Splash

Lunedì è come risvegliarsi da Matrix.

Ansimo, ansimo, ansimo, mi manca il fiato, deglutisco, apro e richiudo gli occhi, buio, luce, deglutisco ancora. Respiro.

Splash.

Lunedì è come rituffarsi nel mare. Ma io non so nuotare, nè ne ho voglia, e l’acqua è fredda, scura, buia, e magari vorrei soltanto restare qui sull’isola, la mia isola, persa tra le altre isole, tra sabbia, rocce e detriti portati dal mare. E’ come tuffarsi tra correnti forti che non ho deciso, onde che non ho scelto, rumori e odori che non mi appartengono.

Puzzo di chiuso. Di noia.

Stringo forte gli occhi. Mi piace farlo, nemmeno so perchè. E’ come rimettere tutto a fuoco, o quantomeno cercare di farlo. Oppure forse è un desiderio di un nuovo inizio: «chiudo gli occhi, li riapro, potrebbe cambiare tutto, un’altra volta». E quando stringo gli occhi il volto muta in un accenno di sorriso, un ghigno improvviso, fonte di speranza o di precarietà.

Il lunedì è un cocktail tra ansia e rassegnazione. Scelgo la mia pastiglia: rossa o blu non importa, qualsiasi essa sia mi riporterà di nuovo qui, e poi giù, alla goccia, il beverone grigio del lunedì.

Riapro gli occhi.

C’è il sole, fuori.

E allora, ogni tanto, stacco la spina.

Mi piace perdermi così nei vicoli un po’ bui e prendere tempo per me stesso, farmi sorprendere da una città lontana dalle luci della ribalta. Quale ribalta, poi?

Perdersi da qualche parte, regalarsi del tempo per sè, oziare, è la miglior cosa da fare, a volte.

Mi dispiace ripetermelo. Di nuovo, ogni lunedì.