Mary Somerville e chi (e perché) coniò la parola “scientist”

Mary Fairfax, Mrs William Somerville, opera di Thomas Phillips ( 1834)

Io non lo so se faccio bene a impelagarmi nelle puntualizzazioni, uno alla lunga diventa noioso, pare star lì ad attendere che qualcuno sbagli solo per alzare il ditino e dire Maestra, la so! Una roba invero fastidiosa. Epperò (usato nel senso di “tuttavia”, anche se a molti non piace) certe volte è difficile non intervenire, soprattutto quando l’imprecisione si propaga per demerito di canali assai popolari, tipo il blog di Maria Popova, a cui vogliamo tutti un gran bene ma che, nel caso di Mary Somerville e del motivo per cui venne coniata la parola scientist, non l’ha raccontata giusta.

Mary Somerville, nata Mary Fairfax, è stata, ai suoi tempi e cioè per quasi tutto il 1800, una vera e propria celebrità, soprattutto per merito dei suoi libri, veri e propri best-seller: On the Mechanism of the Heavens (1830); On the Connexion of the Physical Sciences (1834); Physical Geography (1848); On Molecular and Microscopic Science (1869). Era autodidatta ma conosceva a fondo la matematica e le scienze, fu la prima donna a far parte della Royal Astronomical Society ed era in corrispondenza con i più importanti scienziati dell’epoca (Laplace per esempio, di cui aveva compreso a fondo l’opera). Non è il caso di approfondirne qua la biografia ma ascoltare Elisabetta Strickland, matematica dell’università di Roma Tor Vergata e autrice di The Ascent of Mary Somerville in 19th Century Society, nella trasmissione di Radio3scienza di oggi (sempre sia lodata, qua c’è il podcast) potrà soddisfare le vostre eventuali ulteriori curiosità.

Maria Popova, ma non solo Lei, aggiunge alla biografia della Somerville il merito d’aver ispirato l’invenzione della parola scientist. In un suo recente post, afferma infatti:

[la parola “scientist”] fu coniata per una donna —l’erudita, di epoca vittoriana, Mary Somerville (…). Il trattato del 1834 On the Connexion of the Physical Sciences della Somerville aveva talmente impressionato i suoi colleghi, lettori e recensori che “uomo di scienza” — il termine usato per riferirsi a una persona in grado di far avanzare il progresso della conoscenza — sembrò improvvisamente inadeguato e obsoleto.

e cita, a tal proposito, un passo del libro Maria Mitchell and the Sexing of Science: An Astronomer Among the American Romantics in cui Renée Bergland afferma che William Whewell (Lancaster, 24 maggio 1794 — Cambridge, 6 marzo 1866), scienziato e filosofo della scienza inglese, in una recensione di On the Connexion of the Physical Sciences

aveva chiamato la Somerville scienziato, in parte perché “uomo di scienza” sembrava inadeguato per una donna, ma in modo più significativo perché il lavoro di Somerville era interdisciplinare. Lei non era una semplice astronoma, fisica o chimica, ma una pensatrice visionaria che articolava le connessioni tra i vari rami di indagine.

e ancora

Secondo la biografa della Somerville, Kathryn Neeley, l’invenzione di Whewell della parola “scienziato” non serviva semplicemente ad avere un termine di genere neutro. Whewell voleva una parola che celebrasse attivamente “l’illuminazione peculiare della mente femminile”: la capacità di sintetizzare i campi separati in una singola disciplina.

Anche Whewell ha una biografia assai interessante ma anche su di lui non mi dilungherò. Ricordo solo che fu cofondatore e presidente della British Association for the Advancement of Science, presidente della Geological Society e che aveva una abilità particolare per l’invenzione di nuovi termini. Otre a scientist e physicist coniò anode, cathode e ion. Dicevano di lui: “La scienza è il suo forte, l’onniscienza è la sua mania”. E vabe’.

La recensione di Whewell è un articolo pubblicato nel volume secondo della Quartely Review, una rivista politico-letteraria inglese (è il marzo del 1834). Vi traduco la parte incriminata perché è assai interessante:

Una curiosa illustrazione di questo risultato [la suddivisione degli uomini di scienza in fisici, matematici, chimici ma anche tra gli stessi matematici in puri e “misti” e tra i chimici, NdA] si può osservare nella ricerca di un nome qualsiasi con il quale indicare coloro che studiano in modo collettivo la conoscenza del mondo materiale. Sappiamo che questa difficoltà è stata avvertita in maniera pressante dai membri della Associazione britannica per l’avanzamento della Scienza nelle loro riunioni a York, Oxford e Cambridge, nelle ultime tre estati. Non c’era alcun termine generale con il quale questi signori potessero descrivere se stessi in riferimento alla loro attività. Filosofi veniva considerato un termine troppo ampio e astratto e fu opportunamente vietato da Mr. Coleridge, nella sua qualità sia di filologo sia di metafisico; si sarebbe potuto eventualmente scegliere savans, pur essendo un termine francese e non inglese; un uomo ingegnoso [qua Whewell si riferisce a se stesso, NdA] propose che, per analogia con artist si potesse usare scientist aggiungendo che non bisognava farsi scrupolo di servirsene liberamente dal momento che esistono parole come sciolist [in italiano sciolo, una persona che finge di essere informata, NdA], economist, e atheist —ma la parola non era gradevole; altri tentarono di tradurre il termine con quello usato dai membri di associazioni analoghe in Germania ma non fu facile trovare in inglese l’equivalente di natur-forscher (studiosi della natura). Il processo che sarebbe derivato da questa definizione avrebbe potuto suggerire per questi curiosi della natura nomi poco dignitosi come nature poker o nature peeper [peeper è ficcanaso NdA], ma questi termini furono respinti con indignazione.

Nessun riferimento all’italiano, purtroppo, dove scienziato è una parola già usata ma nel senso del tutto generale di erudìto. Whewell torna sull’argomento nel 1840, nel suo libro, Philosophy of the inductive science, in cui conia anche physicist e dove scrive:

Abbiamo estremo bisogno di un nome per descrivere un cultore della scienza in generale. Io sono incline a chiamarlo scientist. Così potremo dire che come un artista è un musicista, un pittore o un poeta, uno scienziato è un matematico, un fisico o un naturalista.

Di cenni a una parola che celebrasse attivamente “l’illuminazione peculiare della mente femminile” neanche l’ombra. Ne parla invece, come già segnalato, Kathryn Neeley in Mary Somerville: Science, Illumination, and the Female Mind ma non nei termini riferiti da Renée Bergland bensì sottolineando, a pag, 123, che

è utile considerare che cosa significano queste opere [della Somerville NdA] nel contesto della carriera della Somerville come scienziato e quello che illustrano sulla peculiare illuminazione della mente femminile, il ruolo del femminile nella sua scrittura.

La Neeley, interrogandosi su come definire la Somerville, a pag. 33 dello stesso volume, aveva affermato:

ho concluso che è più opportuno chiamare Mary Somerville semplicemente “scienziato” e di definire il termine in senso lato. È significativo che la prima pubblicazione del termine “scienziato” si è verificata in un’analisi del lavoro della Somerville, la recensione di Whewell del 1834 delle Connexion.

e poi

ci sono, mi sembra, molti validi motivi per chiamare Mary Somerville semplicemente “scienziato”. Questi includono: (1) il suo elevato livello di competenza, (2) l’entità della sua partecipazione alla comunità scientifica del suo tempo, (3) i suoi contributi concreti al progresso della scienza, (4) il
riconoscimento da parte dei suoi colleghi nel campo della scienza e da parte del
governo britannico (nella forma di una pensione governativa), (5) il fatto
che il suo lavoro è stato giudicato sugli stessi standard di quello del suoi colleghi maschi, (6) il fatto che la scienza era sia la sua vocazione sia una significativa
fonte di sostentamento della sua famiglia, e (7) le qualità della sua mente. (…) Il termine “scienziato” sembra particolarmente appropriato quando guardiamo la Somerville attraverso gli occhi dei suoi contemporanei, che la giudicano per gli standard del suo tempo, e non in base ai nostri più limitati criteri.

Insomma, un discorso del tutto diverso da quello propagandato da Renée Bergland (e cha ha ingannato pure me che ho attribuito in trasmissione alla Neeley intenzioni evidentemente mai espresse, neanche pensate, mi spingo a dire). La domanda è: Mary Somerville era una scienziata? La risposta è sì e se proprio c’è qualcosa da sottolineare è l’esigenza di Whewell di ribadirlo recensendone l’opera.

Per chiudere segnalo che, malgrado gli sforzi di Whewell, scientist impiegò molto tempo ad affermarsi. Ancora nel 1894, Thomas Huxley (il bulldog di Darwin) ringhiava che nessuno con un minimo di rispetto avrebbe dovuto usare quella spiacevole parola, un ibrido illegittimo di greco e latino. Se poi non siete ancora soddisfatti e vi resta del tempo e la voglia, di questo e molto altro potrete leggere in Scientist: the story of a word di Sydeny Ross.