La storia di Pino Maggiore e della Cantina Siciliana

Sarah Vesco
Jul 20, 2017 · 3 min read
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La Sicilia per comprenderla bisogna viverla.

Non è solo cibo, mare, sole. È storia, arte, architettura, musica. La Sicilia sono panchine al sole, sono palme di dieci metri e colori intensi, sono pale di fichidindia, città eleganti, piccoli paesini, porticcioli e barche di legno dipinto. La Sicilia è terra, è dialetto, è Montalbano, Archimede, sono Falcone e Borsellino.

La Sicilia, quella vera, è nel sorriso della gente che ti accoglie come se ti stesse aspettando da tempo e tu fossi da poco tornato a casa. E ogni persona che incontrerai avrà sempre una storia affascinante, da raccontare. Come Pino Maggiore e la storia della Cantina Siciliana.

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13 agosto 1958. Questa la data ufficiale di apertura del locale che ancora oggi, dopo quasi 60 anni, si trova nello stesso identico posto, in via Giudecca 32, a Trapani.

E di questi sessant’anni Pino Maggiore ne ha vissuti ben cinquanta in assoluta prima linea. A soli 6 anni, lavorava già nel locale addormentandosi per questo sui banchi di scuola. Un sorriso sereno accompagna il racconto, a volte pacato a volte impetuoso ma sempre vivo. Poi il militare, la partenza per Lampedusa, il lavoro al mercato ortofrutticolo, i compagni e la festa dell’Unità, la voglia di partire che lo accompagna sempre.

In silenzio ad ascoltare, attenti, sembra ci siano anche i numerosi burattini che arredano le pareti della Cantina.

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Uno spirito libero e una vita vissuta intensamente, a pieno ritmo. Questo è quanto viene fuori dalla storia di Pino.

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Divagazioni e aneddoti. In barca in Sardegna, le Eolie, viaggi intrapresi solo per aver aperto la sua cucina alle tre di notte e il tipico “cuscuso siciliano”, una cucina oggi affidata a Hajer Aissi, una donna che inizia la sua carriera culinaria a soli 14 anni, una storia che si ripete e anche lei un vero portento della natura.

Sono già trascorse quasi due ore da quando abbiamo messo piede nel locale dalle mattonelle variopinte e dal curioso logo circolare che richiama ora la ruota di un carro, ora un fiore, ora il caldo sole siciliano.

in Sicilia occorre avere un altro ritmo, più pacato, più lento. E piano piano ti accorgi che a vivere con lentezza si vive bene.

È il ritmo naturale della vita.

Forse, a volte, ti tornerà ancora voglia di partire ma quando te ne vai dalla Sicilia, non stai lasciando un luogo, stai lasciando un modo di vivere. Un modo di vivere che ti ha fatto più felice. E vuoi subito ritornare.

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