La ruota che gira

Mi è capitato di analizzare i dati della frequenza e della diffusione delle scuole dell’infanzia (e dei relativi investimenti) nel mondo, per una consulenza ad UNESCO.

Emerge in modo netto e visibile quanto i paesi europei, e in particolare quelli meridionali (Spagna, Portogallo, Italia) stiano disinvestendo rispetto alla prima e primissima infanzia, lasciando ai genitori l’onere (economico e culturale) di decidere in merito alla frequenza al nido o alla scuola dell’infanzia.

Data, The World Bank Database

Non si tratta di un cambiamento abissale ma la tendenza è chiara e visibile anche laddove il dato è mancante, soprattutto se rapportata alla tendenza mondiale.

Se si prendono tre paesi molto significativi, come Swaziland (ultimo al mondo per aspettativa di vita, 49 anni alla nascita), Niger (uno dei paesi con i dati peggiori per quanto riguarda l’infanzia) e Giamaica, si osserva come anche in paesi meno fortunati la quota di prodotto interno lordo investita in Educazione sia superiore.

Data, The World Bank Database

La fonte non è un sito con finalità politiche, in quanto è la Banca Mondiale, che analizza i flussi di capitale e la loro destinazione. Non si tratta nemmeno di una questione di gestione (pubblico vs privato) poichè le due quote vengono sommate.

Il disinvestimento, che certamente dipende da volontà politiche, è però fortemente influenzato anche dall’investimento emotivo che il Paese fa nell’infanzia. I tre paesi europei in esame hanno visto calare drasticamente le nascite anche rispetto alla loro storia recente, mentre negli altri Paesi, pur colpiti da varie questioni critiche, l’infanzia finisce per essere al centro di un dibattito.

Si tratta anche di una sensibilità che si sta creando in un mondo che sposta a sud e a est (inteso come altri continenti) il proprio baricentro economico, sociale e anche politico.