Una nuova vendemmia

E’ iniziata ufficialmente anche da noi, ad Alcamo, la vendemmia.

Chi parla della vendemmia come di una “festa” evidentemente non ha mai vendemmiato. Perché la vendemmia, quella vera, è un storia di sudore e fatica che non sempre si racconta.

Sveglia all’alba, il momento migliore per raccogliere l’uva è il mattino presto.

I grappoli non devono arrivare troppo caldi in cantina, pena la perdita di profumi essenziali e una prematura fermentazione. Alle 6,30 si entra in vigna. La temperatura è piacevolmente fresca, ma già prima delle 9, implacabile, il sole ti fa sudare.

Le cassette lentamente sono colme di grappoli. Dorati ma anche pesanti.

25 kg da sollevare da soli o con un compagno piegando la schiena ripetutamente perché le cassette sono alloggiate sotto i filari.

Le mani appiccicose per lo zucchero contenuto nell’uva. Le mani callose per il continuo ciclico ripetersi dei movimenti, forbice grappolo, grappolo forbice.

E la storia va avanti così per tre, quattro, cinque, enne “carichi”.

Poi pausa pranzo e si ricomincia.

Alla fine si è stanchi e non solo per modo di dire.

Però si è fatto quello che si fa da centinaia di anni e ciò, stanchezza a parte, fa riflettere.

Dunque dov’è la festa, il rito ancestrale, la tradizione bucolica e silvestre?

Non c’è, non ci sono, almeno in vigna. Poi in Cantina avviene la trasformazione.

E solo davanti ad un calice di vino, risultato finale di un percorso fatto di fatica, sudore, passione, si assiste all’eterno miracolo della vendemmia e si può, a ragione, dare inizio alla “Festa”.

One clap, two clap, three clap, forty?

By clapping more or less, you can signal to us which stories really stand out.