Cause oh, we’re bleeding out

“Raise my hands
Paint my spirit gold
And bow my head
Keep my heart slow”
-
Mumford & Sons

Vento. Sole. Cielo limpido. Quasi limpido.
E’ primavera.

E’ primavera anche se il vento forte che sposta sabbia, polvere, plastiche e terra mi riporta sempre e solo un’immagine. Ricorrente.
“Finché, un giorno d’inverno, non soffiò uno irrequieto vento del Nord” .
Un vento che sposta i fili che ci tengono uniti a questa vita, che cancella le scritte leggere sulle nostre lavagne, che smuove in un sol colpo tutta la neve finta della nostra pallina natalizia.
Frrrrrrrrrrrrrrrrrrrr.
Un turbinio, foschia, caos.

E’ difficile vederci chiaro, a volte. 
L’ansia da prestazione e l’ansia di perfezione ti distruggono: la macchina deve essere perfetta, tutto e tutti al proprio posto, nei suoi tempi, in un ingranaggio oliato che funziona. Impegni, cose da fare, mail da leggere, progetti da chiudere e da mandare avanti.
Oggetti da sistemare, piante da innaffiare, ricordarsi di bere molto, mettere a posto tutto quando te ne vai, ricaricare il cellulare, prendere appunti comprensibili, scrivere timing, project managment.
E poi invece arriva il vento.
Frrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr.

Pensi: e che cazzo. Tutto era così perfetto, ero il re del mondo sulla prua della nave lanciata veloce che solca il mare del Nord.
E taaaac. Arriva il vento: il nostro piccolo grande iceberg di cui ogni tanto riemerge la punta, ma che, facciamocene una ragione, c’è sempre sotto sotto questa foglia di mare che percorriamo ogni santo e fottuto giorno.
Iceberg o vento del nord arriva. Ogni tanto arriva.
E ti chiedi e ti chiedono: “sapresti dire perchè ti senti così?”

Lo sai che tutto dipende da te, in fondo. 
Sei tu che scegli se essere on o se essere off. Solo che — in fondo — chi lo decide non sei proprio quel “tu” che tu pensi risieda lì a capo dell’ingranaggio perfetto a spingere pulsanti colorati o a muovere levette.
Magari è quel “tu” che risiede da un’altra parte di te, forse più in basso, forse nel cuore, o forse in un’altra parte del cervello. E’ quel tuo “tu” che ama il vento: che corre spettinato tra le palline di finta neve, a piedi nudi, a bocca aperta. Quel tuo “tu” che in giornate come queste ti invita a correre fuori, al vento, in un parco, al sole. Per urlare il tuo barbarico yawp.

E ti chiedi e ti chiedono: “sapresti dire perchè ti senti così?”

Rispondi: “non lo so, è così”.
[Potresti aggiungere un “cazzo!”, ma ti trattieni.]

“And love we need is now
Let’s hope for some
Cause oh, we’re bleeding out”

- The Lumineers