Come una lettera attaccata sul lampione davanti alla stazione dei treni

Le luci dei lampioni si fondono tra i vapori della nebbia. E’ il primo mattino della notte più lunga dell’anno: il solstizio d’inverno.
Qualcosa vorrà pur dire.
Sento un freddo tiepido, rassicurante, morbido. La nebbia della Grande Pianura si appoggia fino a questo confine, sotto alle prime colline dove cominciano i vigneti, e ristagna come a maturare e fermentare.
E’ un’altra giornata tra le vie della Piccola Città, che ronza prima di Natale come un alveare a primavera.
C’è la solita coda, la solita nebbia, il solito grigio.

Oggi in ufficio è giornata di auguri. 
Ciaostammibenemiraccomandomangiapocononesageraredivertitiriposatisalutamiituoiportamideiregalicivediamoagennaiofaibuonviaggio. Auguri. Baci. Abbracci. Baci e abbracci insieme.
Al “ciao” già non capivo più nulla. 
E ancora: èstatobellodavverochefaticamaneèvalsalapenailprossimoannosaràanchemegliobrindiamoevvivabuonafortuna.
Beh, buon Natale.

Prima la nebbia. Poi il caldo, improvviso. E poi questa giornata di saluti, che riesce quasi a fermare il tempo, poi a dilatarlo, e non capisci più bene davvero l’essenza della giornata. Nè se è mattino o pomeriggio o già finalmente ora di cena.
E’ come l’ultimo giorno di scuola, solo che oggi è pure quasi Natale e ci si mette tutto questo grigio e tutto questo buio a dare un’impressione post apocalittica che fa un po’ Philip Dick. Ma almeno non piove.

I miei auguri, dicevamo.
I miei sono auguri di gratitudine, di fiducia, di responsabilità. 
Di gentilezza a casaccio e atti di bellezza priva di senso. Non provo interesse nel sapere ciò che mangerete a Natale, nè se vi riposerete, con chi lo passerete nè dove. Mi interessa solo che siate felici. 
E’ tutto in questo piccolo segreto che si nasconde in queste notti sante e magiche. Siate felici.
Se non lo siete, ricordatevi di provarci, almeno.

A volte io non lo sono. Proprio per niente.
Sono colpito, sommerso e affondato da questa malinconia che è grigia e umida come questa nebbia di questa bassa pianura fatta di strade e fossi. 
Indistricabile.
Non è per niente facile vedere al di là, lassù in alto, dove splende il sole che riscalda e illumina tutto e tutti. Quel sole che ti soprende all’improvviso mentre decolli sull’ennesimo volo low cost.
Malinconia. 
Non sono però messo così male, perchè almeno sono certo che il sole, lassù in alto, dove dicevo, c’è. Non ho alcun dubbio. Come fare poi a diradare le nebbie, è lì il bello. Troviamo i nostri metodi, le nostre battaglie, i nostri segreti, le nostre magie. Ognuno ha le sue, ogni giornata sarà diversa.

Io scrivo.
(Scrivo a me stesso, in un esercizio che è tutto un far emergere il futuro da questo mio io presente, disturbato ma bellissimo).

Il mio scopo è generare un’onda positiva di gioia e di gratitudine verso tutti coloro che mi voglio bene, che mi sostengono, che mi leggono, mi amano, mi odiano. Verso tutti coloro che non hanno bisogno di me, ma che raccoglieranno da terra questo mio areoplanino di speranza per rilanciarlo in alto, verso quel sole sopra le nebbie e tra le mani di un altro umano.
Creiamo un tornado di fiducia che possa ributtare in alto le nostre vite e i nostri pensieri. Nutriamoci di calore umano, sentimenti puri, idealismo, energia positiva, istinto di sopravvivenza, diritto ai sogni e diritto a incarnare la forza di realizzarli.

La malinconia arriverà sempre, sotto forma di nemici, tristezza, buio, paura o infelicità. 
E’ inevitabile. 
Ma l’infelicità non appartiene nè al mondo delle idee nè a quello del reale, ma è soltanto il sapore che diamo noi ai bocconi della vita. Il sapore è dove sceglierò di appoggiare la lingua.

Intanto, guardo il cielo e socchiudo gli occhi per vedere meglio.