Taranto, diossina come se fosse una discarica: “Abbiamo perso la guerra dell’Ilva”

Taranto, diossina come se fosse una discarica: “Abbiamo perso la guerra dell’Ilva”
Livelli di diossina paragonabili a quelli riscontrati nel centro della discarica di Giugliano, in Campania, o negli elettrofiltri nei camini dell’Ilva. Invece, è la presenza della diossina rilevata in un impianto di monitoraggio nel quartiere Tamburi di Taranto. È quanto emerge da un’analisi condotta tra novembre 2014 e febbraio 2015 (attraverso i deposimetri installati dalla stessa Ilva all’interno e all’esterno dello stabilimento), inserita in una relazione messa a punto da un esperto del Politecnico di Torino per conto dell’Ilva e diffusa dal direttore dell’Agenzia Regionale per l’Ambiente (Arpa Puglia), Giorgio Assennato. «È come aver trovato un cadavere con un buco gigante sul corpo, provocato da uno strano colpo di pistola e in città c’è soltanto uno che possiede quel tipo particolare di pistola», ha spiegato il direttore dell’Arpa.

Caso Regeni, arrivati i primi documenti dall’Egitto
Arrivati all’ambasciata italiana al Cairo i primi materiali investigativi richiesti nelle scorse settimane dal governo italiano sul caso dell’uccisione in Egitto di Giulio Regeni. I documenti — che la Farnesina fa sapere in una nota essere informazioni relative a interrogatori di testimoni da parte delle autorità egiziane, al traffico telefonico del cellulare di Giulio Regeni e a una parziale sintesi degli elementi emersi dall’autopsia — sono stati messi a disposizione del team investigativo italiano che opera al Cairo su mandato della Procura della Repubblica di Roma. Mancano però ancora all’appello altri materiali informativi richiesti dalle autorità italiane.

Sì del Senato: l’omicidio stradale è legge
Con 149 voti a favore, 3 contro e 15 astensioni, è stata approvata la legge sull’omicidio stradale. Secondo la nuova norma (art. 589-bis del Codice penale), è punito con la reclusione chi provoca la morte di una persona a causa della propria condotta imprudente alla guida di un veicolo a motore. Resta inalterata la pena nell’ipotesi base (da 2 a 7 anni), è punito con la reclusione da 8 a 12 anni l’omicidio stradale colposo commesso da conducenti di un veicolo a motore in stato di ebbrezza alcolica grave (tasso alcolemico superiore a 1,5 grammi per litro) o di alterazione psico-fisica a causa dell’assunzione di sostanze stupefacenti. Da 5 a 10 anni di reclusione la pena per omicidio stradale colposo commesso da conducenti in stato di ebbrezza alcolica media (tasso alcolemico oltre gli 0,8 grammi per litro) o autori di condotte imprudenti alla guida.

Finanziamento pubblico all’editoria: sì della Camera a disegno di legge che lega contributo a copie vendute
La Camera con 292 sì, 113 no e 29 astenuti (Lega, Fdi e Al) ha approvato il disegno di legge sul sostegno pubblico per il settore dell’editoria. Votato anche l’emendamento del Movimento Cinque Stelle sul collegamento dei fondi alle copie effettivamente vendute. Il testo ora passa al Senato.

Fusione tra Gruppo Espresso e Itedi: nasce il polo Repubblica-La Stampa
Il gruppo editoriale l’Espresso e la Itedi, editrice de La Stampa e de Il Secolo XIX, hanno annunciato la fusione. Le testate manterranno indipendenza editoriale e questa nuova società sarà guidata da Monica Mondardini, attuale ad di Cir e Gruppo Espresso. Gli accordi definitivi saranno sottoscritti entro il 30 giugno 2016 con l’ultima passaggio dell’operazione che avverrà nel primo trimestre del 2017.

Petrolio, Shell citata in giudizio per danni ambientali nel Delta del Niger
Due comunità nigeriane hanno citato in giudizio la Shell dopo molteplici versamenti di petrolio nel Delta del Niger. È la seconda volta in cinque anni per la compagnia petrolifera. Già in precedenza, infatti, le comunità di pescatori e allevatori di Bille e Ogale hanno chiesto un risarcimento per i danni ambientali nella loro regione. Le fuoriuscite di petrolio causate dalle attività estrattive della società dal 1989 hanno fatto sì che il fiume si inquinasse e non ci fosse acqua potabile per coltivare i campi.

via Amnesty International

La difesa si basa anche su un rapporto del novembre 2015 di Amnesty International — secondo il quale quattro siti che la Shell avrebbe dovuto provvedere a ripulire, sono ancora contaminati — e un dossier del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (Unep), che ha rivelato la contaminazione delle acque con petrolio e benzene. Una bonifica dell’area potrebbe richiedere fino a 30 anni.

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