Sulle elezioni USA

Lo so, dopo un po’ uno dovrebbe stancarsi di ripetere le stesse cose. Ma ad ogni giro qualche pezzo si incastra meglio, si lasciano da parte i dettagli e si riesce a comunicare meglio.

Il testa a testa mediatico

C’e’ mai stata un’elezione USA recente in cui non ci sia stato il testa a testa finale con magari anche il colpo di scena a causa dei soliti sondaggi “imprecisi”. E’ mai possibile che l’elettorato si divida sempre, quale che sia il periodo storico, temi attuali e candidati in 50 e 50?

Pare quasi la sceneggiatura di uno show: la preparazione, l’attesa e il gran finale.

Certo, si possono ipotizzare feedback magici: piu’ un partito e’ in posizione di svantaggio piu’ e’ motivato a darsi da fare per riguadagnare terreno e cosi’ i due rimangono testa a testa. D’altra parte anche nelle gare olimpioniche funziona cosi’, bhe, quasi…

L’aristocrazia politica

Bush padre, Bush figlio, Clinton marito, Clinton moglie, se non e’ aristocrazia questa non so cosa lo sia. Con tanto di diritto ereditario di accesso al trono.

I non votanti

Il 45% degli elettori non ha votato. Perche’? Se i redneck buzzurri e ignoranti, si narra, hanno votato Trump chi sono questi altri? Ancora piu’ buzzurri? Il non votante, per esigenze ovvie di autodifesa dell’impianto democratico stesso, viene descritto come il peggio del peggio: ignorante, disinteressato, pigro e cosi’ via. Ma e’ proprio vero? O forse, alcuni almeno, hanno solo accettato il fatto che il gioco e’ truccato?

La cooperazione

Tutti i sistemi sociali tendono alla cooperazione. La cooperazione e’ molto piu’ utile del conflitto, salvo nei casi in cui il conflitto abbia esito certo e porti alla sopraffazione dell’avversario. Game of Thrones ci insegna che il grosso aggredisce il piccolo, ma mai qualcuno di altrettanto grosso: troppo rischioso e, anche in caso di vittoria, le perdite sarebbero cosi’ grandi da espormi ad attacchi da parte dei “piccoli”.

Avviene in natura, avviene tra organizzazioni criminali e aziende: ci si spartisce il territorio e si trovano vie che permettano di prosperare ad entrambi.

Se quindi vogliamo supporre che storicamente siano ad un certo punto esistiti due schieramenti realmente contrapposti e’ ingenuo ipotizzare che nel tempo questi due non abbiano formato una sorta di “cartello” per assicurarsi prima di tutto la propria sopravvivenza e per l’oggettiva impossibilita’ di prevalere sull’altro. A quel punto le priorita’ cambiano e con esse le regole del gioco.

Come l’esito delle elezioni rimodella la nostra visione del mondo

Nessun americano conosce l’America e gli americani. Anche se molti viaggiano per lavoro pochi si fermano in un posto abbastanza a lungo per capirlo davvero. Che cosa ne sa un texano di chi vive in Nord Dakota? Ma anche: che cosa ne sa un texano dei texani?

Cio’ che sanno e’ cio’ che sentono dai media, televisivi principalmente: si condivide una grande illusione collettiva. E qual’e’ un’occasione ottima per riorientare questa illusione? Per raccogliere l’attenzione di tutti e dire: “oggi l’america e’ fatta cosi’”?

Il voto viene proposto come grande strumento sociologico in grado di mostrare il pensiero di 320milioni di persone (votanti e non ovviamente). Come un lampo che per un istante illumini tutto il territorio.

E quindi oggi noi sappiamo con certezza che gli americani sono redneck, che sono scontenti, ecc. Un momento fortissimo di ridefinizione di quella che e’ l’immagina pubblica, domestica e estera, di che cosa sono gli USA. Rilettura che condizionera’ il modo di vedere e di agire del nostro John che vive in Oregon e di Mary nel Tennessee.

Sarebbe quindi molto ingenuo non approfittare di questo momento per orientare questa rilettura.

Possibile che sia una truffa?

Molte persone atee sono convinte che per migliaia di anni, o anche solo le ultime centinaia, la quasi totalita’ della popolazione abbia creduto ad una cosa inesistente. Che abbiano torto o ragione e’ interessante come non trovino per nulla strana la cosa. Essendo nati e cresciuti in un certo contesto era naturale accettare una certa visione. E se lo stesso stesse avvenendo oggi con la democrazia?

La democrazia, in Italia almeno, non nasce con l’idea di dare potere al popolo, il suffragio allargato e poi universale arriva molti anni dopo. Inizialmente votano, pagando, solamente pochissime persone. Si tratta di un meccanismo per gestire la conflittualita’ tra ex-nobili e nuova ricca borghesia. Chi esattamente lo abbia ideato e chi cercasse di manipolare chi non e’ troppo chiaro e non e’ questa la sede per approfondirlo.

Ci sono voluti anni perche’ i votanti aumentassero, il voto per le donne e’ “recentissimo” e l’allargamento della base votante, in generale, e’ stato fatto per un interesse politico. In breve servivano nuove pecore da poter trascinare dalla propria parte. E’ possibile, ma poco probabile, che durante gli allargamenti del voto il gioco gli sia sfuggito di mano e le elite originali abbiano perso il loro potere originale finendo in balia del popolo. Chi e’ al potere non ha la necessita’ (salvo forse in rari episodi come la Rivoluzione Francese) di scendere a patti con i governati, non ha motivo di diluire il proprio potere condividendolo con altri.

La scalabilita’ impossibile

L‘imposibilita’ della scalabilita’ tecnica del voto a mio parere non e’ in discussione. Il voto “funziona” quando ci sono dieci persone in una stanza e alzano la mano. In realta’, in caso la scelta non sia tra due sole opzioni, il meccanismo di voto con preferenza singola non e’ neppure rappresentativo delle reali preferenze dei votanti ma non perdiamoci in dettagli.

Quando da 10 persone si passa a 10 milioni lo scenario cambia come avviene per qualunque cosa al mondo. Un cambio di quantita’, nel mondo reale, implica sempre un cambio di qualita’. Solamente con un grande esercizio di astrazione si puo’ pensare che il voto delle dieci persone si mantenga inalterato aumentando di 1 milione di volte i partecipanti. Pensate di organizzare una cena, di giocare a carte e di andare in vacanza con 5 persone, poi fate le stesse cose con 5 milioni. Le sole complicazioni logistiche, di tempo e di spazio, rendono l’impresa completamente differente snaturandola.

Conclusioni

Ho scritto tutto cio’ in un po’ per noia un po’ per la speranza di piantare il piccolo semino del dubbio che magari un domani permettera’ di vedere la truffa per quello che e’. In modo da poterla, chissa’, un giorno archiviare come una passata fase di crescita della societa’ umana.