Lino Straulino canta Folgòre

“A la brigata nobile e cortese”: quasi un concept album dai versi del poeta del XIII secolo

Massimo Giuliani
Jun 17 · 3 min read
Per acquistare il cd contattate Lino Straulino alla pagina Facebook Lino Straulino Words & Music Page

Qualcuno ricorderà che Francesco Guccini nella “Canzone dei dodici mesi” citava Folgòre di San Gimignano dando il benvenuto al mese di maggio: “…ben venga la rosa che è dei poeti il fiore, mentre la canto con la mia chitarra brindo a Cenne e a Folgòre” (dove Cenne, per la precisione, è quel bellimbusto di Bencivenne de la Chitarra, estroso giullare aretino). Ma se Guccini dedicava una strofa a ciascuno dei mesi, molto tempo prima Folgòre li aveva celebrati con dodici interi sonetti — più un “Preludio” e una “Conclusione” a incorniciarli.
Folgòre (Giacomo o Jacopo Di Michele, poeta senese vissuto a cavallo del 1300) è insieme a Cecco Angiolieri, al già citato Cenne de la Chitarra e ad altri compagni di scorribande alcoliche, rappresentante di una poesia “comico-realistica” che fa da burlesco contraltare al Dolce Stil Novo, esaltando i piaceri terreni e raccontando una vita quotidiana popolata di uomini guasconi e di donne non sempre angelicatissime. E in quella chiave canta i mesi, ciascuno portatore di nuovi godimenti da scoprire.

Che la musicalità della lingua volgare si trovasse perfettamente a proprio agio con certe forme musicali, Lino Straulino l’aveva capito già da “S’i’ fosse foco” di De Andrè (dai versi di Cecco Angiolieri, appunto), e a un certo punto ha trovato che i Sonetti di Folgòre sembrassero fatti apposta per un concept album. Così, uno dei frutti musicali dei mesi del distanziamento è il suo splendido A la brigata nobile e cortese (*).

Friulano della Carnia e grande cultore della musica e della cultura della sua terra (cliccate qui per leggere una conversazione che ebbi con lui qualche tempo fa), come chitarrista e autore Lino Straulino è un credibile prosecutore dello spirito di John Renbourn, dei Pentangle e di quella tradizione britannica che ebbe la fortunata allucinazione di una connessione fra la propria tradizione e il blues acustico.
Qui ha scritto le musiche per i quattordici sonetti e per altrettanti brevissimi intermezzi che separano e collegano i componimenti, “piccoli temi di chitarra”, dice Lino, “che ho composto per ricreare assieme ai rumori d’ambiente scorci di vita quotidiana”. È così che il concept album assume quasi il passo di una lunga suite, “un viaggio nel tempo”, come dice l’autore.
L’ambientazione musicale è quella a lui congeniale, fra musica antica e folk, ma l’intento non è quello di simulare una relazione fra parole e musica filologicamente attendibile, quanto piuttosto creare un contesto immaginifico in cui il rapporto fra musica, parole e cornice geografica e culturale sia narrativamente efficace.
Ha registrato nella sua casa di Udine chitarre, violini, violoncelli, flauti e percussioni per affidare poi le tracce sonore alla cura di Bruno Cimenti, da anni compagno di strada e di contaminazioni.

Dagli anni 80 ad oggi la sua produzione musicale è davvero un ventaglio di generi, ma stavolta “niente blue note, niente riferimenti anglosassoni”, dice: solo melodie che vengono dalla tradizione medioevale. E però diciamolo: quello spirito irriverente, quel modo di irridere certi canoni estetici, quel realismo impudente che celebra la convivialità e il corpo, costituiscono il filo conduttore di tanta musica (bianca e nera) che ci piace e che piace a Lino Straulino. Per conto mio, considerato il fatto che è così difficile reperire un ritratto di Folgòre, perdonatemi se mi va di immaginarmelo come una specie di Shane MacGowan del Basso Medioevo.

(*) Per acquistare il cd contattate Lino Straulino alla pagina Facebook “Lino Straulino Words & Music Page

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Sono sempre stato uno stalker di musicisti, finché ho scoperto che “blogger” suona molto meglio.

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