la Regione Puglia si dota di una legge sul lobbying

Dopo Toscana, Molise, Abruzzo e Calabria, anche la Puglia potrebbe approvare a breve una legge di regolamentazione dell’attività di lobbying.

Dopo Toscana, Molise, Abruzzo e Calabria, anche la Puglia potrebbe approvare a breve una legge di regolamentazione dell’attività di lobbying. La regione guidata da Michele Emiliano potrebbe aggiungersi all’elenco di enti territoriali che — in mancanza di una normativa nazionale attesa da oltre 40 anni — decidono di procedere per sé.

Nonostante gli esperti siano tendenzialmente contrari ad una progressiva regolamentazione territoriale del lobbying, che avrebbe il rischio di generare un’eccessiva frammentazione normativa nelle definizioni e dell’approccio alla materia, va detto che Michele Emiliano un intervento sul tema l’aveva a suo modo annunciato da tempo, in ultimo a seguito dello scandalo che ha investito l’ex ministro Guidi e il suo compagno. Un impegno mantenuto da parte del governatore, che probabilmente dà alla luce il miglior testo (qui il disegno di legge) prodotto finora sul tema da una Regione.

Come sottolineato a più riprese anche dallo stesso Emiliano, il disegno di legge ha il merito di introdurre per la prima volta a livello regionale una “agenda pubblica” degli incontri tra decisori e lobbisti. Si tratta di uno strumento che procede di pari passo col registro pubblico dei portatori di interesse — questo già presente in altre legislazioni regionali — e che mira a rendere trasparenti non solo gli appuntamenti tra amministratori e lobbisti, ma anche i contenuti discussi e l’eventuale documentazione prodotta. 
Viene dunque recepita una delle più significative critiche mosse da esperti a studiosi alle bozze di regolamentazione nazionale, che forse troppo ingenuamente confidavano nell’esaustività dell’anagrafe dei rappresentanti di interesse.

Si procede anche ad un potenziamento delle informazioni richieste dal registro dei lobbisti. Secondo la proposta pugliese infatti, per essere registrati vanno resi noti non solo i dati anagrafici propri e dell’organizzazione rappresentata, ma anche l’indicazione degli interessi specifici che si intendono rappresentare, i pubblici decisori a cui ci si intende rivolgere e l’ammontare delle risorse umane di cui dispone il lobbista per la propria attività. Non solo, è anche richiesta una forma di garanzia, sotto responsabilità dello stesso portatore di interessi, dell’esattezza e veridicità delle informazioni e dei contenuti prodotti e veicolati. Come a dire che se per favorire il proprio cliente e inquinare il dibattito pubblico vengono diffusi contenuti scorretti (magari non verificati neanche dallo stesso lobbista), si pagano delle conseguenze.

Specifiche interessanti anche per quanto riguardo il fenomeno delle “revolving doors” (letteralmente, le porte girevoli), espressione anglosassone che indica la pratica di reimpiego di ex politici e amministratori pubblici nei ruoli di consulenti per le relazioni istituzionali di grandi aziende e di rappresentanti di interessi particolari.
Su questo il testo prevede non solo l’impossibilità di iscrizione al registro pubblico per qualsiasi decisore pubblico o di dipendente della Regione Puglia che non abbia fatto trascorrere almeno due anni dalla cessazione del proprio ruolo o impegno amministrativo, ma anche per tutti i soggetti titolari di incarichi individuali presso le pubbliche amministrazioni e per i giornalisti pubblicisti o professionisti iscritti all’Ordine.

Non mancano infine le note deboli al testo, che come vale per la quasi totalità delle proposte nazionali sul tema riguarda l’assenza di sanzioni per entrambe le parti in causa.
Nel ddl si paventa al più la possibilità di sospendere temporaneamente o cancellare in modo definitivo uno o più portatori di interesse dal registro, mentre non è previsto praticamente nulla per quanto riguarda condotte scorrette da parte dell’amministratore pubblico.

Michele Emiliano parla di “sperimentazione pugliese” e lo fa a piena ragione data l’incertezza e talvolta l’improvvisazione con cui la materia viene affrontata dagli enti territoriali e dai diversi rami del Parlamento.

Riparte il futuro non può che auspicare che la spinta propositiva che giunge dalle Regioni detti il passo anche per Roma, dove nonostante timidi segnali di attenzione il testo base di regolamentazione sul lobbying a firma del senatore Luis Alberto Orellana corre il rischio di restare sotto scacco degli emendamenti in commissione Affari costituzionali.

La nostra campagna #OcchiAperti non si ferma e in qualità di membri dell’Open Government Partnership domani rinnoveremo al ministero della Pubblica Amministrazione la necessità di un intervento deciso sul tema, contro opacità e corruzioni e in favore di una matura partecipazione democratica.


Originally published at www.riparteilfuturo.it.

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