l’attimo decisivo

Tran tran! Wosh Wosh! Tin tin tin! Uff uff uff!

Le bottiglie viaggiano, tintinnano, si fanno.

Vetro, vino, tappo, capsula, etichetta, retroetichetta, cartone, pallet. Avvolti da strati e strati di pulitissima pellicola trasparente, i cartoni arriveranno integri, da questo inferno che si fa vino, tra uomini con i tappi alle orecchie per non stordirsi dal fracasso.

Wosh Wosh! Tran Tran!

Dov’è finito Filippo? Il dodicesimo acino del grappolo numero tre della vite numero 164 del filare 12, battezzato Filippo dalla Vite anziana del Filare, non rimangono che lontani ricordi. Certamente c’è qua e là un brano di profumo, una particella minerale che fu parte di lui, chissà dove.

Molti mesi fa Filippo aveva urlato di sorpresa. Il taglio netto di una forbice di ferro e, TAC!, il mondo cambiava. Lui e i suoi compagni avevano appena finito di discutere sul futuro che li aspettava, senza giungere ad alcuna conclusione che quello, a sorpresa, era già cominciato.

Pochi minuti dopo stavano tutti a pancia all’aria, sotto il primo sole del mattino, ma il gran tran tran era partito. Prendi la cassetta, sposta la cassetta, viaggia la cassetta. E via, per le strade di un mondo sconosciuto. Già qualcuno degli acini compagni si era perso, staccandosi dal grappolo. Era scivolato giù nel buoi degli altri, oppure era saltato via, spiaccicato sulla polvere della strada. Ma non c’era tempo. Via! Via!, più veloci!, verso dove chissà.

Un’ora o due e poi finalmente all’ombra, ma per poco. Filippo sentiva che intorno le cassette si muovevano. Percepì quell’orribile rumore: splash, splash. La domanda corse veloce: che succede?! Qualcuno, forse più sveglio, rispose: diventeremo UNO.

Filippo precipitò dalla cassetta e finì sui compagni, tre metri più sotto, con un volo da capogiro. Trac! Trac! Tutti schiacciati come sardine,compressi tra pareti d’acciaio. L’acciaio gira e gira, preme e spinge. Filippo si gira e si rigira, vorrebbe restare tutto intero ma non può. Resiste ancora un attimo e poi, Ciak!, si spacca anche lui.

Ecco l’attimo decisivo: la pelle di Filippo è diventata buccia, il succo diventa mosto e comincia a farsi vino. Tutto è diverso, tutto destinato, tutto diretto verso le bottiglie che si riempiranno, tappate e conservate, per un ciclo che ricomincia, ogni volta diverso, ogni volta uguale a se stesso. Da secoli.

Tran tran! Wosh Wosh! Tin tin! Uff uff!

Tran tran! Wosh Wosh! Tin tin! Uff uff!

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