Contemplare il cielo e i fiori

foto da laurenconrad.com
“Andai nei boschi perché desideravo vivere con saggezza, per affrontare solo i fatti essenziali della vita, e per vedere se non fossi capace di imparare quanto essa aveva da insegnarmi, e per non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto.”

Così scriveva Henry David Thoreau, meraviglioso poeta statunitense, in “Walden”, suo capolavoro scritto poco meno di duecento anni fa: le sue parole, com’erano attuali al tempo, così lo sono anche oggi, con ancora più forza, in un periodo storico che corre veloce e — a volte — superficiale.

Andare nei boschi.

E’ primavera inoltrata: i primi caldi, i fiori, gli uccellini che cantano. Mentre tutto il mondo fuori rumoreggia, sbuffa, fuma, inquina, sporca, la Natura nasce e rinasce ogni giorno, dopo ogni notte fresca tinta di rugiada.

E allora troviamo anche solo un’ora, nel weekend, e andiamo nei boschi. Quelli poco fuori il centro cittadino, nella pianura così come tra le montagne, passeggiamo un attimo sereni e in ascolto.

La nostra mente ritmata dal profitto, dal ritorno dell’investimento di ogni singolo secondo, ci martellerà che stiamo perdendo tempo, che dobbiamo correre a casa, a lavorare, a stirare, a passare l’aspirapolvere.

Diamoci tempo.

E se apprezzare il silenzio tal quale è cosa che richiede — appunto — tempo, diamo valore alla nostra passeggiata almeno nei termini gastronomici.

Cerchiamo piante spontanee (le erbacce!): il tarassaco, l’ortica, la borragine, la bardana, il luppolo…faranno esplodere di colori e sapori sia le nostre insalate che una profumatissima frittata.

Ricercare le piante e i fiori commestibili selvatici è pratica difficile, quasi dimenticata. Ma basta poco, e da momento “turistico” diventerà presto passatempo ricorrente.

Facciamo attenzione, sì, ma senza paranoie. Coinvolgiamo i parenti anziani, i nonni del paese, la sapienza storica e antropologica del territorio: potranno insegnarci i segreti (e i posti giusti!) e noi daremo valore alla loro vita e alla loro esperienza. Anche un buon libro più aiutarci all’inizio, e poi, quando avrete un po’ di esperienza, insegnate a vostra volta come riconoscere le piante commestibili ai vostri amici, figli, nipoti: questo perpetuare la sapienza collettiva ha un valore inimmaginabile.

E se non avete boschi vicini, ma davvero, ma proprio nessuno, non disperate. Fate una passeggiata nel parco sotto casa, nei giardinetti pubblici, nel cortile del condominio, e raccogliete qualche piccole fiore: due margherite, tre papaveri, un mazzo di delicatissimi “nontiscordardime”.

Va bene, non si potranno mangiare (e qui, da mangione, per me perdono un po’ del loro fascino) ma in un piccolo vasetto daranno gioia, colore e luce nella vostra casa, sulla vostra tavola.

Battiato canta: “voglio sperare che il mondo torni a quote più normali che possa contemplare il cielo e i fiori…” e noi, con i nostri sottili gesti quotidiani cambieremo velocemente, prima noi stessi, e tutti insieme il mondo.