Einstein e gli Italiani

Il 14 Marzo 1879 nasceva ad Ulm, in Germania, Albert Einstein. È impossibile aggiungere alla sua biografia qualcosa che non si conosca già, potrei ad esempio suggerirvi di andare a leggere alcune sue splendide lettere su quel fantastico sito che è Letters of Note, probabilmente non le conoscete. Io invece, qualche tempo fa, rovistando dentro l’Archivio Storico de La Stampa, sono riuscito a trovare un po’ di vecchi articoli che lo riguardano: una polemica del 1921 tra il filosofo Adriano Tilgher e Giovanni Boccardi, sacerdote, matematico e astronomo piemontese, fondatore nel 1906 della Società Astronomica Italiana, e un ritratto del 1931 pieno di complimenti, di quelli che è meglio non ricevere mai.

Tilgher, illeggibile come molti filosofi, aveva pubblicato nel ’21 un paio di articoli pieni di ammirazione per il fisico tedesco suscitando però la reazione piccata di Boccardi, polemista dal carattere battagliero. Nella sua risposta, che ha per titolo “In difesa della legge di Newton”, Boccardi prova a smontare la teoria di Einstein aggredendola da vari punti di vista, uno più speculativo, legato ai principi e l’altro più diretto, attraverso l’analisi critica dei risultati sperimentali che avrebbero dovuto confermarla. Riporto le conclusioni: “I giovani, i quali pensano che la storia cominci con loro, credono che questo sia il primo tentativo di demolizione, o almeno di modificazione, della legge di Newton; ma chi conosce il passato sa bene che più volte, in presenza di qualche fatto che sembrava inesplicabile con quella sola legge pura e semplice, è stato proposto di aggiungere un piccolo termine correttivo all’esponente. Così accadde nel disaccordo trovato da Clairant fra il valore osservato ed il calcolato dello spostamento del perigeo lunare, nonché pel disaccordo fra teoria e calcolo per l’accelerazione secolare della Luna; ma si è poi avverato che, spingendo più oltre l’analisi teorica, completando gli sviluppi in serie, si è riusciti a mettere d’accorcio la teoria newtoniana con l’osservazione. Si può anche pensare che le deviazioni immaginate da Einstein siano troppo piccole per essere vere. La leggi della natura non poggiano solo a base di infinitesimi, come le matematiche moderne. Per finire, in questa materia sarebbe arrischiato il farla da profeta; ma non posso trattenermi dall’esprimere questo mio sentimento personale, che cioè fra cinquant’anni si parlerà delle ipotesi di Einstein come del tentativo di Clairant nel 1754; mentre la legge di gravitazione del Newton, ai trionfi avvezza, rimarrà sovrana incontrastata sul suo trono e continuerà ad essere la base delle teorie fisiche“. Inutile dire che non è poi andata esattamente così.

Gli Italiani ho detto, non gli Indiani.

Sempre su La Stampa ma il 24 Novembre del 1931, viene pubblicato un articolo dal titolo “Come vive Einstein” che è un incredibile ritratto del fisico tedesco, “modesto“, “sereno“, “che ama la vita ed i piaceri della vita“. Una frase mi colpisce subito: “Poco dopo la guerra Einstein, come tanti altri ebrei eminenti della Germania, è stato fatto oggetto di attacchi violenti da parte dei monarchici più impenitenti. Si dubitava allora per la sua vita ed un invito gli venne allora dall’America (…). Egli si preparava a partire, quando i nazionalisti, accorgendosi che il prestigio germanico sarebbe stato singolarmente colpito (…) cessarono i loro attacchi.” I complimenti allo “scienziato che trova nella musica l’armonia interna favorevole al dono di divinazione che egli possiede al sommo grado” servono a descrivere un uomo che con il suo esempio insegna che “esigere dal pubblico maggiore docilità che spontaneità è un errore funesto che ha per conseguenza la sottomissione cieca e servile a dei capi. Tale è la ragione di successo di avventurieri di grande stile, come, per esempio Hitler.”

Siamo nel ’31, un anno cruciale, l’anno del fallimento di molte banche Europee dovuto alla sospensione dei pagamenti per le riparazioni dei danni di guerra previste dal Piano Young da parte della Creditanstalt di Vienna, una delle banche più grandi d’Europa (e ricordate che nel 1929 c’era stato il crash di Wall Street). L’articolista commenta: “Per un uomo tanto stimato in America come Einstein bisogna avere molto coraggio per dichiarare: «Io non troverei per altro immorale una coalizione dei Paesi Europei per rifiutare i pagamenti dei debiti di guerra agli Stati Uniti».” La Repubblica di Weimar sarebbe presto crollata sotto i colpi di una crisi economica spaventosa, nel 1933 Hitler sarebbe salito al potere mentre, nello stesso anno, Einstein, ospite all’Università di Princeton, avrebbe trovato riparo dalla “Legge della Restaurazione del servizio Civile” e dai suoi colleghi “di grande stile”, già pronti a parlare di “fisica ebraica“. Cinque anni più tardi, nel 1938, sarebbero state promulgate in Italia le prime leggi razziali.