Regole sul lobbying: voce a Pier Luigi Petrillo.

Dalla prima Repubblica aspettiamo regolamentazioni chiare sulle lobby. Pier Luigi Petrillo, docente esperto della LUISS, parla ai nostri microfoni.

Dal 1976 ad oggi sono stati presentati 58 progetti di legge per regolare le lobby in Italia. Nessuno ha visto la luce. Attualmente un disegno di legge è inchiodato in commissione Affari costituzionali al Senato da oltre 350 emendamenti e ci chiediamo se ci sia la reale volontà politica di rendere trasparenti i gruppi di pressione, ma soprattutto le attività dei tanti politici che incontrano lobbisti quotidianamente.

La tesi di fondo è che le lobby aiutino la democrazia solo se lavorano nella piena trasparenza. Questo vale per i gruppi di pressione italiani, ma vale anche per il lobbying in Europa. Basti pensare che a Bruxelles si stimano essere impegnati a fare pressione sulle istituzioni europee 1.000 uffici specializzati, 500 multinazionali e circa 30.000 lobbisti professionisti. Questo nella totale assenza di norme di trasparenza.

Uno dei casi più eclatanti degli ultimi tempi è la vicenda che riguarda José Manuel Barroso, ex presidente della Commissione europea passato a lavorare per Goldman Sachs come lobbista. Tutto il potere accumulato durante l’attività istituzionale, attraverso una posizione pubblica, ora andrebbe nelle mani di un potentato finanziario. Sul caso è stata aperta un’inchiesta sulla quale giudicherà un comitato etico. Si potrebbero prevenire questi casi invece di combatterli introducendo un registro pubblico, un’agenda degli incontri e pesanti sanzioni per chi viola le regole.

Purtroppo di recente anche il Parlamento europeo si è dimostrato sordo. Ha bloccato un’importante iniziativa, un rapporto del MEP verde Giegold che proponeva di rendere l’attività dei lobbisti più trasparente implementando un registro storico di chi ha influenzato l’approvazione di una certa legge o un regolamento, il cosiddetto legislative footprint. La scorsa settimana diversi gruppi nel Parlamento UE tra cui i l’Alleanza dei Democratici e Liberali per l’Europa(ALDE), il Gruppo dei Socialisti e dei Democratici (S&D) e il Partito Popolare Europeo (EPP) hanno deciso di rinviare il voto a tempo indeterminato.

Come segnalato all’interno della nostra campagna “Occhi Aperti”, Riparte il futuro crede che i gruppi parlamentari europei debbano rivalutare l’iniziativa di Giegold. È un’occasione per restituire fiducia ai cittadini d’Europa nelle loro istituzioni, renderle più credibili e accessibili. Ci auguriamo che questa opportunità venga colta in tempi rapidi.

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