#RivalutazioniSonore Vol.4 — Freed from desire, Gala

Rivalutare Gala e la sua Freed From Desire, seppur in una rubrica semiseria come questa, appare di primo acchito un eufemismo. Perché se apparentemente l’artista vi dice poco o niente ed il titolo ancora di meno, per quanto riguarda la prima c’è da calcolare una carriera ancora attiva e ben apprezzata fuori dai confini di nascita (i nostri), e rispetto al pezzo lo starete cantando a domeniche regolari se frequentate gli stadi nazionali, dopo averlo ballato in gioventù.

Si perché l’area completa che riguarda la melodia del pezzo è divenuta “Vardy is on fire” secondo i fans Inglesi in occasione di Euro 2016, cantata più o meno ovunque da diventar tormentone nelle seguenti competizioni della nazionale della Regina, giunta alla fine anche nelle nostre curve (ma c’è chi dice che nella stessa competizione calcistica, furono i tifosi Nordirlandesi ad inventarne il coro per la stella della squadra Will Grigg). Jamie Vardy era attaccante/speranza di quella selezione, nonché attuale punta del Leicester, protagonista assoluto dell’exploit della sua squadra in Premier League nell’anno dell’Europeo, durante il quale Freed From Desire ritornò in heavy rotation anche nelle discoteche. Insomma, oggi il pezzo di Gala è divenuto sinonimo di football ed ultras, ma proviene dal lontano 1996.


L’autrice ed interprete non è altro che Gala Rizzatto, nata a Milano nel 1975, ad oggi cantautrice e fotografa. Se il suo nome vi richiama qualcosa, ma vi appare “strano”, dovete sapere che le è stato donato dai genitori in onore di Gala Eluard Dalì, moglie e musa di Salvador Dalì.

La ragazza — assolutamente made in italy al 100% — ha venduto nel globo oltre sei milioni di dischi (secondo fonte ufficiosa, diciamolo), ed è ricordata per la sua eurodance di fine anni 90. Chi di voi non ha mai ballato (se ragazzo in quel periodo) Come into my life o Let a boy cry, oltre al pezzo in esame? Ve le ricorderete nelle compilation del Festivalbar, oppure nelle Hit Mania Dance (se già esistevano, non ricordo) o comunque nelle notti di clubbing di fine millennio.

Per analizzare tutto questo dobbiamo partire dal presupposto che la cosiddetta eurodance di quegli anni era spazzatura stagionale per la gran parte, ma inevitabilmente ha subito riletture periodiche nei decenni a seguire, con remix e riproposizioni, anche perché certe melodie (e certe idee sonore) non erano assolutamente da buttare nel cesso in toto. Anche se non vi piacevano, come accadeva al sottoscritto. E nonostante questo, è inevitabile al riascolto, tornar indietro ad anni di infanzia o giovinezza dove, a prescindere dal gusto personale e dagli ascolti, pezzi come Freed From Desire erano sottofondo naturale dei pomeriggi d’estate, o delle notti, o dei riempipista in disco.

Tornando a Gala, è importante conoscere come abbia lasciato il nostro paese in età giovanissima, frequentando una scuola di arte a Boston e diplomandosi a New York, dove inizia a fotografare il mondo undergorund anche e soprattutto notturno. Freed from desire fa parte del suo primo demo, che spedito oltre oceano diviene immediatamente hit nell’estate a venire, soprattutto in Italia ed in Gran Bretagna, dove ottiene riconoscimenti importanti finendo in nomination come Best Dance Act ai Mobo Awards, insieme a gente tipo Prodigy, Orbital e Chemical Brothers.

Per una serie di misteriosi eventi che non sono in grado di chiarire, il proseguo della carriera di Gala non è destinato a toccare notorietà in suolo nazionale. Cambia sound, sperimenta generi, continua a mietere successi in Francia, Grecia, Germania ed anche Russia, dove si esibisce in occasione delle Olimpiadi Invernali del 2014 a Soci. Freed From Desire è destinata a ritornare proprio nel 2016, registrata stavolta in versione acustica per il film Up for Love, diretto da Laurent Tirard (si tratta di un regista francese, e se ve lo state domandando, in Italia è uscito come “Un amore all’altezza”).


Ora, io ho fatto un po’ il saccente con questa introduzione figlia di un rapidissimo aggiornamento sul web laddove possibile, ma come gran parte di voi conosco solo i tre singoloni eurodance della nostra carissima Gala, che già in età infantile mi colpirono molto, pur per semplice percezione.

Si, perché la melodia mi piaceva, ma non avevo né velleità di traduzione né sensibilità precedentemente sperimentate per comprenderne testi e significato. Ammesso che il significato esista, perché quello che si vocifera rispetto alle parole usate nella musica Dance di quegli anni, narra di evocazioni fine a se stesse, di messaggi vuoti, di metafore che musicalmente sapevano ben sposarsi con i suoni, tendenti al ripetitivo. A distanza di oltre vent’anni da quelle uscite, mi sento di dire che io ci trovo qualcosa di più, seppur ammettendo che tanto lo fa probabilmente la mia volontà di ricercar significati nascosti, attraverso l’oscurità di un mondo musicale oramai chiuso in un metaforico cassetto, dove Freed from desire, Think about the way di Ice Mc, What is love di tale Haddaway e Rhythm is a dancer degli Snap (seppur quest’ultime provenienti da qualche anno prima) vengono a sovrapporsi in uno stesso calderone.

Una sorta di misticismo nei testi di Gala lo possiamo percepire alla lettura, oltre ad una sensazione di “oscuro” che comunque accompagnava anche l’ascolto di quei tre classici già citati. In Let a Boy Cry, ad esempio, la contrapposizione del doppio alla ricerca di un’essenza personale, generata da un riflesso (“ reflected into the wet pavement, can you see what I see?”), porta ad un inno al sostanziale libero arbitrio soggettivo (“and they say silver, I choose gold. I’ve never done as I’ve been told”). Mentre il tema della mancanza e della solitudine è alla base di Come into my life, linearmente percorsa da immagini notturne ed autoanalisi meditativa (“just today I knew the world was right, but on this silent day I can hear my voice inside. 
 It says come into my life”
).

Ma è in Freed from desire che Gala ripete in modo ipnotico e continuo una sorta di mantra che appare quasi in contrapposizione con la musica, destinata alle piste da ballo ed ai loro occasionali avventori. Gala racconta di quello che è il suo concetto di “amore”, il sentimento che apparentemente muove il mondo (anche se lo fa parallelamente con la forza del suo contrapposto, chiamiamolo pure “odio”, a mio avviso). L’amore che canta Gala è fatto di principi solidi, rifiuta soldi, potere e fama, rifiuta l’effimero. Rifiuta tutto quello che più di seduttivo esiste per gli esseri umani, ciò che è alla base di corruzioni personali e sopraffazioni consequenziali tra individui. Gli stessi individui che, prosegue, sembrano cercare e ricercare sempre di più, in modo ossessivo, animalesco, cieco, convinti di dirigersi verso la libertà e l’amore stesso. Anzi, proprio l’amore in conseguenza ad una libertà conquistata e rivendicata, appare essere il sottinteso desiderio di chi si abbuffa e si affanna nella ricerca dell’abbondanza, probabilmente facendosi corrompere da quei soldi, quel potere e quella fama che non rientrano nel concetto che la cantante condivide (e probabilmente persegue per sé stessa). Ed è a questo punto che esprime la sua ricetta, la soluzione a questo bisogno ossessivo che rischia di corrompere l’essere umano.

Freed from desire
mind and senses purified

Liberarsi dal desiderio, purificando la mente ed i sensi. Si tratta di un concetto aperto ad interpretazioni multiple, che letteralmente cozza con il comune intento di avventore occasionale di una discoteca di turno, che dalla materialità del desiderio è mosso. Ma riporta ad una serie di principi di elevazione dello spirito che sostavano dietro a certi movimenti che dell’elettronica hanno fatto manifesto, come quelli degli albori del movimento raver, utilizzante stimolazioni sonore con l’obiettivo di giungere ad una comunione tra sensi differenti di singoli differenti, uniti da una trance comune.

Quello che possiamo interpretare alla luce di un limitato (ma efficace) susseguirsi di frasi ripetute, in un crescendo che — da ignorante — definirei ben posizionato tra sonorità house,è che la ricerca definitiva della felicità (e quindi di amore e libertà) non può percorrere strade materiali, ma prevede una liberazione assoluta dal desiderio autoreferenziale, per portare ad una completa soddisfazione.

Si tratta di un qualcosa che possiamo trovare in filosofie religiose e meditative, che porta con sé una forza di significato che per quanto possa essere sovrastata dalla musica in accompagnamento, viene ampiamente restituita nell’impatto con l’apparato cerebrale dei fruitore. A maggior ragione se ripetuta come ritornello, o come mantra.

Probabilmente dietro a tutto questo troviamo la risposta per cui, a prescindere dalle nostre #RivalutazioniSonore, il pezzo di Gala Rizzatto è destinato all’immortalità (e considerandone la rinascita recente, dopo un ventennio di cambiamenti di gusto musicale piuttosto netti, anche e soprattutto nel mondo della dance, avvalla ampiamente questa personale ed ottimistica interpretazione).

Ben venga la musica, quando porta con sé buone cose, buone vibrazioni. Buoni messaggi.


Nel 1997 ero giovane e volevo salvare il mondo, il mio obiettivo era di gridare a tutti che non bisogna essere avidi e inseguire desideri inutili” — racconta Gala a Repubblica.it, intervistata a ridosso del primo rispolvero della sua hit, durante Euro 2016 — “una canzone è come un figlio: all’inizio il cantante ne è geloso come fosse una sua creatura, poi impara a lasciarla andare, ogni opera d’arte prende la sua strada”.

“Mi rendo conto che la mia percezione possa essere diversa dalla vostra” prosegue cercando di spiegare un ritorno in auge del pezzo a 19 anni dalla sua pubblicazione. “ Io ho a che fare con questa canzone di continuo (…). Mi lusinga che la gente riconosca nella mia canzone il potere di soffiare la vita dietro un calciatore, di incitarlo a giocare al suo meglio (…): ho pensato e scritto questa canzone ispirandomi a una preghiera buddista, un mantra. Allora il mio messaggio era proprio un invito alle persone a stare unite. In quegli anni una dei miei più grandi timori era la separazione”.