Tradurre canzoni (2): cinque domande a Luigi Mariano

Massimo Giuliani
Oct 8, 2018 · 8 min read
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Seconda intervista sul tradurre canzoni, dopo quella con Claudio Sanfilippo.
La peculiarità di Luigi Mariano (qui il sito), cantautore di origine pugliese autore di due album, è di essersi applicato ai testi di Bruce Springsteen. “Nebraska” è stato l’album che gli ha indicato la strada della canzone d’autore e, sebbene le sue influenze e i colleghi a cui si accompagna si trovino dentro un perimetro piuttosto ampio, adattare in italiano i testi del Boss continua ad essere una passione con cui si misura con una certa continuità.
Grazie a Luigi Mariano per la disponibilità.

Il fantasma di Tom Joad dal vivo. Più giù la versione in studio.

1) Cosa ti fa venire voglia di tradurre e ricantare una canzone? Come la scegli? Che genere di affinità c’è con l’autore?

2) Come procedi quando ri-crei nella tua lingua una canzone straniera? Come affronti la metrica e le rime?

3) Come intendi la “fedeltà” all’originale? Fino a che punto ti poni il problema della fedeltà? Come lo affronti?

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L.M.: L’importanza o meno della fedeltà all’originale è il vero nodo, cruciale, davanti a cui si pone l’adattatore: è la coperta troppo corta, che tu tiri verso la testa o verso i piedi, a seconda del brano e delle circostanze. Se sei troppo fedele all’originale, rischi di non poter incastonare alcune parole o frasi all’interno della rigorosa scansione metrica. Invece, quanto più sei musicale e quanto più sei “dentro” la scansione, più finisci (trovando sia nuove parole e sia nuove immagini) col rischiare di allontanarti troppo dall’originale. Un disastro.
C’è un brano di Bruce che io adoro, Dry lightning, che nel titolo si riferisce al lampo che arriva prima del temporale, quindi quel “dry” vuole significare chiaramente “senza pioggia”. Come fare a rendere fedelmente il concetto in italiano, facendo tra l’altro attenzione anche alla metrica? Complicato. Ecco, sono questi i casi in cui ti appigli a qualcos’altro, facendoti venire delle idee. Nel caso di questo brano, per esempio, mi sono accorto che traducendo in modo letterale il titolo, con qualcosa tipo Lampi secchi, paradossalmente andava bene lo stesso! Il caso infatti vuole che l’aggettivo “secchi” in italiano abbia un duplice significato: non solo dunque di “asciutti” ( dry), ma anche di “improvvisi”. E il concetto di “lampi improvvisi”, tutto sommato, a me andava bene come titolo in italiano. Quindi l’ho lasciato, dopo aver preso volutamente una strada diversa, per “portare a casa il risultato”. È un continuo gioco di compromessi.
Nel brano Secret garden sono stato costretto ad eliminare dal testo in italiano la parola “giardino” (che pure resta nel titolo e comunque viene cantata in inglese), perché proprio mi risultava impossibile inserirla metricamente all’interno del canto. Ho dovuto sacrificarla. All’inizio avevo anche deciso di lasciar perdere questo brano e di evitare di cantarlo in italiano. Ma mi pareva un peccato, parla del cuore segreto delle donne, era molto bello e alla fine ho accettato anche quest’altro assurdo compromesso, visto che il senso restava comunque intatto, in fondo “giardino” era solo metafora.
Al di là di questi esempi, che potrebbero erroneamente far pensare all’accettazione passiva di troppi compromessi pericolosi, in realtà resto piuttosto fedele al testo originario e soprattutto alla sua atmosfera.

4) Come affronti la parte musicale? Ti prendi lo stesso grado di libertà e di fedeltà all’originale che per la parte letteraria?

5) È possibile tradurre in modo apprezzabile una canzone senza conoscere l’universo poetico del suo autore, il suo lavoro e la sua storia? In altre parole: è possibile tradurla considerandola un universo a sé?

Le traduzioni di Luigi Mariano

Dall’album “Canzoni all’angolo”:

Dall’album tributo “For You 2 — A Tribute To Bruce Springsteen”:

Da Youtube:

  • Piano Man (Piano Man di Billy Joel)

Da Soundcloud:

Originally published at http://www.radiotarantula.net on October 8, 2018.

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La cura e la musica sono i miei due punti di vista sul mondo. Sembrano due faccende diverse, ma è sempre questione di suonare insieme.

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Sono sempre stato uno stalker di musicisti, finché ho scoperto che “blogger” suona molto meglio.

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