi “The marvelous Story of Mr. Choppy”, che Diego Potron descrive come una canzone per bambini, ma nella quale attraverso la sua lente il buffo diventa grottesco e si mescola col drammatico.

Registrato quasi tutto in solitudine fra gli scorsi dicembre e gennaio coi suoi guitarlele, più qualche chitarra, un basso e poco altro, con un microfono Neumann dentro un Mac Book Air e GarageBand per assemblare le tracce (poi mixate da Femore Prod.), l’album ritrova tutti i suoni cari all’autore. La sua voce continua ad evolvere e stavolta ci troverete sfumature che non vi aspettate (bello anche da questo punto di vista il video live del 2 maggio). Non c’è una radicale discontinuità con “Deadman”, ma piuttosto un nuovo approccio che lo integra dentro una cornice più ampia. Tanto ampia che dentro c’è sicuramente qualcosa in grado di parlare a ciascuno: se siete di quelli che hanno bisogno di musica che abbia una storia, cercate quest’album e lasciatevi coinvolgere.

A margine — ma non è marginale — una nota di merito per la copertina, fra le più belle viste in giro ultimamente: non è Carnate ma Twin Peaks (sì!), e la foto è di Simone Ravasi di Femore Productions, scattata in tour con gli Ufomammut. Progetto grafico: Luca Poldelmengo di Oldskull Design.

Originally published at http://www.radiotarantula.net on May 11, 2020.

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La cura e la musica sono i miei due punti di vista sul mondo. Sembrano due faccende diverse, ma è sempre questione di suonare insieme.

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Sono sempre stato uno stalker di musicisti, finché ho scoperto che “blogger” suona molto meglio.

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