Terremoto: corruzione o ricostruzione?

Dopo il disastroso sisma di pochi giorni fa dobbiamo impedire che la ricostruzione emergenziale diventi una mangiatoia per mafie e corrotti.

L’ultimo terremoto a L’Aquila ha dato luogo a orribili episodi di sciacallaggio e corruzione. Ci rialzeremo ancora, ma questa volta, dopo il disastroso sisma che si è scatenato tra Amatrice e Accomuli, non dobbiamo permettere a uomini senz’anima di speculare sulle tragedie.

Tutti ricordiamo le risate al telefono di Francesco Piscicelli e suo cognato Pierfrancesco Gagliardi avvenute il 6 aprile 2009, qualche ora dopo il devastante terremoto nella città abruzzese. E proprio le risate di chi pregustava affari milionari finirono intercettate durante le indagini per le tangenti negli appalti del G8 alla Maddalena: di lì a poco il Gup di Perugia avrebbe rinviato a giudizio Bertolaso, l’allora Capo della Protezione civile.

Cos’è successo nel corso di questi 7 anni?

2013: Vengono condannati i 2 tecnici che avevano fatto i restauri della Casa dello studente: nel crollo morivano 8 studenti.

2014: La Camorra, il clan dei casalesi, infiltra gli appalti di ricostruzione: arrestati 7 imprenditori.

2015: l’ex Vicesindaco dell’Aquila arrestato per corruzione: mazzette per appalti di ricostruzione da 28 milioni di euro.

2016: Truffa ai danni dello Stato e corruzione. Indagati un ingegnere, un dipendente comunale, un amministratore di condominio e un costruttore. 260.000 euro tra mazzette e profitti illeciti.

Questi sono solo alcuni esempi delle conseguenze delle infiltrazioni mafiose e delle corruttele a L’Aquila. Lo stato di emergenza, i lavori urgenti, le deroghe alle procedure, hanno reso la città colpita dal sisma una mangiatoia per colletti bianchi e corrotti. Gli appalti per la ricostruzione sono diventati una lucrosa opportunità per imprenditori senza scrupoli e funzionari disinvolti, disposti a tutto pur di guadagnare.

Ma quale soluzione è possibile? Certamente dopo l’arrivo di un sisma non si può far altro che ricostruire. Secondo l’Ance, l’associazione nazionale dei costruttori, dal 1968 sono stati investiti 180 miliardi per riparare i danni derivati da terremoti e con 100 miliardi si sarebbe rimessa in sesto tutta l’Italia. Secondo il rapporto Istat 2015 il 18% degli edifici in Italia è costruito abusivamente e senza permessi, un volume senza precedenti tra le evolute economie occidentali. In alcune aree del Sud Italia il dato sale al 40%. Pare evidente come tutto questo generi economia sommersa, si intersechi con gli affari del crimine organizzato e soprattutto colpisca la sicurezza dei cittadini proprio durante calamità naturali.

In questo contesto la soluzione sarebbe progettare un nuovo piano di prevenzione sismico e attuare politiche di rigenerazione urbana. Quello attuale, varato nel 2009, copre meno dell’1% del fabbisogno nazionale totale. La risposta istituzionale arriva sempre a giochi fatti, nel momento dell’emergenza, tra il clamore dei morti e le deroghe alle normative sugli appalti. Nell’urgenza la corruzione diventa endemica. La ricostruzione, inquinata dalla corruzione, non può che generare edifici precari, sui cui materiali e costi si risparmia in favore dell’arricchimento personale. La prevenzione rimane un concetto sconosciuto (1 euro in prevenzione vale 8–10 euro in emergenza) e a pagarne le spese sono vittime innocenti.

Dopo l’ennesima tragedia che ha colpito il fragile Centro Italia, dobbiamo vigilare e pretendere che la ricostruzione avvenga nella piena trasparenza e nel rispetto della legalità. Teniamo gli occhi aperti e non facciamoci portare via il diritto di ricostruire le nostre case, le nostre vite.


Originally published at www.riparteilfuturo.it.

One clap, two clap, three clap, forty?

By clapping more or less, you can signal to us which stories really stand out.