Heisenberg, la bomba e il giusto etico


Qualche tempo fa, nel suo blog ospitato da La Repubblica, Piergiorgio Odifreddi, prendendo spunto da vicende che son tornate attuali, affermava: “Quanto agli scienziati nazisti, da Heisenberg a Hahn, nell’agosto del 1945 erano prigionieri degli inglesi, in una villa vicino a Cambridge piena di microfoni. E le registrazioni documentano il loro sgomento alla notizia che gli scienziati alleati avessero osato fare ciò che loro avevano rifiutato” e cioè la costruzione e l’uso della bomba atomica.

Werner (a destra) con il padre e il fratello nel 1914. © 1998–2015 American Institute of Physics

A Odifreddi è sempre piaciuto Heisenberg, come persona proprio, e in “Un Fisico (in)determinato” pubblicato da qualche parte che non so ma che trovate su scribd, lo aveva già dichiarato, sicuro del fatto che “Heisenberg (…) convinse Hitler che il progetto per la bomba atomica era irrealizzabile (pur essendo perfettamente in grado di effettuare i calcoli per la massa critica, come dimostrò già il 14 agosto 1945 in una conferenza ai compagni di prigionia, registrata dalle spie inglesi)”. “L’autobiografia di Heisenberg“, scrive Odifreddi recensendola, “è dunque il ritratto di un intellettuale che seppe coniugare la ricerca del vero scientifico e filosofico con quella del bello estetico e del giusto etico: un grande libro e una grande lezione di vita (…)”.

Ora, questa cosa qua mi ha lasciato un po’ così, sconcertato. Mi ricordavo infatti di un vecchio articolo di Franco Prattico, letto quando ancora facevo il fisico di professione e che ora ho ritrovato, “Heisenberg cervello di Hitler”, che raccontava una storia diversa, la storia di “un patriota tedesco” con un solo chiodo fisso: “salvare ad ogni costo la grande fisica tedesca, decimata dalle persecuzioni antisemite e dalla guerra”. Scriveva, Prattico, recensendo The life and science of Werner Heisenberg di David Cassidy, che nel 1943, incontrando il fisico olandese Casimir nell’Olanda occupata dalle armate naziste, Heisenberg dichiarava: “La democrazia non ha sufficienti energie per guidare l’Europa. Vi sono perciò solo due possibilità: la Germania e la Russia. E allora un’Europa sotto la guida tedesca mi sembra il minor male…“. Il libro racconta tutti i fallimenti di Heisenberg nel tentativo di capire come innescare la reazione a catena e del resto vi basterà leggere le trascrizioni delle conversazioni durante la detenzione a Farm Hall contenute ne Il club dell’uranio di Hitler di Jeremy Bernstein, per capire che quei calcoli fossero solo una stima sballata e che egli avesse una conoscenza limitata della fisica dei neutroni di bassa energia e dei reattori.

Non era esattamente un nazista Heisenberg, durante la guerra fu accusato dagli stessi nazisti di sostenere Einstein e difendere la Teoria della Relatività, di ospitare ebrei nel suo istituto di Lipsia, persino di preferire assistenti di origini ebraiche ai tedeschi ma fu salvato da Himmler in persona, costretto a dichiarare il suo patriottismo, la fedeltà al regime. Il suo era un compromesso continuo, altro che giusto etico. Ricordando l’orrore dell’agosto 1945, ricordiamo pure questo.

(parole di 973 giorni fa ripescate dal mio vecchio blog su Focus, blog che non c’è più e che quindi ripubblico)