L’Italia s’è desta

Matteo Trentin

La pioggia batte forte in uno strano pomeriggio nell’estate scozzese. Il cielo è una lastra di piombo che fa dimenticare il sole della bella stagione. Il mare è molto più lontano di quanto dicano i chilometri, la campagna è distante, dilagatasi intorno ai parchi e ai castelli di Glasgow. L’Italia è lontana e presente, su pista e su strada, uomini e donne. Il campionato europeo multisport tra la Scozia e Berlino non ci ha fatto mancare proprio nulla. È un’estate di emozioni, un agosto dal sapore olimpico che rilancia il movimento ciclistico italiano. Il riscatto è arrivato grazie all’uomo meno atteso, al corridore che ha vissuto una prima parte di stagione all’insegna degli infortuni e della sfortuna. Matteo Trentin si è preso l’oro, la maglia bianca con le stelle d’Europa, più radiose che mai nonostante il grigiore del cielo di Glasgow.

L’estate fa fatica a sbocciare in quelle latitudini, il percorso è discutibile ma affascinante. Un labirinto nel cuore di Glasgow reso ancor più impervio dalla pioggia copiosa che bagna le biciclette e dal freddo pungente conficcato nei muscoli che spingono sulle pedivelle. Ne viene fuori una corsa pazza, che si priva subito del favorito numero uno Peter Sagan, più umano di quanto potessimo immaginare. Sotto il diluvio si perde pure Alexander Kristoff, detentore del titolo che sfoggia ancora le stelle sul casco e sulla bici bianca che sembra versare lacrime di sofferenza. L’Italia di Davide Cassani corre da padrona, al coperto quando tirano i belgi, pancia a terra al momento giusto. Va via il plotoncino degli ex ciclocrossisti. Wout Van Aert e Mathieu Van Der Poel si dimenticano dell’asfalto sotto i tubolari ed inscenano il duello visto e rivisto sul fango di mezzo mondo. Con loro ci sono Trentin e Davide Cimolai, gli uomini giusti al posto giusto.

La pioggia rimescola le carte in tavola e stravolge una corsa dall’epilogo già scritto di una volata che non è mai banale. La pioggia premia gli azzurri ed una tattica perfetta, figlia del coraggio e dell’acume degli interpreti. Senza radioline la corsa si anima, si contorce, si trasforma. Lo spauracchio del gruppetto dei battistrada Michael Albasini va giù sul più bello, a 10 km dal traguardo. La strada si spiana per gli azzurri, Cimolai allunga, Van Aert non concede nulla. L’azzurro desiste ed imbastisce la tavola per Trentin, uno che ha lavorato per tanti e concretizzato meno di quanto avesse meritato. Il trentino è la ruota più veloce del ristretto lotto, un verdetto confermato dallo sprint lanciato alla perfezione da Cimolai. L’Italia s’è desta, finalmente.

Il podio finale di #Glasgow2018

Dopo anni di delusioni arriva finalmente il primo oro della gestione Cassani, CT che ha ridato slancio al movimento ma che aveva, finora, più convinto che vinto. La svolta è arrivata grazie all’uomo in più degli azzurri, a quel corridore capace di vincere tappe al Giro, al Tour e alla Vuelta ma che nelle grandi classiche ha sempre versato gocce di sudore per i capitani. Nell’ultima Parigi-Roubaix, la prima da leader, Trentin è caduto fratturandosi il bacino. Dalle pietre si è rialzato puntando all’appuntamento europeo con la voglia che solo i ciclisti danno di avere. Il trionfo di Trentin è quello di una Italia silenziosa e diligente, di un collettivo unito e di un coraggio che pareva smarrito tra le problematiche dei tempi che corrono. Trentin è campione d’Europa, l’Italia è campione d’Europa. Un primo passo verso la riconquista del mondo.